Commento al Vangelo di domenica 23 Dicembre 2018 – don Ivan Licinio

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Il Natale è alle porte e molti saranno indaffarati nel preparare le ultime cose o a fare i regali dell’ultimo momento. C’è frenesia tanto nelle nostre case quanto in quella di Maria. Lo capiamo da come ci descrive la scena il Vangelo di oggi: «In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda».

Ancora una volta, in questo tempo di Avvento, Maria ci insegna qualcosa! Ci dona due azioni che dovrebbero essere connaturali ad ogni cristiano.

Alzarsi.

L’evangelista Luca usa un verbo che è utilizzato anche per indicare la risurrezione. Il cristiano è uno che vive alla luce della risurrezione facendo della speranza la sua forza più grande. L’alzarsi di Maria è in funzione di una meta da raggiungere perciò la nostra speranza più grande è che alla fine del viaggio ci sia la meta promessa; il viaggio continua ancora. Questa certezza fa in modo che le batoste della vita ci pieghino ma non ci spezzino. Chi crede in Dio è uno che si rialza sempre o che, quanto meno, sa a chi chiedere aiuto per ritornare in piedi, per rimettersi sulla buona strada. Allo stesso modo, un cristiano è uno che aiuta l’altro a rimettersi in carreggiata, a rialzarsi dopo le cadute dovute alla fragilità dell’essere umani.

Andare di fretta.

Inteso non nel senso di “correre” ma di “non perdere tempo”. L’Avvento è stato un tempo di attesa, ma questa ormai è finita perché l’Atteso è vicino. Allora possiamo affrettare il nostro passo, possiamo far battere il nostro cuore più forte, possiamo finalmente intravedere la Luce nella grotta. Questo ultimo tratto di strada è carico di emozioni proprio perché abbiamo saputo attendere, perché è nell’attesa che si scoprono quelle piccole cose che danno un senso alle grandi realtà della vita. Purtroppo viviamo in un mondo in cui siamo schiacciati dalle mille impegni che ci fanno correre qua e là come schegge impazzite. Quanti giri a vuoto, quanto tempo perso! In questa frenesia spesso perdiamo di vista l’essenziale, quello che dà un senso al nostro tempo ricordandoci che la vita è una sola, un cammino da percorrere con entusiasmo anche se, spesso, in salita! Maria si mette in cammino, e di fretta, anche se sa di dover attraversare una regione montuosa. Ma sa pure che questo cammino, a volte arduo, a volte leggero, non lo si percorre mai da soli. Gesù è con lei, è dentro di lei; Gesù è con noi, è dentro di noi. Se permetteremo a Gesù di dimorare nella nostra storia, il camminare non ci stancherà perché sapremo di non doverlo affrontare da soli.

L’ultima cosa che Maria ci insegna oggi è il servizio. La Vergine porta Gesù lì dove sa essere necessaria la sua presenza, la sua potenza. Sono tante le Elisabette che attendono qualcuno che gli porti Gesù, il suo Vangelo con l’amore e la pace che insegna. Essere al servizio degli uomini e delle donne in difficoltà è il segno caratteristico dei cristiani. «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?». A che cosa devo? A nulla. Se non a un amore che da sempre ci precede e ci accompagna. A una dedizione, un rispetto, un amore per la vita che abbiamo assoluto bisogno di riscoprire. Da cristiano devo far conoscere questo Amore al mondo, attraverso le mie mani, il mio volto, la mia vita, cosicché chiunque mi incontri possa sussultare di gioia, come fece Giovanni dentro il grembo di Elisabetta. E sarà sempre Natale.

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