Commento al Vangelo di domenica 24 Novembre 2019 – mons. Giuseppe Mani

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In quest’ultima domenica dell’anno liturgico noi festeggiamo Cristo Re ma il Vangelo di oggi ci presenta Gesù in Croce che agonizza. Paradosso che ci invita a rivedere le nostre idee sulla regalità. Il re del mondo, dello spettacolo o dello sport è il primo, il migliore; ma chi dice re dice anche potere assoluto, è dunque colui che domina e a cui si serve. Gesù ha completamente invertito questa prospettiva.

“I re delle nazioni le comandano. Per voi non sarà così: al contrario chi è il più grande tra di voi si comporti come il più piccolo, e colui che governa come colui che serve”. (Lc 22, 25-26) Anche per gli apostoli è stato difficile capire questo insegnamento, perché, come tutto il popolo giudaico aspettavano un nuovo re, un nuovo Davide che cacciasse l’invasore romano. Il Cristo ha sempre preso le sue distanze dinanzi a questa rivendicazione nazionale, davanti a Pilato proclamò: “Ma il mio regno di è di questo mondo.

Se il mio Regno fosse di questo mondo i miei soldati avrebbero combattuto per me”. La sua vita rivela una regalità di umiltà, di servizio di perdono e di amore. Gesù rifiuta questo regno umano. Dalla sua nascita a Betlemme fino al Calvario il Cristo si è comportato non come un capo tradizionale ma come un servo. La sua regalità è proclamata nel momento stesso in cui muore sulla Croce: “Questo è il Re dei Giudei”. Colui che è presentato è un re sfigurato che non si esita a guardare, un re segnato dalla sofferenza, abbandonato dagli amici, ingiuriato dai soldati e condannato dai capi religiosi ma riconosciuto da un malfattore come l’Eletto di Dio.

Questo crocifisso è il Salvatore e benefica il malfattore che proclama la sua innocenza: “Lui non ha fatto niente di Male” e si confida in Lui. “Ricordati di me quando verrai ad inaugurare il tuo Regno”. L’evangelista Luca oppone dinanzi alla salvezza portata da Gesù due categorie di persone: il ladro di sinistra, i soldati, i capi del popolo che deridono e scherzano sui titoli di Gesù “Se sei il re dei Giudei salva te stesso”. Dall’altra parte tra il diluvio di collera e di cattiveria c’è quello che la tradizione chiama il buon ladrone, questo peccatore che si riconosce colpevole :” Per noi è giusto, riceviamo ciò che le nostre opere hanno meritato”.

Noi possiamo riconoscerci in questi due malfattori perché spesso siamo tentati di chiedere a Dio prove della sua potenza: “Perché se tu sei Dio Onnipotente non eviti questo male che mi fa soffrire?” Cerchiamo di mettere Dio a nostro servizio. L’altro malfattore sa di essere stato condannato giustamente ma si ribella davanti all’ingiusta condanna di Gesù, scopre che la fede nell’amore può salvare. La regalità di Cristo è quella dell’amore che non si impone ma che si propone senza forzare la libertà. E’ lo stesso amore che Gesù manifesta per la peccatrice, per Zaccheo e per i pubblicani.

In questo re, rigettato dai suoi, tutti i perseguitati possono ritrovarsi e sentirsi con Lui nel suo Regno. Insieme, Gesù e i condannati con Lui entreranno nel Regno dei cieli. Per entrare in questo regno non abbiamo che un modello, questo re che dona la sua vita per amore e che ci invita ad amare come Lui. E’ dal modo con cui noi abbiamo amato che saremo giudicati. Gesù ricompensa ogni atto fatto per amore, pur modesto che sia. E’ nel sostegno offerto alle sofferenze più elementari che si rivela il vero amore. Ogni uomo che vive di amore è vicino a questo Re che oggi festeggiamo.

Letture della
XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL’UNIVERSO – ANNO C – Solennità

Prima Lettura

Unsero Davide re d’Israele.Dal secondo libro di Samuèle

2 Sam 5,1-3

In quei giorni. vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».

Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 121 (122)

R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.

Seconda Lettura

Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Col 1,12-20

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre

e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,

per mezzo del quale abbiamo la redenzione,

il perdono dei peccati.

Egli è immagine del Dio invisibile,

primogenito di tutta la creazione,

perché in lui furono create tutte le cose

nei cieli e sulla terra,

quelle visibili e quelle invisibili:

Troni, Dominazioni,

Principati e Potenze.

Tutte le cose sono state create

per mezzo di lui e in vista di lui.

Egli è prima di tutte le cose

e tutte in lui sussistono.

Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.

Egli è principio,

primogenito di quelli che risorgono dai morti,

perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.

È piaciuto infatti a Dio

che abiti in lui tutta la pienezza

e che per mezzo di lui e in vista di lui

siano riconciliate tutte le cose,

avendo pacificato con il sangue della sua croce

sia le cose che stanno sulla terra,

sia quelle che stanno nei cieli.

Parola di Dio

Vangelo

Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 23,35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore