Commento al Vangelo di domenica 18 Ottobre 2020– mons. Giuseppe Mani

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“E’ peccato non pagare le tasse?”

La domanda che i sadducei posero a Gesù ”per coglierlo in fallo” viene abitualmente posta alla chiesa e agli uomini di chiesa non tanto per far chiarezza sul tema quanto per trarre in inganno. La domanda apre il discorso di una sana laicità dello stato ma anche sulla indipendenza della chiesa. “Libera chiesa in libero stato”, bel principio quanto difficile ad attuarsi. Riduciamo tutta la problematica a questa domanda finale. “E’ peccato non pagare le tasse?”

Volevano saperlo da Gesù. Volevano che con la sua autorità si pronunciasse. “Maestro sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci il tuo parere: è lecito o no pagare il tributo a Cesare?”

Posto così, il problema pone Dio al primo posto che deve dettare legge su quello che l’uomo deve fare anche nei confronti dello stato. Quante volte anch’io sono stato interpellato: “Padre se faccio questo faccio peccato mortale o soltanto veniale?” Ho risposto se mi avessero sbagliato per un carabiniere: “Se passo col giallo, se non uso la mascherina, se non uso la differenziata mi fate la contravvenzione o no? Insomma non pagare le tasse è peccato o no? Certamente è reato e se ti beccano paghi la multa, non sempre però è peccato, perché i peccati non si fanno con la trasgressione della legge ma tradendo la propria coscienza. I peccati si fanno con la coscienza non con la legge.
La differenza tra il Vecchio e il Nuovo Testamento è proprio qui: L’uomo dell’Antico testamento era bambino ed aveva bisogno di una legge scritta su tavole di pietra che regolassero il proprio comportamento, l’uomo del Nuovo Testamento ha la legge scritta nel cuore dove attraverso la propria coscienza interpella lo Spirito Santo che lo abita e decide. La legge del cristiano è Lo Spirito Santo che gli è dato col battesimo e ci segue sempre per orientarci al bene.

Ritornando al caso nostro, un cittadino che non si trova nella possibilità di pagare le tasse per una sopravvenuta crisi economica come quella che stiamo vivendo, o nella scelta tra pagare le tasse o lo stipendio ai suoi dipendenti, deve interrogarsi in coscienza su cosa deve fare e diventa, moralmente evasore se va contro la propria coscienza non violando una legge anche se lo stato gli imporrà la pena per un reato che non è assolutamente peccato.

E’ frequente la tentazione di inforcare la via della legge anziché quella della coscienza; San Tommaso dice che sono molti i cristiani del vecchio testamento anche se non sono nati prima di Gesù Cristo. E, ahimè, non soltanto fedeli ma che preti e Vescovi che dovrebbero essere maestri nell’educazione delle coscienze schiavizzano i fedeli con la legge.

Gesù risponde alla domanda dicendo “Rendete”. Gli uomini reclamano una legge e Lui rinvia al loro giudizio e alla loro libertà. A Gesù viene chiesta la risposta con una legge, cioè di fare il contrario della ragione per cui era venuto: rivelare col suo modo di essere uomo che Dio è il liberatore della libertà dell’uomo. Gli si domanda di fare una legge, di farsi dominatore invece che servitore, di ridurre ad una servitù puerile. Dio ci chiede di inventare condotte con riferimento all’onestà nel senso più largo e nella natura delle cose (l’effige), il buon senso, il senso spirituale (quello che viene dallo Spirto) il discernimento e la saggezza. “Cercate tutto ciò che è vero, buono. Giusto” (Fil 4,8). In breve: ciò che fa l’uomo non è “il bisogna” o “non bisogna” ma servirsi di ciò che fa di noi degli uomini: la nostra libertà.

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