Commento al Vangelo di domenica 24 Giugno 2018 – P. Marko Ivan Rupnik – Congregazione per il Clero

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Natività di Giovanni Battista – Anno B

La nascita di Giovanni Battista è l’inizio di una nuova epoca spirituale. Nasce colui che è chiamato a indicare il Messia. Zaccaria, suo padre, con il suo nome indicava che Dio si ricorda, suo figlio già con il nome indicherà un Dio che fa grazia. Inizia l’epoca della grazia. Giovanni evangelista dice subito all’inizio del suo vangelo: “La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (Gv 1,17).

Zaccaria fu rinchiuso nel silenzio perché non aveva creduto alla fedeltà della Parola di Dio. La memoria è stata sopraffatta dal dubbio. Solo quando ha scritto sulla tavoletta “Giovanni è il suo nome” gli si scioglie la lingua per lodare Dio che fa e dà grazia. Infatti suo figlio che è nato per chiaro intervento di Dio, quando ormai era visibile che non poteva essere opera dell’uomo ma vero dono di Dio, crescerà integralmente con Cristo, dono del Padre.

Giovanni stesso sarà un gesto che indicherà il Salvatore degli uomini. Zaccaria officiava nel tempio da sacerdote di una alleanza che ormai sarà dichiarata antiquata, cioè prossima a sparire (cf Eb 8,13). Suo figlio indicherà Colui che sarà il sacerdote di un nuovo sacerdozio, quello della volontà (cf Eb 10). Zaccaria attendeva un servizio che era un abbozzo e un’ombra delle realtà celesti (cf Eb 8,5), mentre suo figlio trova ormai sé stesso unito in una relazione che renderà visibile il senso della sua stessa esistenza: manifestare Cristo, il nuovo sommo sacerdote della nuova alleanza, quella definitiva.

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La nascita di Giovanni è un’immagine straordinaria di ciò in cui consiste l’esistenza dell’uomo, la sua vocazione. Berdjaev sviluppa una grandiosa visione della persona come esistenza dialogica, come risposta alla chiamata: Dio crea l’uomo rivolgendogli la Parola e l’uomo trova il senso della sua esistenza nel rispondere. Questa visione la troviamo abbozzata già in san Gregorio Nazianzeno. Ma questa realizzazione della propria esistenza come risposta a Dio che è Padre si realizza solo in Gesù Cristo, che è Figlio. Noi solo partecipando alla sua umanità rispondiamo al Padre da figli.

Giovanni fa vedere come Dio chiama sin dal grembo materno. Il senso della nostra esistenza è indicare il Figlio, rivelare il Figlio. Giovanni il Battista è da subito divenuto l’immagine del cammino spirituale dell’uomo. Se pensiamo che già nel quarto secolo nel deserto di Giuda vi erano quasi diecimila monaci è chiaro che la fama di Giovanni è diventata enorme. Era più popolare della stessa Madre di Gesù, ma è proprio con Lei che il Battista formerà la coppia della deesis in tutta l’iconografia cristiana. I due che hanno ricevuto la grazia necessaria di poter compiere la vocazione. In questo rimangono i prototipi della nostra esistenza e testimoniano che la conoscenza di Cristo, questo riconoscimento della venuta di Cristo è sempre multiplo, trova sempre eco in uno spazio dove la voce del Padre trova corrispondenza in altre voci. Cirillo di Gerusalemme dice che c’è un lungo elenco di testimoni di Cristo. “È testimone il Padre dal cielo riguardo al Figlio, è testimone lo Spirito Santo scendendo come colomba, è testimone l’arcangelo Gabriele che porta l’annuncio a Maria, è testimone la vergine Theotokos, è testimone il beato luogo del presepio, è testimone l’Egitto che ricevette corporalmente il Signore ancora piccolo, è testimone Simeone che lo ricevette tra le braccia e la profetessa Anna, religiosissima, che conduceva vita ascetica, è testimone di lui. È testimone Giovanni il più grande dei profeti, tra i fiumi è testimone il Giordano, tra i mari è testimone il mare di Tiberiade…”.

L’elenco degli uomini si prolunga con l’elenco anche dei luoghi, perché pure il cosmo rende testimonianza della venuta di Cristo proprio perché con l’incarnazione viene data la chiave di lettura di tutto ciò che esiste.  Questo è ciò che Giovanni riconosce, rivela fin dal grembo di sua madre e vive nei suoi anni nel deserto. Nell’incontro di Maria con Elisabetta si sono riconosciuti e hanno parlato i due uomini interiori. Giovanni e Cristo, vero uomo e vero Dio. Giovanni fu guidato dalla mano di Dio sin dal grembo materno perché “davvero la mano del Signore era con lui”.  

P. Marko Ivan Rupnik – Fonte

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