Commento al Vangelo di domenica 16 Giugno 2019 – mons. Giuseppe Mani

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La festa di Dio – La S.S. Trinità

Ogni domenica è la festa della S.S Trinità perché è il giorno di Dio, la risposta al Primo e Massimo comandamento “Ricordati di santificare le feste” anche se la Chiesa vuol dedicare alla fine del periodo Pasquale una domenica particolare al mistero di Dio stesso che è il primo dei due “Misteri principali della nostra santa Fede”: L’unità e la trinità di Dio.

Quest’anno la festa della S.S. Trinità ha per me un significato particolare avendo visitato a Mosca un mese fa la galleria Tretijakov dove mi sono soffermato a lungo davanti all’Icona della S.S Trinità di Rublov ed aver pregato a lungo davanti all’icona della Madonna della tenerezza. Due momenti meravigliosi in cui la grande anima del monaco Andrej Rublof ci ha trasmesso la forza della luce della Sua contemplazione. Per parlare della Trinità bisogna essere Santi, cioè aver abitato a lungo nella Trinità beata e dopo , aver parlato, sentirsi incapaci di proseguire nella descrizione del mistero che ci sovrasta.

E’ stata l’esperienza di sant’Agostino che lascia incompiuta la sua opera sulla Trinità, come l’evidente esperienza dei pittori mistici a cui il pennello non risponde più alle necessità del cuore . Cosa dirò della Trinità? Comincio col dirvi l’impressione che mi ha fatto una espressione forte del filosofo Massimo Cacciari che rivolgendosi ai cristiani li esortava così: “Salvate almeno la Trinità che è tutto: è l’unità nella diversità”.

Quanto ha ragione! Il problema più grave e il rischio tremendo della storia è di identificare l’unità con l’uniformità. È la tentazione di tutte le dittature: non ammettere un pensiero diverso, una cultura diversa ma uniformare tutto a Regime mentre gli uomini sono creati ad immagine della Trinità: vivere uniti nella più assoluta diversità che è sinonimo di libertà e di ricchezza. Uniformità è sempre povertà mentre la diversità è sinonimo di ricchezza. Anche in famiglia non c’è niente di più squallido dei figli tutti impiegati in banca perché il padre è bancario o , peggio ancora carabinieri, perché il padre è dell’arma.

Dio non ci crea con lo stampino, ci vuol tutti Santi ma non santini. La Trinità è la nostra famiglia in cui si respira libertà in cui non c’è la cultura dell’allevamento ma lo splendore della foresta in cui si respira il trionfo della vita. L’altro pensiero che non dobbiamo mai dimenticare è che la Trinità è la nostra Famiglia da cui veniamo, in cui viviamo e in cui abiteremo per sempre. San Paolo , parlando agli ateniesi disse che è “il Dio in cui viviamo, ci muoviamo e siamo” e Dio ci tiene particolarmente alla libertà dei suoi figli che ripongono in Lui la loro fiducia e la certezza della vita.

Non dobbiamo mai dimenticare che il messaggio fondamentale del Vangelo è che siamo figli di Dio e che apparteniamo alla Sua famiglia: Dio è nostro Padre, Gesù è nostro fratello, lo Spirito Santo è la vita della nostra anima. E non siamo parte onoraria di questa famiglia divina ma il Padre è sempre in noi perchè neppure un capello cada senza il suo permesso. Gesù è sempre con noi per conformare i sentimenti del nostro cuore a quelli del suo Cuore.

Lo Spirito Santo è in noi per rendere la nostra vita divina come la Sua e parteciparci tutta la potenza dell’Amore di Dio. Nella fede possiamo anticipare quella che sarà l’esperienza di tutta l’eternità: vivere nella gloria del Padre, per mezzo del Figlio nello Spirito santo. La dignità dell’uomo si fonda tutta su questa intimità che può mantenere con la Trinità.

Fonte – il sito di mons. Giuseppe Mani

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