Commento al Vangelo di domenica 17 Giugno 2018 – ElleDiCi

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IL REGNO DI DIO È COME UN GRANELLO

È indubbio che noi cristiani siamo minoranza nella società attuale, anche in Italia. Vorremmo essere molti di più, più attivi, più incisivi e più importanti. Vorremmo contare di più in una società che tende ad emarginarci, a sottovalutarci, perfino a denigrarci. Qualcuno di noi reagisce con spirito da crociata, con le armi della polemica apologetica o con l’impegno affannato. Essere minoranza è scomodo. La tentazione di altri è di chiudersi in un triste isolamento, in una congrega di brontoloni lamentosi, che piange sulla cattiveria del mondo; ma è un atteggiamento sterile, non efficace per nessuno. Anche Gesù e i suoi discepoli erano una piccola minoranza, un seme piccolissimo nel grande mondo. Eppure Gesù faceva i miracoli, diceva cose stupende, era la bontà e la giustizia in persona, ma il mondo non ne voleva sapere. Perfino gli apostoli o i discepoli gli avranno forse fatto la domanda: “Ma dov’è il regno di Dio, se il mondo sembra non cambiato e non trasformabile?”. Per rispondere all’obiezione sull’apparente inefficienza e irrilevanza del suo ministero, Gesù ha raccontato la parabola del granello di senapa. Anche un granellino di senapa pare una cosa insignificante, eppure…!

Per noi oggi non è diverso: non abbiamo anche noi forse l’impressione dell’inutilità, la stanchezza che deriva dalla delusione, la rassegnazione che prende chi non vede risultati evidenti? Diceva un antico rabbino in un aneddoto ebraico: “Se il mondo non è cambiato, non può essere già venuto il Messia”. La gente ripeteva la stessa cosa a Gesù: se il mondo è ancora pieno di cattiveria e di morte, non puoi dire che è giunto a noi il regno di Dio. La 1a lettura di oggi e il Vangelo ci fanno riflettere precisamente su questo importante problema della presenza di Dio in mezzo a noi e della segreta potenza ed efficacia della sua azione.

Un ramoscello

Il profeta Ezechiele predica e scrive durante l’esilio, in un momento di diaspora del popolo ebraico. Anzi sembrava che il popolo di Dio fosse distrutto, finito. Il profeta vuole infondere speranza e fiducia, dare le ragioni per tale speranza. E lo fa appellandosi all’azione di Dio: “Io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami coglierò un ramoscello e lo pianterò sopra un monte alto, massiccio, lo pianterò sul monte alto di Israele”. Il popolo è ridotto a un ramoscello esile e fragile in mezzo ai cedri altissimi e ai grandi alberi, cioè le potenze mondiali.

Le immagini di Ezechiele sono eloquenti: l’albero è simbolo del re e del regno. Se il ramoscello diventerà, in Israele, un grande cedro, ciò significa la restaurazione di Israele. Ma tutto sarà opera di Dio e non della politica o degli eserciti umani: così apparirà chiaro che è Dio che “innalza l’albero basso”. L’immagine dell’albero fa pensare a una restaurazione politica, ma Ezechiele, attribuendo tutto all’azione divina, vuol suggerire che si tratterà di una “restaurazione religiosa”. Nascerà una società nuova, anche dopo il crollo della monarchia israelitica, la società che è pura grazia di Dio. Sarà la parola di Dio a compiere il miracolo di una società rinnovata: “Io, il Signore, ho parlato e lo farò”. Agli Israeliti, che ascoltavano il profeta Ezechiele, occorreva una grande fede per accogliere questa gratuita promessa divina. Ma Dio chiedeva loro proprio questo: di affidarsi totalmente e senza riserve alla potenza della parola di promessa del loro Dio.

