Commento al Vangelo di domenica 2 Agosto 2020– mons. Giuseppe Mani

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Solitudine e preghiera

Il vangelo di oggi comincia con una importante informazione che arriva a Gesù: Giovanni è stato arrestato. Gesù come reagisce a questa notizia: sale su una barca e si ritira in un luogo deserto per restare in solitudine. Il testo poi continua “dopo aver congedata la folla salì sul monte, solo, a pregare, Venuta la sera egli se ne stava ancora solo lassù”. Il punto comune delle due reazioni è una scelta di solitudine.

La stessa reazione davanti a due avvenimenti opposti. Il primo è l’avvenimento tragico dell’arresto di Giovanni, cosa rappresenta la tristezza di questo fatto e il pericolo della morte che si profila. Shock e riuscita provocano in Gesù la stessa reazione, lo stesso atteggiamento, la stessa decisione: solitudine e preghiera.
Impariamo dal suo modo di agire: noi abbiamo bisogno del tempo di solitudine per lasciarci interrogare dagli avvenimenti, pesare le decisioni da prendere, per non essere destabilizzati dagli shock della vita o esaltati dalle riuscite. Solitudine e preghiera che offrono un cammino verso ciò che è oscuro o luminoso nella vita. Solitudine abitata perché è ascolto, parola, dialogo con un altro. In fin dei conti spazio per amare e lasciarci amare da Dio. Facendo questo Gesù vive dello stesso amore. Ama, non essendo cieco dinanzi alla folla e guarendo i malati. Ama i suoi discepoli facendoli partecipi della sua azione ricevendo la loro collaborazione, servandosi dei cinque pani e dei pesci e facendoli servitori di una abbondanza da condividere. Ama Colui che chiama Padre e che sa trovare nel cuore dell’azione per benedirlo come sorgente di una tale fecondità da nutrire tutta la folla.

Sappiamo per esperienza che ogni essere vivente ha delle necessità elementari. Soprattutto i bisogni elementari: mangiare e bere. Ma la fame e la sete che sono evocate nelle letture di oggi ci rimandano ad un’altra realtà, più profonda. Si tratta delle attese umane e della proposta di Dio.
Come ci dice il Profeta Isaia Dio ci rivolge un appello: “Ascoltatemi e venite a me”. A questo appello corrisponde una proposta e un’offerta gratuita di Dio. Nella sua benevolenza assoluta Dio si offre all’uomo di soddisfare la sua fame e la sua sete al di la di quanto speri e senza lacuna controparte “senza denaro e senza pagare”. Dio promette la vita in una relazione di alleanza con Lui: “Ascoltatemi e vivrete. Io farò con voi un’Alleanza eterna”.
Allo stesso tempo Dio ci mette in guardia dal disperdere le nostre energie alla ricerca di beni che non nutrono e non possono saziare. In effetti, perché correre dietro un miraggio, degli idoli, mentre Dio ci offre gratuitamente la vera bevanda e il vero nutrimento? “Perché spendete denaro per ciò che non è pane”?
La realtà questa: l’uomo non può comprendere e si realizza come creatura ricevendo il suo essere da Dio che è buono e che crea l’essere umano per pura generosità, col solo progetto di farlo partecipare alla vita divina. Ed è questo stesso Dio che suscita la stessa fame e sete di incontrarlo come si prega nel quarto canone eucaristico “Sei venuto in aiuto a tutti gli uomini perché coloro che ti cercano ti possano trovare”.

Il Vangelo ci precisa che Gesù, inviato dal Padre ci manifesta chiaramente che il dono di Dio è destinato a tutti gli uomini “tutti mangiarono e furono saziati”. Ma dinanzi all’immensa fame dell’umanità i discepoli sono messi alla prova “Dategli voi stessi da mangiare!” . Bisogna arrendersi all’evidenza: l’essere umano è incapace di procurare ciò che Dio solo può dare. Noi stessi non possiamo dare che ciò che riceviamo. Dobbiamo costatare che il Signore, nella sua bontà fa di noi dei collaboratori e ci associa al dono che egli dona. “Portatemi i cinque pani e i pesci”, quantità trascurabile e risibile per una folla di cinquemila uomini. Ma il Signore ci chiede che offriamo a Lui la nostra povertà. Esige che tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo gli sia restituito.

Lui che trasfigura il pane dell’Eucarestia per farne il suo corpo e il suo sangue trasfigura anche il nostro povero dono facendone suo dono. Come alle nozze di Cana dove i servi raccolgono l’acqua che Lui trasforma in vino. Anche noi abbiamo fatto l’esperienza che il Signore agisce attraverso ciò che noi umilmente facciamo per i nostri fratelli.
Sulla Croce Gesù offre tutto se stesso “è divenuto povero per arricchirci della sua povertà”. Ciò facendo ci dimostra che Dio è l’amore assoluto e manifesta la nostra profonda vocazione : il mondo intero porta in se la struttura del dono” (Woytjla).
Ricevere semplicemente l’amore gratuito del Padre con Gesù e donarlo. Ricevere per donare è entrare nell’eterno movimento Eucaristico di Cristo.

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