Commento al Vangelo di domenica 16 Giugno 2019 – Wilma Chasseur

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QUALI COSE VOLEVA DIRE IL SIGNORE?

La Pentecoste ci invitava a guardare in alto, la Santissima Trinità ci invita a guardare dentro, quindi oggi vi invito a fare un pellegrinaggio nel centro più nascosto del vostro cuore. Ma prima voglio soffermarmi su una frase del Vangelo che Gesù dice ai discepoli: “molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Su questa frase mi sono fatta almeno due domande: quali cose avrebbe voluto dire, e perché i discepoli non sono capaci di potarne il peso? Alla prima domanda non so rispondere, perché le cose che voleva dire Gesù le sa solo Lui, glielo chiederemo quando lo vedremo. Ma alla seconda so rispondere, anche perché lo lascia intendere il versetto successivo: è perché non avevano ancora ricevuto lo spirito di verità. E credo che anche a noi direbbe la stessa cosa: quante volte nella preghiera abbiamo delle liste e degli elenchi interminabili da fargli, ma non riusciamo a stare un po’ in silenzio per ascoltare le tante cose che Lui avrebbe da dire a noi, e probabilmente oltre a non essere capaci di portarne il peso, non siamo neanche capaci di fare silenzio per ascoltarle.

Verità di ragione e verità di fede

Ma veniamo alla Santissima Trinità. In teologia si studiano verità di ragione e verità di fede. L’esistenza di Dio ad esempio, è una verità di ragione, perché ci sono arrivati i filosofi antichi, prima ancora della rivelazione giudeo-cristiana. Ma alla Trinità nessuna ragione umana sarebbe mai pervenuta se non ce l’avesse rivelata Gesù in persona. La ragione dice che Dio c’è ma non chi è, cioè una pluralità di persone in un’unica natura.

Mentre la fede ci parla di tre persone.

Il Padre è la prima Persona, è Colui che non procede da nessuno perché non è mai stato creato: è sempre stato e sempre sarà. Il Figlio o Verbo è la seconda Persona perché procede dal Padre come il raggio procede dal Sole. E’ cioè della sua stessa natura. Il Verbo o Logos è la conoscenza che Dio ha di se stesso. Nell’atto di conoscersi, Dio genera questa seconda Persona che è il Figlio. Quindi deve per forza essere seconda rispetto al Padre, in ordine all’essere. Lo Spirito Santo è la terza Persona perché procede, non dalla conoscenza, ma dall’amore reciproco del Padre e del Figlio, quindi presuppone l’esistenza delle altre due Persone, dal cui amore procede. E deve perciò essere la terza Persona.

Tutto circola

Dio trino dunque, ma Dio è anche uno: qual è il mistero dell’unità nella Trinità? C’è un’unica sapienza, un’unica esistenza, un unico amore per tutti e Tre. Cioè: il Padre, il Figlio e Lo Spirito Santo, non hanno ognuno una propria vita, una propria sapienza, un proprio amore e così per tutti gli attributi, ma c’è una vita sola che circola ininterrottamente in tutti e Tre e non finisce mai. Noi invece, abbiamo solo un fazzolettino di esistenza che serve solo a noi: una madre che vede morire il figlio, vorrebbe potergli dare la propria vita ma non può perché ne ha appena per sé stessa. Come uno scienziato, la sua sapienza, una volta che egli muore, se la porta via con sé, non può lasciarla in eredità a nessuno. Invece in Dio c’è un’unica sapienza infinita che è continuamente comunicata ai Tre come c’è un’unica esistenza infinita che circola ininterrottamente nelle Tre Persone. E la vita eterna sarà che questa esistenza infinita, circolerà anche in noi: non vivremo più del nostro fazzolettino di esistenza, ma vivremo della stessa vita di Dio che ci verrà comunicata per l’eternità.

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