Commento al Vangelo di domenica 15 Dicembre 2019 – Paolo Curtaz

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Il commento al Vangelo di domenica 15 Dicembre 2019 – Anno C, a cura di Paolo Curtaz. Qui di seguito il testo ed il video.

Sei davvero tu? 

Si certo, arriva un ennesimo Natale.

E in qualche modo ci stiamo preparando e leggiamo pure e meditiamo i vangeli insieme a Curtaz, o a padre Ermes, o a Maggi e Armellini che ci aiutano. E ci stiamo anche dando da fare per ritagliarci un qualche spazio di sopravvivenza in quella notte. Che so, un po’ di preghiera in silenzio, mezza giornata di ritiro in parrocchia, la novena…

E passeremo anche questo Natale, fidatevi, speriamo indenni, forse un po’ scossi o amareggiati.

Perché Natale, smettiamola di fingere, è un coltello piantato nella carne dei buoni sentimenti, nel nostro io bambino che aspettava quella notte come la notte.

Allora, prima sommessamente, poi tambureggiante, insostenibile, sorge un dubbio che, santamente, cerchiamo di ricacciare nel buio dell’oblio. Ma più lo allontaniamo da noi, relegandolo nella periferia della mente e più incalza, feroce.

Ha senso tutto questo? Davvero siamo stati salvati? E da chi, da cosa?

Non è cambiato molto dopo duemila anni, dai.

E anche noi cristiani stiamo dando al mondo un osceno spettacolo di incoerenza: proprio i popoli che hanno accolto il Vangelo sono fra i più agguerriti predatori del pianeta, indifferenti alle esigenze di altri popoli che non esitiamo a sottomettere economicamente.

La dico io, visto che non osate: e se fossimo presi la più colossale cantonata della Storia?

Se Gesù, alla fine della fiera, grandissimo uomo di Dio, affascinante e colto, amabile e amato, altri non fosse che uno dei o, se volete, il principale fra gli idealisti che hanno calpestato questo pianeta?

Se, davvero, questa storia di Dio che viene, fosse una solenne delusione?

Tranquilli; siamo legittimati ad avere tutti i dubbi del mondo.

Perché dubbioso è stato il più grande uomo mai visto sulla terra.

Il profeta Giovanni.

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In carcere

Giovanni ha perso. Sta per essere ucciso, spazzato via dall’irritazione di una donna che non sopporta la verità e dal suo amante, re-fantoccio, che non sa decidersi.

Così finisce il grande movimento del Battista che ha radunato attorno a sé migliaia di persone avvinte dalla sua predicazione. E, prima ancora, avvinte da lui.

Ma ora Giovanni è scosso.

È scosso soprattutto per le notizie che gli giungono da lontano.

Dalla predicazione del Nazareno.

Nessuna ascia. Nessun albero tagliato. Nessuna rivoluzione. Nessun fuoco a divorare gli impenitenti.

Niente. Nulla. Nada.

Gesù non minaccia, perdona.

Non incute timore, accoglie.

Giovanni è scosso. E se si fosse sbagliato?

E quanta compassione suscita il dubbio di un profeta. Di quel profeta.

Se il più grande dei profeti ha avuto un dubbio così devastante, perché non io?

Sei tu?

Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?

Questa storia che si incarta sempre negli stessi errori si può salvare?

Questo uomo che cresce in ogni conoscenza ma non nella saggezza, si può redimere?

E di più e peggio: questo Dio che si è svelato, alla fine, ha cambiato qualcosa?

Cosa stiamo per celebrare fra qualche settimana? Una innocua e insopportabile fiera della bontà?

Dubbi su dubbi. Dubbi che vedo diffondersi in questa lunga notte dell’uomo, in questa ipertrofia dell’anima.

Dubbi che mi vengono confidati da questo pulpito di byte, di persone belle, di chi ci ha creduto, di chi si è giocato fino in fondo.

Lo ha avuto Giovanni questo coraggio e lo abbiamo anche noi.

E se ci fossimo sbagliati?

Andate a dire a Giovanni

Gesù non dà una risposta ai discepoli del Battista. E nemmeno a noi.

Ci lascia nel dubbio. Ci obbliga a fare un salto. A vedere oltre.

E riprende la profezia di Isaia che abbiamo appena letto.

I ciechi vedono. I sordi odono. I muti parlano. I morti risorgono.

Sì, è vero. Ma quanti ciechi e sordi e muti e morti sono rimasti tali.

Nulla di eclatante, briciole, segni sfumati.

È lo sguardo che cambia.

Gesù non rassicura Giovanni. Non rassicura noi. Ci dice di spalancare lo sguardo.

Dice a Giovanni e a noi: guardati intorno.

Guardiamoci intorno e riconosciamo i segni della presenza di Dio: quanti amici hanno incontrato Dio, gente disperata che ha convertito il proprio cuore, persone sfregiate dal dolore che hanno imparato a perdonare, fratelli accecati dall’invidia o dalla cupidigia che hanno messo le ali e ora sono diventati gioia e bene e amore quotidiano, crocefisso, donato.

Guarda, Giovanni, guarda i segni della vittoria silenziosa della venuta del Messia.

Anch’io li ho visti, quei segni.

Anch’io ho visto la forza dirompente del Vangelo, ho visto persone cambiare, guarire, scoprire. Anch’io ho visto nelle pieghe del nostro mondo corrotto e inquieto gesti di totale gratuità, vite consumate nel dono e nella speranza, squarci di fraternità in inferni di solitudine ed egoismo.

Ho visto e vedo i tanti segni del Regno.

Ho visto me. E quanto il Vangelo mi ha cambiato.

Cosa siete andati a vedere?

E Gesù rilancia.

Cosa siete andati a vedere?

Non dice ad ascoltare. Perché Giovanni e la sua vita sono il suo annuncio e la sua profezia.

Perché le parole non bastano, non servono, a volte sono in contraddizione con quanto diciamo.

Giovanni no: è un profeta asciutto e rude, consumato dal vento e dal fuoco di Dio.

E questo fuoco si vede da lontano.

Siamo chiamati ad annunciare il Vangelo. A volte anche con le parole.

Di questo, forse, dovremmo preoccuparci; diventare noi quella profezia.

Davanti ai tanti che si chiedono se dobbiamo aspettarne un altro, Gesù indica a Giovanni i tanti segni della presenza di Dio e ai suoi discepoli Giovanni, profezia vivente.

Siamo noi quella profezia per le persone che incontreremo in questi ultimi giorni prima del Natale.

Se lo vogliamo.


Letture della
III DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A
Colore liturgico: VIOLA o ROSACEO

Prima Lettura

Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi.Dal libro del profeta Isaìa

Is 35,1-6a. 8a. 10

Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.

Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».

Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 145 (146)

R. Vieni, Signore, a salvarci.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R. 

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.

Seconda Lettura

Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Gc 5,7-10

Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.

Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.

Parola di Dio

Vangelo

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,2-11 

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Parola del Signore

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