Commento al Vangelo di domenica 24 Febbraio 2019 – Paolo Curtaz

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Il commento al Vangelo di domenica 24 Febbraio – Anno C, a cura di Paolo Curtaz. Qui di seguito il testo ed il video.

Cose straordinarie 

È dunque tutto inevitabile?

Irreversibile? Di una necessità ineluttabile?

Fa parte della natura dell’uomo contrapporsi fino alla rissa (verbale) e alla violenza?

Forse sì. Meglio arrendersi all’evidenza.

Migranti, grandi opere, reddito di cittadinanza. Destra, sinistra, cinque stelle, lega, pd, fi. Il Venezuela, Putin, Trump, l’Europa. I social, gli haters, i troll, i leoni da tastiera. I dibattiti urlati in televisione, i titoli sui giornali, l’uso delle parole sguaiate e offensive. Papa Francesco, Papa Benedetto, i tradizionalisti, le radici cristiane, i valori non negoziabili.

Dio stesso. E il Vangelo usato come corpo contundente.

Abbiamo gettato la maschera anche noi in Occidente? Ci liberiamo dell’ipocrisia, del politicamente corretto, possiamo finalmente sfogare la nostra vera natura finora compressa dentro un bozzolo di buonismo?

Sì, forse.

Forse è proprio così. Meglio farsene una ragione.

O forse no.

Una voce ci giunge da lontano. Da dentro. Una voce che illumina, scuote, provoca, nutre, giudica, accarezza, spinge, incoraggia. La voce del rabbì.

A voi che ascoltate io dico.

https://youtu.be/YwcjjwTrO_o
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Ascoltiamo

Sì, Signore, ascoltiamo. Ci dobbiamo riprendere ancora dalle staffilate delle beatitudini. Dobbiamo ancora interiorizzarle ma ti ascoltiamo.

Me lo immagino, il Signore. Chiede ascolto. Poi sorride. Il guardo fissa la folla, ad uno ad uno. Guarda i poveri, gli affamati, gli scoraggiati, i perseguitati, noi. E sdrammatizza.

Se amate quelli che vi amano cosa fare di straordinario?

Giusto. Cavolo. Ovvio.

Il cristianesimo non è la fiera del buon senso, l’esaltazione del banale, dell’ovvio. Il cristiano non è un bravo ragazzo che vive fuori del tempo, un po’ tontolone e beota (anche se ci sono dei cristiani che si ostinano a pensarlo e, quel che è peggio, ad esserlo).

Insiste, il Signore.

Se uno ti odia, amalo.

Se uno ti maledice, benedicilo.

Se uno ti tratta male, prega per lui.

Solo così si interrompe la spirale della violenza. Solo così possiamo voltare pagina.

Tutti si aspettano un pugno se ti danno uno schiaffo. E vendetta truculenta. E la voce che alza il tono. Stupiscili, fai il contrario.

Direte: si è sempre fatto così, da sempre. L’uomo è malvagio e aggressivo. Vero, giusto.

E se scegliessimo di scrivere una storia diversa, finalmente?

Scelta consapevole

Non è un atteggiamento naif. Figuriamoci.

Richiede una forza enorme vivere da miti.

E farlo non significa essere degli idioti.

Sei tu che scegli di non reagire allo schiaffo. Gesù, durante il processo, alla guardia del tempio che lo schiaffeggia, chiede ragione della sua azione (Gv 18,22-23). Sei tu che scegli di porre dei gesti di fiducia, paradossali, destabilizzanti, sei tu che scegli di agire in maniera diversa.

Perché pensi che Gesù abbia ragione. E ti fidi.

Come Davide, fuggitivo, che, potendolo, non uccide re Saul che lo sta inseguendo. Ma gli dimostra che avrebbe potuto farlo, per invitarlo a desistere.

Con l’apostolo Paolo che parla dell’umano, Adamo, come vivente e di Gesù, nuovo Adamo, che dona la vita. Questa la scelta da fare: esistere o scegliere di far esistere. Vivere o dare la vita.

Una scelta controcorrente.

Altro che buonismo.

Cose straordinarie

Voglio fare cose straordinarie, fuori dall’ordinario, che nessuno si aspetta.

Voglio osare un mondo nuovo a parte dal mio piccolo mondo interiore. E non attendere che siano gli altri a cambiare. Non adeguarmi alla mentalità di questo mondo. Osare.

Non perché mi sento un originale, ci mancherebbe. E so bene quanto costa, oggi, scegliere di prendere sul serio questa pagina, smettendo di anestetizzare il Vangelo.

Lo faccio perché imito il Dio misericordioso.

Che guarda con compassione all’animo umano fragile e ferito. E lo cambia amandolo.

Ci voglio almeno provare.

Non giudico chi non lo vuole fare, ci mancherebbe.

Voglio perdonare per essere perdonato.

Dare.

Quello che sono, con tutta l’abbondanza dei miei limiti, ma dare. Dare senza attendere un tornaconto, dare non perché idiota o sempliciotto o illuso. Dare perché imito Dio.

Aspettando da lui una misura traboccante.

Mi fido.