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Commento al Vangelo di domenica 17 Marzo 2019 – mons. Giuseppe Mani

Oggi la Chiesa ci conduce sul Tabor ad assistere alla Trasfigurazione di Gesù. Attraverso la sua Trasfigurazione annuncia ai discepoli la sua Resurrezione, Gli rivela la gloria della sua divinità. Questo Vangelo va letto con tutto il retroterra biblico: il sonno degli apostoli, Pietro e le tre tende. La preghiera di Gesù.

Il sonno degli apostoli. “Pietro e i suoi compagni erano sopraffatti dal sonno”. Non si tratta di fatica né del sonno della notte: è una esperienza di Dio. Ricordiamoci: Dio fa cadere nel sonno Adamo per creare Eva, “un sonno misterioso cadde su Abramo (1 lettura di oggi). Il sonno è l’oblio di sè, l’abbandono fiducioso. Sonno è là dove Dio agisce segretamente e dove ci lasciamo fare da Dio. E’ l’esperienza della notte. Queste notti le conosciamo tutti, notti della fede, notti in cui Dio sembra assente, ma notti in cui Dio lavora in noi senza che noi ne abbiamo coscienza, notti di purificazione per abituare i nostri occhi alla luce. Passaggio attraverso la notte ma per risvegliarci…. Come è detto degli apostoli: “Si svegliarono e videro la Gloria di Gesù”.

La domanda di Pietro di piantare tre tende. Il testo dice che non sapeva quel che diceva: Questa tenda non è solo questione di accampamento ma è il luogo dell’incontro.. Quando il popolo era nel deserto andavano alla tenda dell’incontro: luogo della presenza di Dio. Ma perchè il testo dice che Pietro non sapeva quello che diceva? La risposta è nel testo: “La nube li copriva della sua ombra” ( da notare che è la stessa espressione usata nell’Annunciazione). Una voce gli dice di ascoltare Gesù , il Figlio e in seguito non vedono altro che Gesù. Non è questione di piantare tre tende perché non c’è che una sola tenda che è la persona stessa di Gesù. La sola e unica tenda dell’incontro è Gesù nella verità della sua umanità e della sua divinità. Gesù solo, unica strada, unica salvezza, unica luce per tutti i tempi, per tutti i popoli, unica Pasqua, unico passaggio dalla morte alla pienezza della vita. Gesù, nuovo Mosè, nuovo Elia, nuovo Israele che sta per compiere un nuovo esodo, quello del passaggio dalla morte alla resurrezione. Primogenito di una moltitudine di fratelli e di sorelle, colui che apre il passaggio perché, al suo seguito anche noi entriamo nella vita eterna.
Con il testo delle tentazioni sappiamo che la sua vittoria è la nostra vittoria. Con la Trasfigurazione sappiamo che la sua Resurrezione è la nostra Resurrezione. Il Cristo trasformerà, trasfigurerà i nostri miseri corpi mortali a immagine del suo Corpo glorioso (Fil 3,20). Una vittoria ancora per noi in germe, una resurrezione ancora in gestazione ma reale, già cominciata e che maturerà nella vita eterna. Noi siamo già cittadini dei cieli come ci assicura San Paolo ai Filippesi, siamo già resuscitati.

La preghiera di Gesù. Il vangelo che abbiamo ascoltato oggi è di una immensa ricchezza, è di Luca e l’evangelista ci precisa che “Gesù andò su una montagna per pregare e mentre egli pregava il suo volto si trasfigurò”. La preghiera per noi , al seguito di Cristo è un incontro trasfigurante. E’ il luogo per eccellenza della fede perché essa non ha senso che in Dio; è il luogo della nostra identità profonda, là dove ciascuno si afferma come figlio, Figlio del Padre. Preghiera delle orecchie perché il Padre ci dice “Ascoltatelo” E sento questa richiesta di Dio non come un obbligo ma come una supplica, una preghiera di Dio: ”Io vi prego ascoltatelo!”, “Ascoltatelo per vivere veramente e non a metà! Preghiera dello sguardo: che è spesso una preghiera senza parole come il parrocchiano del Curato DArs: “Dio mi guarda e io lo guardo”. Preghiera di ammirazione, di stupore, di gratitudine, preghiera della semplice presenza nell’aridità ma che aspetta il giorno per vedere Dio, preghiera di veglia con la sicurezza che verrà l’alba in cui lo conoscerò come io sono conosciuto, dove lo amerò come io sono amato. Giorno in cui la Resurrezione di Gesù diventerà la nostra in pienezza.

Fonte – il sito di mons. Giuseppe Mani

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