Commento al Vangelo di domenica 1 Aprile 2018 – Comunità Monastica Ss. Trinità

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Veglia pasquale

Nel Targum Neofiti, a commento di Esodo 12, un famoso poema celebra le quattro notti della rivelazione di Dio: la prima notte è quella della creazione; la seconda quella dell’elezione di Abramo, del sacrificio di Isacco e dell’alleanza; la terza è la notte dell’esodo e della liberazione dalla schiavitù; nella quarta verrà il Messia a compiere tutte le promesse di Dio.

La grande veglia pasquale, «madre di tutte le veglie» (s. Agostino), si inserisce nel solco di questa tradizione, nutrita di memoria e di attesa. Le prime tre letture che vengono proclamate annunciano infatti la salvezza di Dio che si è manifestata nella creazione (Gen 1); nel sacrificio di Isacco e nell’alleanza con Abramo e con tutta la sua discendenza, numerosa «come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare» (Gen 22); nella prima Pasqua della liberazione dall’Egitto (Es 14). Le quattro letture profetiche che seguono orientano lo sguardo verso l’attesa che la salvezza si compia e il Signore si riveli come lo sposo che ama il suo popolo e lo rinnova nel suo «immenso amore» (Is 54), la cui parola opera con efficacia e in modo gratuito, «senza denaro e senza spesa», ciò che desidera, radunando con misericordia tutte le genti in una sola alleanza (Is 55). Questa è la sapienza di Dio, che «è apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini» perché gli uomini potessero camminare nella sua luce (Bar 3-4), accogliendo dal dono di Dio un «cuore di carne». Nella `creazione’ di questo «cuore nuovo» Dio porta a compimento la prima creazione narrata dalla Genesi, santifica il suo Nome rivelando il suo mistero, e pone il suo stesso Spirito dentro di noi, affinché l’alleanza si attui nonostante la nostra infedeltà e il nostro peccato. Allora — finalmente! —«voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio» (Ez 36).

Nella notte della nuova Pasqua, quando il Signore Gesù viene liberato dal Padre dal sepolcro della morte e introdotto nella vita della piena comunione con Dio e con gli uomini (Mc 16), le profezie si compiono; noi diveniamo partecipi di questo mistero di risurrezione e di vita in forza del battesimo, per mezzo del quale «siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6).

Al cuore di ogni anno, nel giorno più importante dell’anno liturgico, celebriamo questo mistero vegliando nella notte. La parola di Dio, che viene proclamata in modo più abbondante e solenne di ogni altra celebrazione liturgica, assume un tono peculiare proprio per il fatto di essere annunciata e ascoltata in una veglia nella notte. Come ci ha ricordato il Poema della quattro notti, il vegliare si intesse sempre di due atteggiamenti fondamentali: la memoria e l’attesa. Vegliamo nella memoria del Signore risorto, non solo per ricordare un evento del passato, ma per rendere attuale per noi, qui e oggi, la vita nuova che nella sua risurrezione egli ci comunica; ma vegliamo soprattutto per attendere che il Signore venga. La sua venuta è già anticipata nei segni sacramentali e nei simboli liturgici: il fuoco, il cero pasquale, la Parola, il battesimo, l’eucaristia… tuttavia essi, ben lungi dallo spegnere l’attesa, la ridestano, la orientano, promettendole che non rimarrà delusa.

In questa notte celebriamo infatti la risurrezione del Signore, ma sapendo che noi non siamo ancora risorti; confessiamo la sua vittoria sul male, sul peccato e sulla morte, ma sapendo che la storia continua a essere segnata dal male, dal peccato e dalla morte; cantiamo la gioia dell’alleluia, ma sapendo che nella nostra voce continua ad abitare il grido della paura e dell’angoscia. Celebriamo il compimento, ma sapendo che siamo ancora nella sera, al di qua del mare, sull’altra sponda (cfr. Es 14). Già vediamo le luci dell’aurora, siamo certi che il Signore ci condurrà sull’altra riva, e tuttavia non vi siamo ancora giunti. Viviamo nell’attesa, anche se si tratta di un’attesa abitata da una certezza che non viene meno, perché il Signore è già risorto e noi risorgeremo con lui.

Solo così possiamo celebrare la Pasqua, vegliando e dunque attendendo nella notte. Se in questa notte, dopo quaranta giorni di digiuno, torniamo finalmente a cantare l’alleluia pasquale, possiamo farlo solo a condizione di non rimuovere e di non ignorare tutta la sofferenza della storia.

Dobbiamo cantare l’alleluia, ma come persone che continuano a vegliare e, in forza della loro speranza in Cristo risorto, sanno accompagnare e sostenere l’attesa di tutti coloro che da soli non riescono a farlo, perché la loro sofferenza è troppo grande, il loro grido ancora impossibilitato a entrare nel silenzio dell’invocazione e della speranza.

Questa scansione è tipica del triduo pasquale perché appartiene a ogni autentica esperienza di salvezza. Il venerdi santo è il giorno del grido, quello del Crocifisso che muore gridando la sua angoscia al Padre; in esso si raccoglie tutto il grido che sale dalla sofferenza degli uomini, dal male e dal dolore del mondo, che Gesù assume su di sé fino a lasciarsene squarciare il corpo.

Nella veglia pasquale esplode il grido della gioia perché la morte è stata vinta, la sofferenza riscattata e redenta, ogni lacrima asciugata. Tuttavia, tra questi due gridi, dell’angoscia e della gioia, è necessario che ci sia il grande silenzio del sabato santo, in cui il dolore diventa silenzio e, nel silenzio, attesa e invocazione di salvezza. Solo in questo silenzio il primo grido può convertirsi e accogliere in sé il grido stesso della gioia.

La gioia pasquale è questa e non altra: non una gioia che rimpiazza o si sostituisce al dolore, come cancellandolo o ignorandolo, quasi non esistesse; essa matura nel silenzio, dentro il dolore stesso del mondo, convertendolo dal di dentro, venendo ad abitare in esso. Nel silenzio di questa santissima notte siamo invitati a elaborare la nostra speranza e ad attendere la salvezza, ma assumendo, senza dimenticarlo, tutto il mistero di iniquità, di male, di dolore, che abbiamo celebrato nel venerdi santo, per riconoscere stupiti il mistero di un amore immenso che proprio li si rende presente, per sconfiggere la morte entrando nella morte stessa.

E in questo silenzio che matura il grido della nostra gioia, perché poco a poco iniziamo a comprendere che la morte, il dolore, il non senso, sono ormai abitati dalla presenza di un amore più forte. Forse il silenzio delle donne davanti al sepolcro vuoto, dopo l’annuncio della risurrezione (Mc 16,8: un versetto che purtroppo i lezionari liturgici omettono), ha anche questo spessore.

Fonte: Monastero Dumenza

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO
della Domenica di Pasqua della Risurrezione

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  • Colore liturgico: Bianco

Messa della Veglia

Mc 16,1-7
Dal Vangelo secondo Giovanni

1Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. 3Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». 4Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. 6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. 7Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Messa del giorno

Gv 20, 1-9
Dal Vangelo secondo Giovanni
1Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

 

  • 01 – 07 Aprile 2018
  • Tempo di Pasqua I
  • Colore Bianco
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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