Commento al Vangelo di domenica 24 Novembre 2019 – Comunità Kairos

494

È la festa di Cristo Re, che conclude l’anno liturgico C! E la liturgia, facendosi interprete del punto di vista di Dio, ci presenta in modo assolutamente paradossale il Vangelo della Crocifissione! Gesù è inchiodato alla croce: inverosimile immagine di un Re! Sul suo capo spicca una scritta “Gesù Nazareno re dei Giudei”. Una scritta (Leggiamo in Gv 18,33-40 e 19,1-22) ordinata da Pilato che intende dileggiare i Giudei e quel Gesù che si proclamava Re. Ma “il mio regno non è di questo mondo” aveva detto Gesù. Pilato, che non si raccapezza, insiste: “dunque tu sei re”. E Gesù “Tu lo dici. Io sono Re”. Pilato esce dal dialogo dibattuto, continua a non capire, vorrebbe liberare Gesù, ma i capi religiosi dei Giudei ne richiedono la crocifissione con il pretesto che “Chiunque si fa re si mette contro Cesare”.

Quando Pilato compone l’iscrizione da porre sulla croce, rimarcando al disappunto dei sommi sacerdoti “ciò che ho scritto, ho scritto”, non sa di essere involontario tramite della Verità, quella Verità già rivelata dall’Angelo Gabriele a Maria: “regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc 1,33)

Quante volte Gesù aveva parlato del Regno di Dio, quindi del suo Regno che Egli era venuto ad inaugurare quaggiù, portando la Parola di Dio tradotta in una vita di amore incondizionato e gratuito verso ogni uomo, particolarmente verso i più bisognosi, ovvero i peccatori. Aveva chiamato accanto a sé i discepoli perché continuassero la sua predicazione del Regno, pur conoscendo i loro limiti umani. Infine, Gesù offre la sua vita, inchiodando ogni male e la morte stessa al legno della  sua croce per consentire a tutti, una volta e per sempre, di poter entrare nel suo Regno.

Come possiamo con il nostro limitato linguaggio raccontare cos’è il Regno di Dio? Ci soccorrono le promesse di Gesù: le beatitudini innanzitutto (Mt 5,3-12; Lc 6,20-23). Una delle espressioni più  belle lasciataci da Gesù dice che “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo” (Mt 13,44). Anche Gesù si trova costretto dall’uso di espressioni comprensibili al suo uditorio a lasciare nel mistero la narrazione del Regno. Ma in fondo quello che più conta per il nostro cammino di fede è sapere che il Regno è vicino, come annuncia Giovanni il Battista (Mt 3,2), che è giunto fra noi (Lc 11,20) che è in mezzo a noi (Lc 17,21). C’è infatti il Regno di Dio perché c’è il Re, Gesù di Nazaret, non come nei regni della terra in cui i re ci sono perché c’è un regno. È Gesù il Re che con la sua presenza ha portato qui sulla terra consolazione, giustizia, misericordia, presentandoci il volto del Padre e chiamandoci a divenire figli ed eredi di Dio, nonché possessori del Regno. Ciò equivale a dire che il regno, realizzato in terra da Gesù, sarà nell’eternità il riflesso della vita di chi accoglierà il dono di possederlo.

Intorno a questo Re crocifisso sta un’umanità composita: non possiamo escludere, come ci ricorda l’evangelista Giovanni, la presenza sofferente della Madre e di chi con Lei assiste attonito, e dire che quasi tutti i discepoli sono fuggiti in preda alla paura! Tuttavia, il brano di Luca sottolinea la presenza ostile dei capi giudaici e dei soldati romani, mentre il popolo, che era accorso “a questo spettacolo” (Lc 23, 48) stava a vedere senza intervenire, forse deluso nelle sue aspettative di miracoli e di trionfo del Messia (acclamato pochi giorni prima!) sui poteri dominanti. I capi giudaici ed i militari romani aggiungono all’atrocità e all’umiliazione della morte in croce, riservata ai peggiori delinquenti, la sadica derisione del “salvi se stesso”. All’orecchio di Gesù dovette risuonare la provocazione di Satana che nel deserto, come estrema tentazione, gli aveva proposto di gettarsi dal pinnacolo del tempio per essere salvato dai suoi angeli (Lc 4,9-13). Il testo di Luca non lo osserva, ma a noi lettori non sfugge il silenzio di Gesù che ascolta senza cedere alle sfide, né si difende e, appeso alla croce, porta a compimento la volontà del Padre che è l’offerta di sé per Amore degli uomini, compresi coloro che “non sanno quello che fanno”.

