Commento al Vangelo di domenica 15 Settembre 2019 – mons. Giuseppe Mani

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Risuona continuamente il rimprovero di Gesù “I vostri pensieri non sono i miei pensieri. Diventate uomini più umani come il Padre vi ha fatti” Queste domeniche che seguono possiamo considerarle come un cammino iniziatico durante il quale Gesù ci accompagna per diventare suoi migliori discepoli.

Cambiare il nostro sguardo sugli altri.
La prima lezione è radicale: tutto ciò che in umanità è perduto può essere ritrovato, e allora siamo felici. Gesù si trova davanti due categoria di uditori: i farisei e gli scribi da una parte , i pubblicani e i peccatori dall’altra. I discepoli assistono alle reazioni di Gesù.

Le prime due parabole: la dramma e la pecora perduta mostrano la necessità dell’urgenza di ritrovare e la gioia suscitata dal loro ritorno. I discepoli non possono essere passivi dinanzi all’esclusione della società ma devono essere inventivi per reintegrare il più possibile la vera fraternità umana.

La terza parabola, quella del figliol prodigo fa parte del tesoro evangelico tramandatoci da Luca e ci mostra il cammino possibile del ritorno di colui che si è smarrito. Il figliol prodigo ha il ruolo dei peccatori, del suo uditorio, il figlio maggiore occupa il posto dei farisei, del primo gruppo, sicuri della loro eredità.

Educare lo sguardo sugli altri è una delle insistenze più costanti della pedagogia di Gesù. Qui fa intervenire l’immagine del Padre di tutte le misericordie. Il ritorno è una riconciliazione nell’intimo “Tornerò da mio Padre e gli dirò: Padre ho peccato contro il cielo e contro di te”. E’ soltanto dopo questo perdono ricevuto nel profondo come figlio che può realizzarsi la gioia della reintegrazione nella famiglia umana.

Questa lezione per noi cristiani è difficile. Se si tratta dell’intimo della conversione di ciascuno, la lezione resta un richiamo sempre nuovo al perdono.

Come guardare coloro che la nostra società ha escluso, designati come reprobi e che alcuni cercano di reintegrare nel corpo sociale? Eppure Gesù ripete “Non giudicate e non sarete giudicati” e preghiamo “Perdona a noi come noi perdoniamo ai nostri debitori” e ancora “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a Te”.

Ma la vita sociale non può correre il rischio della presenza di ladri che sono un pericolo pubblico. Non dobbiamo difendere gli onesti dai malfattori, i deboli dai bruti, i piccoli dai perversi? Si tratta di discernere ciò che veramente Gesù dice. Si tratta di modificare lo sguardo sulle persone non sugli atti. Gli atti restano condannabili e la giustizia degli uomini deve potere con tutta saggezza prevenire ma non spengere la speranza del pentimento e della richiesta del perdono.

E dinanzi all’atteggiamento del figlio maggiore? Paolo ha chiaramente l’immagine dei giudei dinanzi alla predicazione ai pagani di cui Luca ne era testimone.

Nell’attualità dei nostri drammi, la prova dolorosa che tocca la chiesa può aiutarci a riflettere sull’insegnamento di Gesù. I preti pedofili non possono sfuggire alla giustizia degli uomini. Tardivamente ce ne siamo accorti. Hanno fatto del male a degli innocenti e possono continuare a distruggere la vita di fanciulli nonostante il perdono che dai vescovi gli era stato concesso sperando nella loro guarigione. La protezione delle future vittime è un dovere. Ma come aiutare questi uomini a non nuocere permettendo la misericordia se chiedono il perdono riconoscendo l’orrore di ciò che hanno fatto? Come salvare il loro avvenire di uomini all’interno della prigione degli uomini? Sono esclusi dal nostro amore o dobbiamo trovare il modo di far rilevare ai loro occhi, quando si pentono, quanto hanno fatto di male. L’atteggiamento di Gesù non è naif ne lassista come ascolteremo tra qualche domenica in Luca 17, 1-4.

Luca mette il passaggio dei discepoli “Aumenta in noi la fede”. Qual’ è l’atteggiamento giusto in queste situazioni? “Siate perfetti come il Padre vostro è perfetto”. La porta dell’onestà è stretta e non si tratta soltanto di osservare la legge ma anche di cambiare lo sguardo e il cuore. La strada del discepolo, anche se è Vescovo non è evidente. La nostra strada sale a Gerusalemme e non dobbiamo mai cessare di metterci alla scuola del Maestro che affronta il male con tutte le forze e apre a tutti la strada della salvezza fino all’estremo del suo dono di se: la Croce!

Fonte – il sito di mons. Giuseppe Mani

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Letture della
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Il Signore si penti del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Dal libro dell’Esòdo
Es 32,7-11.13-14

 
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
 
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervice. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».
 
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”».
 
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 50 (51)

R. Ricordati di me, Signore, nel tuo amore.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.
 
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.
 
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi. R.

Seconda Lettura

Cristo è venuto per salvare i peccatori.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
1 Tm 1,12-17

 
Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.
 
Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
 
Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 15, 1-32
 

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
 
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
 
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
 
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
 
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
 
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Parola del Signore

Oppure forma breve: Lc 15,1-10

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