Commento al Vangelo di domenica 23 Febbraio 2020 – Comunità Kairos

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La PAROLA di DIO era stata comunicata al popolo di Israele dalla Torah e dai Profeti, e da quel popolo era stata ascoltata nell’interpretazione rabbinica e nella misura umana delle proprie capacità di ascolto e delle proprie precognizioni, trasformandosi in “tradizione”. Era stata quindi sminuzzata in precetti, alcuni, secondo la distinzione rabbinica, “gravi” o grandi e alcuni “leggeri” o piccoli, nella cui rigorosa applicazione essa era stata in gran parte ridotta ad una serie di formalità. Donde l’invito di Gesù a superare la giustizia, più apparente che sostanziale, propria degli scribi e dei farisei.

“Ed Egli rispose loro: Bene ha profetato Isaia di voi ipocriti, come sta scritto:
Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini. E aggiungeva: Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.” (Mc.7,6-9)

Il cap. 5 di Matteo ci presenta, in splendida solennità, GESU’, salito sulla montagna e seduto, che alle folle ( non più solo al popolo eletto perché siamo nella “Galilea delle genti”- Mt.4,23-25) parla, per insegnare, universalmente, la vera interpretazione di quella PAROLA, poiché è Lui l’ incarnazione della PAROLA che si rivela nel linguaggio dell’uomo e si realizza nell’assoluta obbedienza alla volontà del Padre, in gesti ed opere di gratuita misericordia fino all’estremo dono della sua vita per la salvezza di tutti.

Per noi quello che più conta è proprio quell’ AMEN (v.23 e 26: dice A.Mello : “l’amen è un mezzo espressivo creato da Gesù”) e sono quei sette volte ripetuti “IO VI DICO”, poiché è la SUA PAROLA, è Lui che ci comunica la sua divina ricchezza di mente e di cuore per riempire la nostra umana povertà e illuminarla di fede in Dio.

Questa PAROLA viva e vera si snoda nel cap. 5 di Matteo dalla proclamazione messianica del Regno, narrato nelle BEATITUDINI, attraverso l’invito a realizzare le potenzialità dei chiamati alla sequela, il “sale “e la “luce”, fino a farci scoprire la sostanza della Legge e dei Profeti nella radicale scelta della giustizia, o fedeltà alla Volontà del Padre, e quindi della misericordia, in un crescendo che culmina nel brano odierno. Esso rappresenta il superamento definitivo della misura umana della giustizia retributiva in un ANDARE OLTRE e raggiungere la capacità di Amare propria del Padre, che non fa differenza tra i suoi figli, poiché “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra giusti e sopra ingiusti”.

Per la nostra logica umana, o mondana, è invece consequenziale distinguere tra buoni e cattivi e giudicare il nostro prossimo in base a queste categorie morali, come è nostra prevalente tendenza osservare più il male negli altri che riconoscerlo in se stessi. Gesù ci mette in guardia dal giudicare così severamente i fratelli, ironizzando sulla nostra presunzione: “Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?… Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. (Mt7,3 e 5)

È proprio questo il punto debole dell’uomo! Non capire che l’altro, il fratello, è lo specchio del proprio io. Non capire che siamo tutti ugualmente peccatori e che nessuno è totalmente buono e nessuno è totalmente malvagio, ma c’è in ognuno l’immagine del Creatore. Non solo! Ma siamo tutti amati e perdonati, e in Cristo Gesù siamo diventati tutti figli di Dio. È Lui, Gesù, che con incommensurabile Amore e in obbedienza alla volontà del Padre, Lui, il Figlio prediletto, che ci ha dato con la sua venuta, la sua morte e la sua resurrezione il dono della familiarità col Padre (Galati 4, 4-6). È in forza di questo dono che Egli ci chiede di conformare i nostri comportamenti a quelli di Dio, ci chiede di assumere atteggiamenti di pace, di perdono reciproco, di clemenza, di mitezza, in una parola di misericordia. E Lui stesso ce ne dà costante esempio nel racconto evangelico, quale Uomo perfetto, quale Uomo- Dio che ci invita ad essere perfetti come perfetto è il Padre.

Gesù sa quanto sia impegnativo, quale lotta sia all’interno che all’esterno di noi occorra fare per andare oltre la logica dell’occhio per occhio e dente per dente. Infatti il massimo di giustizia che la limitatezza umana ha potuto raggiungere è consistito nel far pagare l’offesa ricevuta con la stessa moneta. Sarebbe assai peggio se, di fronte all’offesa, la reazione fosse lasciata alla pura sete di vendetta che non calcola minimamente la misura nel rifarsi sul colpevole. Quella retributiva è ancor oggi per lo più la giustizia che si chiede ai tribunali di fronte ad un atto di violenza subito. E spesso anche da cristiani praticanti non riusciamo a scostarci dalla mentalità comune, poiché certe ferite fanno troppo male e ci illudiamo allora di poterle sanare vedendo soffrire chi ce le ha inferte! Ci illudiamo appunto! Perché non è la restituzione del male che sana il nostro dolore. Non è la guerra contro il nemico che sconfigge il male che sta alla radice di ogni atto di violenza. La guerra da combattere è in primo luogo contro quel male che si è radicato nel nostro cuore, come nel cuore di tutti gli esseri umani da Adamo in poi: “Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”. (Mc 7,21-22).

Gesù ci esorta ad andare oltre il soddisfacimento dell’io ferito, ci indica un cammino “sapienziale” che si può compiere a lenti passi, senza escludere ripensamenti e cadute, un cammino che porta con certezza alla vera pace interiore, ovvero alla gioia del Regno. Si tratta di un cammino di approfondimento della Legge divina, di radicale cambiamento di mentalità, di tentativi di percorrere le vie del Signore con l’aiuto dei doni dello Spirito che mai ci verranno negati se li chiediamo con animo libero da oscuri e ingannevoli pensieri.

E’ il cammino che la PAROLA di DIO ci indica con Gesù, quando, dall’alto della montagna, in veste di autorevole maestro (“Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi” Mt 7,29) ci ha annunciato di essere venuto per “dare compimento” alla Legge ed ai Profeti e ci ha consegnato la chiave per comprendere tutti i comandamenti nell’unico e nuovo comandamento dell’AMORE fraterno (“Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso.” Galati 5,14). Nel riconoscere l’altro uguale a sé ogni cristiano, che sa di essere perdonato e amato come Figlio, può incamminarsi sulla strada del perdono e dell’amore per il nemico, nella certezza di poter fare esperienza di gioia nel Regno di Dio.

Commento a cura di Vanna

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)


Letture della Domenica
VII Domenica del Tempo Ordinario – ANNO A
Colore liturgico: VERDE

Prima Lettura

Ama il tuo prossimo come te stesso.Dal libro del Levìtico

Lv 19,1-2.17-18

Il Signore parlò a Mosè e disse:

«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.

Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.

Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

Parola di Dio 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 102 (103)

R. Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe. R.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono. R.

Seconda Lettura

Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1 Cor 3,16-23

Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.

Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».

Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio. 

Parola di Dio 

Vangelo

Amate i vostri nemici.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5, 38-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore 

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