Commento al Vangelo di domenica 19 Aprile 2020– mons. Giuseppe Mani

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Stiamo celebrando la Pasqua in un clima di articolare sofferenza e speranza. L’uva nel torchio e l’oliva nel frantoio danno il loro frutto, il vino e l’olio. Le prove a cui è stata sottoposta l’umanità hanno rivelato dei valori imprevedibili, primo tra tutti l’amore e l’interesse per l’altro fino all’eroismo e al sacrificio della vita. L’uomo è più buono di quanto si immaginava. Ora alcuni si pongono il problema della ripresa della vita e se la lezione sia servita all’umanità per diventare migliore.

Il Vangelo di questa domenica che ci presenta Tommaso che, timoroso, allunga la mano per toccare il Cuore trafitto di Cristo, ci insegna la via della conversione e ci dice il principio cristiano, evangelico, che la trasformazione del mondo deve partire dalla trasformazione del cuore perché il mondo è il riflesso del cuore dell’uomo. Siamo noi che costruiamo il mondo non in maniera puramente meccanica con pietra, cemento e costruzioni; ma l’umanità che ci vive costruisce realmente l’ambiente, è il cuore dell’uomo che lo edifica.

La crisi attuale sta nel cuore, l’uomo si considera come supremo arbitro di ciò che ha; nello stesso tempo è la superbia, l’autosufficienza e il dominio che da interiormente una falsa visione dell’amore. La vera crisi preoccupante di oggi è la crisi dell’amore, Crisi per cui l’uomo non riconosce una dipendenza superiore, non riconosce Dio. Per questo gli manca l’umiltà senza la quale non può servire. Senza l’umiltà non si può servire. E l’umiltà deve essere sempre unita all’amore altrimenti non è umiltà. Sant’Agostino diceva “Dove c’è la carità c’è la pace e dove c’è l’umiltà c’è la carità”. Possiamo tranquillamente concludere che la crisi attuale è una crisi di amore.

Il cuore cristiano ha un aspetto fondamentale, la misericordia. Questa medicina fondamentale va applicata al cuore umano intesa nel vero senso cristiano. Il compito del cristiano è quello di infondere nel cuore dell’uomo la misericordia che è la medicina del cuore umano. Questo deve diventare il “principio e fondamento della vita di ogni giorno” essere misericordiosi.

La prima difficoltà che si presenta è quella del rapporto tra giustizia e misericordia. In Dio la misericordia si contrappone in molti casi alla giustizia di cui è più grande e più profonda. La giustizia è chiaramente una virtù dell’uomo ma in Dio c’è una perfezione trascendentale: l’amore è superiore alla giustizia. Dio è amore e l’amore condiziona la giustizia e in definitiva la giustizia è al servizio della carità.

Dio ama l’uomo. “Dio per suo grande amore con cui ci ha amati ci ha dato la vita in Cristo quando eravamo morti per i nostri peccati” Una delle affermazioni fondamentali del Concilio vaticano II è che nell’uomo non si può separare la dimensione orizzontale da quella verticale. Se separa l’orizzontale dal verticale non può essere fedele neppure all’orizzontale. Per questo non sarà mai capace di amare i fratelli più di se stesso, o almeno come se stesso se non ama Cristo e sapere come è stato amato da Cristo.

Questa prima domenica dopo Pasqua San Giovanni Paolo II ha voluto che fosse dedicata alla Divina Misericordia e proprio in questo giorno liturgico il Signore lo ha chiamato a se. Ma è anche la domenica in cui Tommaso viene invitato a mettere la mano sul costato di Cristo, cosa che lui ha fatto per diventare autentico testimone della Sua Resurrezione. Tocca anche noi fare la stessa esperienza, toccare Cristo con la fede attraverso una vera esperienza di preghiera e di pratica di vita cristiana senza sconti come toccare le pieghe di Cristo in quelle dei fratelli. E’ l’esperienza dei medici, infermieri, cappellani degli ospedali dove sono i malati di oggi; la chiesa vede ripetersi la scena del cenacolo in cui Gesù invita Tommaso a toccare le sue piaghe e mentre preghiamo perchè il Signore affretti la fine di questa piaga preghiamo anche che aumenti la fede di chi avvicina i nostri malati per sentirsi dire dal Signore “Beati voi che pur non avendo visto avete creduto”.

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