Commento al Vangelo di domenica 25 dicembre 2011 – padre Bruno Secondin

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Nella Solennità di Natale, la Chiesa ci propone quattro formulari. Nella Messa del Giorno risuona il Prologo del Vangelo secondo Giovanni:

“In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio…
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità”.

Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del carmelitano, padre Bruno Secondin, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Università Gregoriana:

La celebrazione liturgica del Natale ha una grande ricchezza biblica, dispiegata in ben quattro formulari per le Messe, dalla vigilia alla notte, dall’aurora al pieno giorno. In tutto dodici testi biblici, come in un crescendo scenografico e una progressiva messa a fuoco. Dalle visioni del profeta Isaia si scende per le generazioni enumerate da Matteo e attraverso gli accenni storici del censimento di Augusto siamo portati verso la grotta di Betlemme e la sua luce che attira e lì giace il bambino nella sua totale fragilità. Scenari grandiosi che convergono e si concentrano sopra quella madre giovanissima e quel bimbo fasciato alla bell’e meglio e adagiato su una mangiatoia. Ma poi subito si riaprono all’infinito il tempo e lo spazio: appunto col prologo di Giovanni che si proclama in pieno giorno della festa. Esso collega creazione e incarnazione, misterioso respiro eterno di Dio e il divenire carne umana del Logos che sta presso il Padre. Tutto vibra di intensa commozione e un po’ tutti ci sentiamo incoraggiati da questo Dio che viene a porre la sua tenda fra noi, per condividere pane e parola, fatica e speranza. Tutto è agitato da questi accenni di infinito: oltre la commozione umana c’è Dio qui con noi, umile come la paglia dove posa. “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Mistero grande! Non resta che adorare. Buon Natale!

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