Commento al Vangelo di domenica 16 Dicembre 2018 – mons. Giuseppe Mani

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Il tema principale della liturgia di oggi, soprattutto delle prime due letture è la gioia. C’è molto da camminare per scoprire che il messaggio cristiano è una Buona Novella e che l’ambiente normale della nostra vita e della nostra fede è la gioia di un essere che si sente liberato.

Si è talmente insistito sulle “esigenze” che si è perso di vista che tutta la condotta cristiana non è che la conseguenza di una scoperta fondamentale: noi siamo amati e Dio è con noi. Se un uomo non ama la sua sposa è inutile imporgli dei gesti di amore. Se la ama questi gesti non hanno ragione di essere imposti: saranno spontanei.

Così tutto il comportamento cristiano è “frutto” di un albero le cui radici sono l’incontro di Dio e dell’uomo. Questa è la prima cosa. Ed è là che nasce la gioia. Questa gioia dell’uomo che ha trovato il tesoro nel campo. Il Signore è in te. La prima lettura a due riprese ci rivela la causa della gioia, la sua sorgente: “Dio è in te”. Il Vangelo ci dice “Egli viene”. Qui è utile ricordare il grande problema di Israele e il nostro: “Dio è con noi?”, in noi, in mezzo a noi? Lungo la strada dell’Esodo, alle prese con le difficoltà della vita si era insinuato il dubbio: Dio, cioè a dire la potenza della vita, ciò che fa esistere il mondo, l’amore che anima gli esseri verso la loro pienezza, c’è veramente o è assente?

C’è o ci lascia ai nostri problemi? Tutta la fede si gioca sulla risposta a questa domanda. La risposta della Bibbia è “Rallegrati, il Signore è con te!” Questa risposta trova la sua piena espressione in Cristo che è “Dio con noi”. Paolo ci dice “Non preoccupatevi di nulla”. Il discorso della montagna ci dice che il dubbio è il vizio fondamentale perché non riconosce Dio come Padre, dunque ignora ciò che Egli è. Il nuovo e l’antico. La prima e la terza lettura ci parlano della venuta di Dio come qualcosa di nuovo. Notiamo i verbi al futuro. Si è creata una nuova situazione. Da cui la gioia ma ecco il problema: Dio non era già venuto?

C’è stato un momento in cui non abitava col suo popolo? Non era con loro durante la deportazione in Babilonia? E durante il tempo di fame e di sete durante l’esodo? Tutta la Scrittura ci dice che Dio era là. Il Vangelo di Giovanni comincia “In principio era il Verbo ….. Tutto ciò che vive, vive in Lui”. Dunque la nuova venuta di Dio non fa che rinnovare qualcosa che esisteva già da sempre. La gioia viene da questa manifestazione, da questa certezza nuova. “Dio era là e io non lo sapevo” (Genesi 28,16).

Anche la venuta di Cristo manifesta una salvezza che si compie in Lui e per mezzo di Lui ma che salva gli uomini fin dall’inizio. Abramo è ciò che è perché il Cristo verrà e compirà la sua Pasqua. Sappiamo che Dio “era, è, e viene”. Cosa dobbiamo fare? E’ il problema degli ascoltatori di Giovanni. Tutte le consegne che egli dà ai suoi riportano all’amore, anche “contentatevi della vostra paga” che esclude il modo di arrotondare la somma. Avendo saputo e riconosciuto che Dio è amore l’uomo deve ricostruirsi ad immagine dell’amore.

Questa non è una esigenza di tipo morale. E nella gioia della Buona Novella. Prima di essere una esigenza di amore il cristianesimo è la presa di coscienza di essere amati, la certezza di essere presi e avvolti dall’amore. Dio è il primo.

Commento a cura di mons. Giuseppe Mani dal sito www.giuseppemani.it

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III DOMENICA DI AVVENTO – ANNO C

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 16 dicembre 2018 anche qui.

Lc 3,10-18

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

  • 09 – 15 Dicembre 2018
  • Tempo di Avvento II
  • Colore Viola
  • Lezionario: Ciclo C
  • Anno: III
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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