Ancora una volta Gesù è in mezzo ai peccatori e li ama e invoca per loro il perdono del Padre! Proprio accanto a Lui, sulle loro croci, ci sono due delinquenti: ladri? assassini? Uomini, peccatori come tutti! I due anonimi peccatori, nella loro diversità d’animo, sono in fondo figure speculari di un ’unica umanità fragile e impotente a salvarsi da sola, in continua e assai spesso inconsapevole ricerca di Dio.

Uno di loro, spirito ribelle, insulta Gesù con rabbia e si associa all’ignobile coro dei persecutori e degli aguzzini: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso ed anche noi!”. A parte l’incredulità e lo scetticismo che pervadono il suo grido, In sostanza vuole salvarsi, anche se nel suo egoistico desiderio aleggia un concetto assai limitato di salvezza.

Eppure, quante volte a noi tutti umani, limitati e offuscati dall’unica esperienza di vita che facciamo, non appare come salvezza la sopravvivenza? È vero la vita è bella, pur con tutte le sue amarezze e i suoi ostacoli, e l’unica preoccupazione per noi è che non sia breve, che possa durare! Non  pensiamo mai quanto dovrà essere bella senza paragoni la vita nel Regno di Dio!

Gesù non può rispondere alla sfida di questo suo compagno di croce come lui vorrebbe, ma il suo cuore misericordioso non resta certamente insensibile verso il grido di un peccatore che chiede a modo suo la salvezza.

Il secondo malfattore, appeso alla sua croce, reagisce diversamente, con maggiore consapevolezza della realtà cui è vano ribellarsi: quella croce, lui e l’altro, l’hanno meritata (sono le leggi umane!), ma Gesù è innocente. Lui è diverso: andrà nel Regno di cui ha sempre parlato? Ecco allora che sgorga dal suo spirito discreto e fiducioso la preghiera: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno”. Gesù non aspettava altro che questa fiducia e prontamente risponde: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”. Sul fondamento della verità Gesù parla, e, se il futuro di “sarai” è riferito ad una vita terrena non ancora conclusa, la promessa dell’“oggi” possiede l’immediatezza dell’amore eternamente presente di Dio. Quel “con me” significa che Gesù Re condivide con tutti i salvati la propria regalità, in quanto anch’essi figli ed eredi del Padre. Infine, l’espressione “nel paradiso”, ovvero il Giardino, in cui l’uomo riprenderà le primitive sembianze (Gn 1,26), il rapporto sereno con la natura e l’amicizia con Dio, ci rivela come somma felicità e splendore il mistero del Regno.

Comunità Kairòs 

Commento a cura di Vanna

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)

Letture della
XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL’UNIVERSO – ANNO C – Solennità

Prima Lettura

Unsero Davide re d’Israele.Dal secondo libro di Samuèle

2 Sam 5,1-3

In quei giorni. vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».

Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 121 (122)

R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.

Seconda Lettura

Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Col 1,12-20

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre

e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,

per mezzo del quale abbiamo la redenzione,

il perdono dei peccati.

Egli è immagine del Dio invisibile,

primogenito di tutta la creazione,

perché in lui furono create tutte le cose

nei cieli e sulla terra,

quelle visibili e quelle invisibili:

Troni, Dominazioni,

Principati e Potenze.

Tutte le cose sono state create

per mezzo di lui e in vista di lui.

Egli è prima di tutte le cose

e tutte in lui sussistono.

Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.

Egli è principio,

primogenito di quelli che risorgono dai morti,

perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.

È piaciuto infatti a Dio

che abiti in lui tutta la pienezza

e che per mezzo di lui e in vista di lui

siano riconciliate tutte le cose,

avendo pacificato con il sangue della sua croce

sia le cose che stanno sulla terra,

sia quelle che stanno nei cieli.

Parola di Dio

Vangelo

Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 23,35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore