Commento al Vangelo di domenica 23 Dicembre 2018 – Paolo Curtaz

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Il commento al Vangelo di domenica 23 Dicembre 2018 (il brano del Vangelo è a fine articolo) – Anno B, a cura di Paolo Curtaz. Qui di seguito il testo ed il video.

Abbracci e danze

Salgono l’ultima collina rallentando il passo sotto il sole cocente.

Giuseppe sembra incoraggiare delicatamente il piccolo ciuchino che arranca. Maria non nasconde un velo di irrequietezza, provata dal lungo viaggio. I loro famigliari non hanno capito quell’improvvisa decisione di raggiungere Elisabetta.

Giuseppe, invece, sì.

Parlano poco, lui e Maria. Molte cose hanno cambiato la loro vita nell’ultimo mese.

Meglio il silenzio che custodisce lo spazio di Dio.

Nel racconto dell’incontro con l’angelo la sua promessa sposa ha saputo dell’imprevista gravidanza dell’anziana parente. E scende in Giudea per essere d’aiuto. Ma, anche, per capire se quello che è successo è reale. Se davvero Dio ha deciso di farsi uomo nel suo acerbo seno di adolescente.

Forse Elisabetta sa. O forse non sa nulla.

Eccoli ora, nel cortile di casa.

Zaccaria si fa loro incontro aiutando Giuseppe. Elisabetta, sulla soglia della porta, guarda Maria con un sorriso luminoso. Si guardano. Sorride anche Maria. Elisabetta porta una mano a sfiorarsi il ventre.

Benedetta, Maria! Benedetta fra tutte le donne! Benedetto colui che porti nel grembo!

Sì, sa tutto.

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Bene-dire, dire del bene. Fare del bene. Procurare il bene.

Ogni gesto che porta alla vita, alla rinascita, alla positività, al perdono, all’amore, costruisce il bene.

Ormai assuefatti a parole come coltelli, rabbiose, ostili, affilate, dimentichiamo che è il bene a suscitare felicità. Ci vergogniamo quasi di essere buoni, di dire parole che costruiscono e gettano ponti, ad esprimere giudizi positivi.

Oggi va di moda la rissa, la rabbia, il pensiero diretto e giudicante. Vedere nemici ovunque.

Natale che viene è l’incontro con una benedizione.

Ogni Natale.

Questo Natale.

Maria ci viene incontro col suo sposo, ci porta Dio.

È lei che affronta il viaggio.

Un Dio piccino, ancora nel grembo, che deve nascere in noi, che vuole nascere in noi, se lo desideriamo. Se abbiamo il coraggio di accoglierlo. Allora, certo, la presenza nella fede del Dio che viene ci smuove, fa danzare dentro di noi il futuro, ci proietta avanti, oltre, sopra, dentro.

Natale è scoprire con stupore, ancora una volta, che Dio viene, prende l’iniziativa.

La sua è una scelta libera e stupefacente.

Nulla ci è dovuto. Tutto è stupore per chi sa vedere.

Come hai fatto?

Beata te che hai creduto, proclama una stupita Elisabetta dall’alto della sua esperienza di vita.

Sì, Maria, come hai fatto a credere ad una cosa del genere?

Come hai fatto a credere che l’Infinito si è ristretto in te? Come hai fatto a credere ad un’enormità del genere?

Siamo beati, quando crediamo.

Beati, felici perché crediamo che Dio viene, ancora e ancora. Che non si stanca di noi uomini, che si fida, lui sì. Che intreccia storie di salvezza e di benedizione con ciascuno di noi.

Io credo, mi fido, ho fiducia.

E credere mi dona gioia, mi dona beatitudine.

Credo nella folle idea di un Dio che, per amore, diventa uomo, uno di noi.

Per perdonare i nostri peccati, come scrivevano i padri della Chiesa latini.

Per farci diventare come Dio, scrivevano i padri della Chiesa d’Oriente.

Per insegnarci a diventare più uomini, aggiungo io.

Abbracci a danze

Ora è tutti chiaro e luminoso.

Si abbracciano nella polvere, le due donne, sotto lo sguardo divertito dei mariti.

Danzano.

E Maria canta. È tutto magnifico.

È un’esplosione di gioia, di luce, una benedizione che diventa danza e musica.

La gioia nasce da un abbraccio, la capacità di vedere il disegno di Dio all’opera nella nostra vita deriva da un incontro, sempre. È impossibile incontrare Dio se non attraverso l’esperienza di un abbraccio. Quando siamo amati e riusciamo ad amare scopriamo che Dio è amore.

Il mio spirito esulta in Dio mio salvatore!

Sì, amici.

Poche ore al Natale, ormai.

Un solito Natale, carico di tutte le inutili attese, gravido di nostalgia e grondante nostalgia e dolore. Sempre più l’apoteosi del luogo comune, sempre meno l’annuncio della più destabilizzante notizia che sia giunto ai nostri orecchi: Dio, l’infinito, è qui. Incontrabile, raggiungibile.

Un Dio da abbracciare, da cullare, da riempire di baci.

Troviamo il tempo di esserci. Ritagliamoci un quarto d’ora di preghiera e di silenzio.

Siamo benedetti noi che accogliamo la sua presenza.

Siamo beati perché crediamo.

È tutto magnifico.

Maria lo sa. E con lei Giuseppe. E Zaccaria. Ed Elisabetta.

E io.