Commento al Vangelo di domenica 23 Dicembre 2018 – mons. Giuseppe Mani

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La visitazione. Gli antichi commentatori del nostro Vangelo parlano della carità e dell’umiltà di Maria. Ovviamente moralizzano la scena esortandoci ad imitare le virtù di Maria anche se è abbastanza banale che una cugina vada a visitare una parente che sta per partorire in particolari condizioni di anzianità. Ma per far questo non era necessario essere “Piena di grazia”. La frase di Elisabetta “Com’è che la madre del mio Signore viene a me?” significa qualcosa di fondamentale. Alla parola di Maria Elisabetta è “Riempita di Spirito Santo” e il ”il fanciullo sobbalzò”.

Alle parole di Elisabetta Maria “Trasalì” e prende coscienza di che cosa sta avvenendo e comincia il “Magnificat”. Dal più grande al più piccolo. Il vangelo dell’infanzia, secondo Luca, è il Vangelo dei movimenti. Si vedono gli angeli visitare gli uomini, maternità insperate, e ora Maria si mette in moto rapidamente. Tutto continua con la nascita di Gesù. Questi movimenti vanno in generale dal più grande al più piccolo. Michea dice che Betlemme era il più piccolo dei paesi di Giuda. Soprattutto abbiamo lo spostamento di Dio che va ad investirsi in ciò che c’è di più piccolo.

L’immenso sposa l’infimo. “L’abisso chiama l’abisso”(Sal 42). L’abisso della grandezza, della potenza, dell’Amore viene ad investire l’abisso della piccolezza, della debolezza, del peccato. Dio non sarebbe Dio se fosse assente da qualche creatura, se fosse assente dal più piccolo. Egli va verso il niente, suo contrario, per riempirlo del suo essere. Quando ci visita si fa ciò che c’è di più piccolo: un bambino. Il bambino più piccolo diviene l’ultimo degli uomini: l’uomo al di sotto del quale non c’è più niente, colui che non ha più apparenza di uomo. (Is 52,14) Ma se Dio viene ciò che era l’ultimo diventa il primo. Dio in effetti è il Primo. Questa legge del Regno si trova dappertutto.

La prima lettura comincia con “La più piccola delle città di Giuda” e termina con”l’estremità delle terra”. In effetti se il più grande visita il più piccolo è perché il più piccolo acceda all’estrema grandezza. Betlemme è ora dappertutto perché dappertutto nasce il Cristo. Così per lo spazio. Ma anche il tempo ne è investito. Ritornando alla Visitazione: Giovanni nel ventre della madre è il passato, è l’Antica Alleanza riassunta in Lui. E’ tutto questo passato che Gesù viene a far “trasalire”. Di più, Egli lo fa nascere perché è tutto il passato che sta per rinascere, divenire attuale, in Colui che “compie le Scritture”.

Il vecchio albero non è morto ma reso vivo dal frutto che Egli porta. Visitando Elisabetta, Maria – Gesù in essa – rende valido l’Antico Testamento. Una visita per noi. Tutto questo può sembrarci grandioso e teorico. In realtà niente di più ordinario e di più pratico. Quando prendiamo coscienza della nostra mediocrità, del nostro peccato, dunque di essere agli antipodi di Dio, ci troviamo nel luogo che Dio visita. Quando ci troviamo al fondo della pochezza, a seguito di un dolore o di un abbandono, ci troviamo “all’estremità” che la Sapienza sposa, figura del Cristo e dello Spirito. Quando siamo il più piccolo il più grande si trova là.

E’ il tempo! Quando costatiamo l’arrivo della vecchiaia, quando il nostro corpo e il nostro spirito cominciano a cedere, possiamo trasalire nella notte del ventre materno: siamo all’inizio di una nuova nascita. Tutto il nostro tempo, tutto il passato che ci ha condotto là sta portando il suo frutto, come il passato biblico trova il suo frutto in Cristo. Il ritorno di Cristo non è soltanto una nuova venuta è il ritorno di Cristo all’inizio per ricondurre tutto il nostro tempo verso la gloria.

Commento a cura di mons. Giuseppe Mani dal sito www.giuseppemani.it

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