Il Vangelo di Marco inizia con la predicazione di Gesù, senza dirci nulla sulla sua nascita e infanzia: la buona notizia è radicata nella Sacra Scrittura (Mc 1, 2) e suggellata dalla voce di Dio che viene dal cielo (Mc 1, 11).

Il primo atto di Gesù è mettersi in fila coi peccatori per il battesimo. Non sappiamo nulla di lui, però questo gesto di solidarietà con l’uomo è rivelativo della sua filiazione divina e della sua messianicità, ossia del modo in cui manifesterà il progetto di salvezza del Padre.

“Subito”, espressione ricorrente in Marco, lo Spirito Santo lo sospinge nel deserto, lì dove, in modo paradossale, si fa esperienza di obbedienza e libertà. Nel silenzio e nell’assenza la Parola riecheggia e si centra sull’essenziale, su ciò che è vitale; nel deserto la Parola di Dio consente di guardarsi dentro, scrutarsi in profondità, riconoscendo che siamo costitutivamente esseri mancanti bisognosi di accoglienza. Fare obbedienza a questa verità, che è vita, è esperienza di libertà e amore.

Solo unificati da un amore più grande, “fiere e angeli” possono convivere in ordine e armonia.

Anche se siamo ai primi versetti del Vangelo, vi sono numerosi rimandi alla fine, alla Pasqua del Signore. L’esperienza della tentazione non può che condurci alla croce, lì dove definitivamente Gesù ha detto il suo no alla possibilità di spezzare la relazione con il Padre e totalmente si è affidato a lui. L’arresto di Giovanni è prefigurazione della sua morte e poi la Galilea, il luogo in cui il Risorto rincontrerà i discepoli per fargli dono dello Spirito Santo.

Tutta la vicenda di Gesù racchiusa tra due battesimi, sotto il segno dello Spirito Santo: compagno di vita, dono d’amore.

Sotto questa luce va posta la dichiarazione inaugurale, solo così possiamo comprendere quanto essa sia gioiosa notizia per noi.

È ora il momento, subito occorre cambiare mentalità e modo di agire. Non siamo più noi a dover andare al Signore, non sarà più il rigore e la forza di volontà a condurci a Dio, ma Gesù. In Gesù Dio si è fatto vicino all’uomo, ne ha assunto la debolezza della carne, perché potessimo contemplare l’uomo così come pensato da Lui, perché potessimo scorgere la possibilità della piena realizzazione umana.

“Il Regno di Dio”, che non è l’avvento di un nuovo stato di cose, ma l’evento che si realizza in Cristo e che si distende nel tempo grazie alla presenza dello Spirito santo, attende solo la nostra responsabile e libera adesione, “la pienezza del tempo” consente e impone la nostra adesione alla buona notizia.

Inizia oggi la Quaresima, tempo della verifica del desiderio custodito nel nostro cuore. Occorre aderire a Cristo “subito”, qui e ora ci viene offerta la salvezza, un cammino da fare col Signore che ci condurrà Altrove.

Commento a cura di Monica – Comunità Kairos


Immagine di Dimitris Vetsikas da Pixabay