Commento al Vangelo di domenica 16 Febbraio 2020 – Comunità Kairos

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Il brano di questa settimana si inserisce nel più ampio contesto del “discorso della montagna” che si apre con la proclamazione delle beatitudini, ossia quella condizione di “felicità”, dono gratuito della misericordia di Dio, a cui sono chiamati tutti gli uomini, a prescindere dai propri meriti, in quanto figli destinati al regno e all’amore incondizionato del Padre.

Alle beatitudini seguono i due detti, quello sul sale e sulla luce, che mirano a mettere a fuoco quali sono le modalità esistenziali con cui i discepoli sono nel mondo e che vengono presentate come una caratteristica immanente del cristiano e non un obiettivo da raggiungere. Poi, a partire dai versetti di questa settimana e sino alla conclusione del capitolo 5, il discorso si sposta sul rapporto con la Legge che riceve la sua chiave interpretativa proprio nel versetto 17: Gesù non è venuto per abolire la Legge ma per portarla a compimento nella sua pienezza, spostando l’attenzione da un piano di mera precettistica ad una autentica adesione del cuore. Gesù, quindi, è ben lungi dal proporre una rigida e sterile osservanza della Legge quanto piuttosto un vivere la legge a partire dalla buona novella del regno che Gesù ha proclamato.

Il discorso che qui viene fatto sembra essere un richiamo ad una serie di modalità del vivere (cristiano) in cui si può attuare l’essere discepoli.

 

In apertura, Gesù chiarisce il suo ruolo nell’economia della storia della salvezza: Egli è colui che permette la piena realizzazione della relazione tra l’uomo e Dio che nella vecchia alleanza è stata stabilita attraverso la Legge e i Profeti e che qui trova la sua piena espressione.

In questo panorama si inserisce il concetto di “giustizia”, che viene ad essere una parola chiave dell’intero capitolo. “ ‘ Giustizia’ in Matteo […] ha prima di tutto un valore soggettivo: è la fedeltà, la coerenza della nostra obbedienza alla volontà di Dio espressa nella legge” (cfr. A. Mello, Evangelo secondo Matteo, 1995, p. 113), una autentica ricerca di adesione alla volontà di Dio. In ciò si basa la differenza con l’interpretazione della “giustizia” da parte degli scribi e dei farisei, categorie di persone, che qui stanno a rappresentare tutti coloro che, nella strenua osservanza del precetto, attuano una distorsione della propria relazione con Dio alla ricerca di un riconoscimento autocentrato (Mt 6, 1: “State attenti a non fare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro”).

Nella presentazione della Legge, Gesù non si limita ad “aggiungere” qualcosa (il valore della particella che introduce la seconda proposizione dei versetti 21-34 non è necessariamente avversativo ma può essere esplicativo) ma sposta proprio la prospettiva di osservazione al cuore dell’uomo: la vera giustizia, ossia l’adesione obbediente alla volontà di Dio, si realizza nella misura in cui l’uomo vive autenticamente e in pienezza la sua relazione con il fratello.

Pertanto, se Gesù nella prima parte di queste coppie di versetti si rivolge ad un generico “voi” (“Avete inteso che fu detto…”) nella seconda parte si rivolge ad un “tu” specifico, ognuno di noi, chiamato a vivere nella radicalità e nella coerenza la relazione con il fratello, non attraverso uno svuotamento della legge, ma attraverso una ricerca di giustizia più profonda.

In questa prospettiva, può essere compreso con il comandamento del “Non uccidere” non può riferirsi soltanto ad una effettiva eliminazione fisica di un altro ma come, in un percorso di coerenza, il piano si sposti ad ogni occasione in cui la relazione con il fratello sia distorta dall’ira.

Matteo è l’unico tra gli evangelisti che pone in relazione la riconciliazione con il fratello (la parola “riconciliazione” in bocca a Gesù compare significativamente solo in Mt 5, 23) con l’offerta di culto. La riconciliazione con il fratello deve precedere qualsiasi offerta cultuale e deve partire dal “ricordarsi” se il fratello ha qualcosa contro di noi, senza che avvenga più una distinzione tra chi arreca e chi subisce l’offesa.

Nel percorso che, attraverso la meditazione e la maturazione, porta alla riconciliazione con i fratelli, la prima cosa da fare è sanare il conflitto e ripristinare la relazione. Non si può rivolgere il proprio culto al Padre senza che prima non si sia ripristinata la relazione con il fratello. In tal senso, in questo passo di Matteo la riconciliazione diventa la cartina di tornasole per l’autentico significato del culto. Il vero fondamento di una vita riconciliata con i fratelli è il cuore riconciliato con Dio.

Analogamente, anche nei versetti relativi all’adulterio (vv. 27-31) il piano viene spostato dai fatti e dal fenomenico, al piano più profondo delle intenzioni del cuore, dal momento che il discorso non verte su un inasprimento in termini moralistici quanto ancora una volta a guardare le ragioni profonde del cuore e all’essere umano in quanto tale.

Così, la stessa radicalità e autenticità è richiesta anche nel parlare perché non avvenga che il nostro cuore sia diviso e ambiguo, facendoci essere delle persone doppie tra ciò che diciamo e ciò che poi mettiamo in pratica, consegnandoci ancora una volta ad una sterile ed esteriore espressione del culto, e una adesione alla legge che si basi solo sull’apparire. Piuttosto la cifra che unifica il cuore è proprio la relazione con il prossimo in cui si misura e si realizza quel processo di interiorizzazione della legge che passa attraverso una costante e coerente vigilanza sulle intenzioni profonde del cuore, perché quel “tu” a cui Gesù si rivolge sa di essere amato e accettato incondizionatamente sino in fondo e nelle sue debolezze dal Padre.

Luisa

Commento a cura di Annalisa Greco

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)


Letture della Domenica
VI Domenica del Tempo Ordinario – ANNO A
Colore liturgico: VERDE

Prima Lettura

A nessuno ha comandato di essere empio.Dal libro del Siracide

Sir 15, 15-20, NV 15, 16-21

Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.

Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.

Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.

Grande infatti è la sapienza del Signore;
forte e potente, egli vede ogni cosa.

I suoi occhi sono su coloro che lo temono,
egli conosce ogni opera degli uomini.

A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 118 (119)

R. Beato chi cammina nella legge del Signore

Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore. R.

Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti. R.

Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge. R.

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore. R.

Seconda Lettura

Dio ha stabilito una sapienza prima dei secoli per la nostra gloria

Dalla Prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi

1 Cor 2,6-10

Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.

Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.

Ma, come sta scritto:

«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano». Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito;  lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Parola di Dio

Vangelo

Così fu detto agli antichi; ma io vi dico.

Dal Vangelo secondo Matteo 
Mt 5, 17-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!

Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Parola del Signore.

Forma breve:

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5, 20-22a.27-28.33-34a.37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Parola del Signore

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