Commento al Vangelo di domenica 13 Ottobre 2019 – don Marco Pozza

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Uno su dieci ce la fa

Probabilmente erano stati visti da tante persone. Persone che, vedendoli, avranno fatto finta di non vederli: “Non c’è più cieco di chi non vuol vedere” dice la gente del mio paese. Quando passa Lui, il Camminatore di Galilea, quei dieci lebbrosi-maledetti si mettono a gridare, pur restando a debita distanza da Lui: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi». E Lui più che vederli, li guarda: vedere è sapere quanti sono i colori, guardare è improvvisarsi pittore. Con l’arnese dello sguardo, poi, li guarisce tutti e dieci in un colpo solo, senza toccarli. Potenza del santo, mestiere di Dio: «Non importa tanto quello che vediamo – scrive Seneca -, importa piuttosto il modo con cui vediamo».

La carne è stata sanata, la lebbra è scomparsa, i corpi putrefatti son tornati ad essere fusti d’appetito per l’occhio.
Tutti a guardarsi le ferite sanate: “Che colpo di fortuna che proprio oggi Lui passasse di qua (mima il gesto della fortuna). Almeno un po’ di buona-sorte anche per noi dopo tutta questa sfiga. Senti che pelle, pare persino sia finta (si leviga l’avambraccio): prima parevo una carogna viaggiante!” Tutti, meno uno: è lì a cercare il guaritore, già non gl’importa più della guarigione. E adocchiatolo gli va incontro: «Tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo».

Ironia della sorte: «Era un samaritano», lo sfigato, il reietto, il foresto. Gli altri nove laggiù in fondo, a spartirsi la gioia per la malattia scomparsa: “Finalmente anche noi possiamo dire: prima-noi”. Il foresto – “non è dei nostri, non partecipa alle adunanze, non è tesserato” – torna da Lui, alla sorgente, per dire grazie. Li conosce bene gli uomini il Cristo-guaritore: che li conoscesse da tutta l’eternità è un fatto che sconcerta per troppa gioia, dopo il parto di Betlemme li conosce più carnalmente, essendosi fatto uomo pure Lui. Il che, badate bene, non toglie al Cristo la capacità di stupirsi dei dettagli: «Non ne sono stati purificato dieci? E gli altri nove dove sono?».

Li aspettava, chiaro. Non per sentirsi dire: “Grazie, senza di te saremmo stati dei falliti. Meno male ci hai pensato tu: eravamo carogne ambulanti. Sei grandissimo, Gesù!”. No, non li aspettava per raccogliere elogi: li aspettava perchè c’era dell’altro per loro. Che la guarigione fosse già stata tanta-roba pare chiaro, ma c’era un di più per loro. Cristo, guarendoli, aveva aperto la strada: l’avessero percorsa tutta, avrebbero guadagnato il doppio di quello che già riempiva il loro cuore. Guarire è tanto, ma essere salvi è tutto: «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato». L’ammalato è in piedi accanto al Guaritore: «In piedi e vicini si sta meglio – scriveva don Mazzolari ne Il compagno Cristo -. Sta meglio anche il più forte, perchè lo star sopra ad un altro, per tenerlo a terra non è una positura comoda e ci stanca, ci si sfibra e si vive male».

La vita non è una partita di pugilato.
Nessuna ripicca da parte di Cristo. Lui ha sempre ribadito di guadagnarci assai tutte le volte che non ci guadagna assolutamente nulla: è il guadagno dell’essere stato un servo inutile, tutt’altro che fannullone. Il rimpianto è per i nove: si sono accontentati d’essere guariti, potevano diventare salvati in un colpo solo. “Finalmente potrò tornare ad indossare le vesti corte: la pelle non fa più schifo. Senti che goduria: adesso voglio vedere cosa diranno quando mi vedranno nuovo-di-stecca, sembro uscito da un chirurgo plastico. T’immagini con quella che ieri manco mi guardava?” Sono discorsi di gente con gli occhi in giù, a guardare il dito scordandosi la luna.

Solo un samaritano ci vede bene, segue il dito e arriva alla luna: «Tornò indietro lodando Dio a gran voce». Ritornò per il suo grazie: «una sola parola, logora, ma che brilla come una vecchia moneta: “Grazie!”» (P. Neruda). Cristo ha bisogno di pensieri semplici: “Ti voglio bene. Grazie. Ho sbagliato. Scusa. Mi manchi”. Una persona grata è grata in ogni circostanza. Un’anima che si lamenta, si lamenta anche se vive in paradiso.

Commento a cura di don Marco Pozza

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Letture della
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Tornato Naamàn dall’uomo di Dio, confessò il Signore.

Dal secondo libro dei Re
2 Re 5,14-17

 
In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
 
Tornò con tutto il seguito  da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.
 
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 97 (98)
R. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.
 
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R.
 
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R.

Seconda Lettura

Se perseveriamo, con lui anche regneremo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 2,8-13

 
Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
 
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

Parola di Dio

Vangelo

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17, 11-19

 
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea.
 
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore

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