Il granello di senapa

La parabola sottolinea che il granello di senapa è “il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra”. È una realtà apparentemente debole e insignificante. Esso non sembra avere efficacia e forza, tanto è piccolo. Così appariva il ministero di Gesù agli occhi umani: un’attività limitata, priva di grandi mezzi, basata sulla parola e qualche miracolo. Ma il mondo sembrava indifferente a quell’uomo di Nazaret. Come poteva quell’uomo cambiare il mondo? Ebbene, Gesù risponde affermando che il suo ministero e la sua vita sono come il granellino di senapa, che una volta seminato “diviene più grande di tutti gli ortaggi”. C’è dunque un’energia vitale nascosta e potente nell’apparente insignificanza della vita di Gesù.

Ma il frutto sarà grandioso: la venuta del regno in tutto il suo splendore. Anche la parabola del seme che cresce da solo mostra come il Padre agisce attraverso il ministero di Gesù. Con il ministero di Gesù viene seminato il seme della parola e dell’energia salvifica divina. Esso sembra sotterrato e inesistente; il seminatore sembra non curarsi di quel che succede al seme. È ancora il problema dell’apparente irrilevanza della vita e dell’opera di Gesù. Eppure quel seme cresce, si sviluppa, diventa una pianta e produce frutto.

Gesù, dunque, ha paragonato la sua esistenza a un piccolo seme che sembra una realtà da poco, che viene nascosto nel terreno, quasi si annienti e scompaia. Come aspettarsi da quel piccolo seme il cambiamento del mondo?

L’esistenza della comunità cristiana non segue una legge diversa da quella di Gesù. Anche il singolo cristiano o la comunità ecclesiale rivive l’esperienza di Gesù: essere minoranza, piccola cosa, apparenza irrilevante agli occhi del mondo. Pensiamo alle obiezioni rivolte ai cristiani: che cosa fate voi per migliorare e cambiare il mondo? Che contributo può dare la preghiera per un mondo più umano e più giusto? E così via. Gli uomini che non hanno fede non possono e non sanno apprezzare la potenza divina che opera nella semplice esistenza di un discepolo di Gesù o in una piccola comunità cristiana. Là è seminato il regno di Dio, là è presente l’unica forza che salva il mondo. E quante esistenze nascoste o comunità non appariscenti portano in sé il seme del regno di Dio, cioè l’azione salvifica che irraggia nel mondo intero!

In esilio

Certo, noi viviamo attualmente “in esilio”, ci dice Paolo nella 2a lettura. È la patria della fede e non della visione. È il luogo di una certa lontananza dal Signore, poiché le nostre esistenze, cioè quel che Paolo chiama “corpo”, non abitano pienamente presso il Signore.

La consapevolezza della nostra condizione pellegrina di esuli non è un ostacolo per tendere al Signore e alla “patria” se “siamo pieni di fiducia”. Ci sentiamo soli, inutili, sterili, incamminati verso la morte e quindi tristi soltanto perché non confidiamo totalmente nel Signore.

L’apparente insuccesso della sua vita non ha scoraggiato Gesù, perché egli viveva interiormente unito a Dio, perché egli aveva posto tutta la sua fiducia in Dio. Anche se la sua vita sembrava soltanto un piccolo seme, Gesù sapeva che in quel seme era racchiusa una potenza straordinaria, la stessa energia di Dio. S. Paolo ci esorta a fare come Gesù: “Siamo pieni di fiducia, sempre, e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore”.
Il cristiano sa relativizzare la condizione presente perché la giudica un momentaneo esilio. Non è la situazione definitiva. Ciò che conta è soltanto Dio, perciò “ci sforziamo, sia dimorando nel corpo sia esulando da esso, di essere graditi a lui”. Egli soltanto è la misura assoluta della nostra esistenza. Se invece valutiamo la nostra vita in base a criteri sociologici o di successo immediato, rischiamo di non capire che il seme diventerà una grande pianta. Guai se ci fermiamo a considerare soltanto il seme senza capire che da esso, se è il seme di Dio, nascerà il meraviglioso albero del regno di Dio.

Fonte

Tratto da “Omelie per un anno 1 e 2 – Anno A” – a cura di M. Gobbin – LDC

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 17 Giugno 2018 anche qui.

Mc 4, 26-34
Dal Vangelo secondo Marco

26Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
30Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
33Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. 34Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 17 – 23 Giugno 2018
  • Tempo Ordinario XI
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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