Commento al Vangelo di domenica 15 Aprile 2018 – Comunità Monastica Ss. Trinità

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«Ma non mi riconosci?».

È capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di trovarsi dinanzi a qualcuno che chiede di essere identificato come quel tale compagno di scuola, di lavoro, di una qualche avventura estiva o invernale, di un’esperienza vissuta assieme in un tempo ormai trascorso… Prima di indagare mediante domande di approfondimento e prima di metter mano a documenti probanti, cosa abbiamo fatto per verificare l’ipotesi? Abbiamo guardato con attenzione il volto del nostro interlocutore, ovviamente!

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È curioso che nel brano evangelico odierno Gesù chieda di essere riconosciuto… dalle mani e dai piedi! Ora, né Gesù né l’evangelista Luca erano dei burloni. Questa sorprendente espressione del Risorto ci aiuta invece… a non sentirci più sfortunati dei contemporanei di Gesù: se i suoi discepoli, che hanno vissuto con lui per anni, non lo hanno riconosciuto guardandolo in faccia, perché noi ci ostiniamo a sostenere che ci sarebbe più facile credere se lo avessimo visto ‘in carne e ossa’? L’invito di Gesù mira piuttosto a calibrare la nostra fede a un livello più profondo e ‘democratico’: ognuno di noi può dire con autenticità e autorevolezza che il Signore è risorto solo se accettiamo che egli sia anche… il Crocifisso! Ecco perché invita a guardare le mani e i piedi, dove sono – e restano! – impressi i segni, le cicatrici della sua morte orrenda e ingiusta. Il mistero della ‘finitudine’ divina, iniziato con il Natale, trova qui la sua massima espressione. Per condividere fino in fondo la nostra condizione umana, il ‘tutto’ sta e rimane in un ‘frammento spezzato, crocifisso’. Ma la ‘credibilità’ di Gesù sta proprio nel non aver voluto fare il dio ‘ovvio’, giocare ad un dio ‘scontato’, che mantiene le distanze e le distinzioni…

Se gli Undici erano «sconvolti e pieni di paura» (v. 37) non è soltanto perché credevano di

«vedere un fantasma» (vv. 37.39) ma probabilmente perché temevano di essere ripresi – e non poco! – a causa della loro assenza sotto la croce di Gesù. Era pertanto difficile affrontare questo sorprendente incontro con il loro maestro nel clima della ipotizzata ‘rimpatriata’ di cui sopra si diceva… E invece non c’è nulla di tutto ciò nelle parole di Gesù che Luca ci riporta. Emerge piuttosto la ferma volontà di voler farsi vicino ai suoi discepoli, di consolare il loro dolore, illuminare la loro delusione, apprezzando la loro disponibilità a ritrovarsi ancora insieme per dare ascolto a Pietro e ai due sconosciuti provenienti da Emmaus; soprattutto, per offrire loro la pace, pienezza di tutti i doni messianici.

In verità, seppur più lievemente rispetto a Cleopa e al suo compagno (cfr. vv. 24,25), Gesù ‘rimprovera’ i presenti, affermando con vigore che la sua morte in croce non è stato ‘un incidente di percorso’ da dimenticare quanto prima… Rammenta loro che avrebbero potuto ricordare le parole del Primo Testamento, in tutte le sue parti, in cui non veniva visto come contradditorio l’aspetto penoso e quello vittorioso: il percorso del Messia non era pensato come precluso alla prova, al rifiuto, all’ostilità, alla sofferenza, non era affatto profetizzato come una celeste cavalcata trionfale. Se è vero che ogni uomo cresce, matura e si appropria della sua umanità attraverso queste esperienze, perché le si sarebbe dovute escludere dall’esistenza di Gesù? Come avrebbe potuto costui innalzare, rialzare la vita dell’uomo se non l’avesse assunta in pienezza?

C’è effettivamente da «non riuscire a credere ed essere stupefatti per la grande gioia» (v. 41)! Lo sguardo deve essere stato addirittura trasognato quando Gesù ha incaricato questi uomini frastornati e impauriti di aiutare ogni uomo a interpretare la propria esistenza alla luce di quella vicenda che si era appena conclusa e li aveva così impressionati. Allora anche l’incarico di testimoniare a tutte le genti questa solidarietà umile, ma tenace e liberante, non sarà stato fonte di timore ma stupita riconoscenza, annuncio di benevolenza gratuita e generosa, esigente educazione alla maturità a misura di Cristo: era nata la Chiesa!

Fonte: Monastero Dumenza

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO
III DOMENICA DI PASQUA – ANNO B

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Lc 24, 35-48
Dal Vangelo secondo Luca

35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosé, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 08 – 14 Aprile 2018
  • Tempo di Pasqua II
  • Colore Bianco
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

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