Commento al Vangelo di domenica 21 Febbraio 2021 – mons. Giuseppe Mani

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Il diluvio, l’acqua e le tentazioni

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Niente di più attuale dell’argomento del diluvio che Dio ha mandato per punire l’umanità. E’naturale pensarlo nella condizione di pandemia: è Dio che ce l’ha mandata per punirci e per ripulire questa umanità fatta di egoismi e di peccato. Niente di più falso. Quando la bibbia parla di peccato lascia sempre aperta la porta alla salvezza. Più che parlarci di diluvio la parola di Dio vuole assicurarci da parte di Dio “Stabilisco la mia alleanza con voi; non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”. “Il mio arco che pongo sulle nubi sarà segno dell’alleanza tra me e la terra”.

L’Arcobaleno che ci assicura l’amore e il perdono di Dio è Gesù Cristo. Siamo al sicuro, Dio non manda nessuna punizione “non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva”. Oggi il Signore ci annuncia la Buona Novella che Lui non ha mandato il coronavirus ma che Dio è più potente di ogni virus e anche se Lui non lo ha mandato può liberarci da questa peste e noi chiedere la liberazione attraverso la preghiera umile e fiduciosa. Questi sono i principi fondamentali per vivere con fede questo tempo particolarmente difficile.

Il diluvio è l’acqua che distrugge la terra come anche ai nostri tempi ci capita di assistere ai vari tzunami che devastano intere regioni.

Oggi il Signore comincia a parlarci dell’acqua che non sarà più mezzo di distruzione e componente del diluvio ma strumento di grazia come vedremo la notte di Pasqua , “figura del battesimo che salva voi; esso non è rimozione di sporcizia del corpo, ma invocazione di salvezza rivolta a Dio che parte da una buona coscienza, in virtù della Resurrezione di Gesù Cristo”. Ogni malattia, nella Bibbia, è immagine del peccato, in particolare la lebbra, per cui diventa quasi naturale nella malattia desiderare il perdono dei propri peccati, essere lavati dalla misericordia di Dio, vivere con coscienza libera e serena la sofferenza della malattia e della prova non fosse altro pensando ad un eventuale giudizio di Dio che potrebbe avvicinarsi e a cui è bene prepararsi avvolti dalla misericordia e dal perdono di Dio.

Il Vangelo di questa prima domenica ci presenta Gesù che si ritira nel deserto, dove fa il suo lockdown di quaranta giorni. Niente di più assimilabile alla nostra condizione in cui i colori della protezione civile stabiliscono i confini del nostro deserto.

Gesù nel deserto viene tentato dal diavolo. Ovviamente lo ha fatto per noi, per dirci ché nel nostro deserto il demonio lavora e ci tenta. Certamente il lockdown è luogo della tentazione. Gesù fu tentato sul modo con cui avrebbe realizzato la sua missione: satana non poteva tollerare che Dio entrasse nel suo campo e come nel cavallo di Troia, facesse saltare tutto per aria dall’interno. Noi ci tenta in altro modo. Le statistiche hanno rivelato che durante questa pandemia c’è stato un aumento straordinario di uso della pornografia e tanti films pornografici sono sati messi adisposizione gratuitamente e abbondantemente utilizzati. È sconvolgente vedere l’uso che le persone fanno di questo materiale che demolisce la propria capacità di amare e profana ciò che l’uomo ha di più sacro: la propria capacità di generare , di dare la vita. Per molti la pornografia è diventata una droga e il pensiero che milioni di giovani possano passare il loro tempo è preoccupante, come è preoccupante che si siano chiusi i campi di allenamento sportivo ignorando da che cosa sono sostituiti.

L’altra tentazione è contro la pazienza. Vivere sempre in casa , magari in un piccolo spazio con le medesime persone, siano essere pure dei familiari, consuma i rapporti e gli rende più fragili. Sono state pubblicate le statistiche della Cina in cui si rivela che durante questo periodo sono aumentati molto le separazioni e i divorzi.

Far saltare una famiglia è sicuramente una delle vittorie più grandi del demonio.

Un’ ultima tentazione è sicuramente quella contro la fede: se Dio ci fosse dovrebbe intervenire e così viene chiamato Dio in giudizio per una cosa che Lui non ha fatto e per cui soffre con noi e per noi. Sottoporre Dio al proprio giudizio, chiedergli spiegazioni sul suo operato, domandargli delle prove se vuole essere ammesso nella nostra società è la stessa tentazione a cui il demonio sottopose Gesù nel deserto: “Se sei veramente Figlio di Dio dì a queste pietre che diventino pane, gettati dal pinnacolo del tempio…….

Anche per noi, come per Gesù il lockdown è tempo di prova e di tentazione, ma Dio non permette mai che siamo tentati al di sopra delle nostre forze per cui con Gesù continuiamo il nostro deserto non soltanto provati dal demonio ma anche accompagnati da Gesù che ci garantisce dal diluvio, ci salva con i sacramente e ci accompagna nella solitudine del deserto della vita.

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