Commento al Vangelo di domenica 12 Maggio 2019 – Sorelle Povere di Santa Chiara – Gv 10, 27-30

27

Il Pastore

«le mie pecore ascoltano ; la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono» (Gv 10,27). Tre parole colpiscono in questa frase: ascoltare- conoscere- seguire. Sono tre parole che svelano un’unica realtà: l’unione tra il discepolo e il Maestro, dove il discepolo ascolta e segue mentre il Maestro conosce il cuore profondo del discepolo.

Pensando all’ascolto che il discepolo è chiamato a fare delle parole del Maestro, della sua voce, trova il suo centro il silenzio. Per ascoltare infatti occorre restare nel silenzio e vivere il silenzio non solo con la bocca, ma anche e soprattutto, con il cuore, luogo privilegiato dove si sente la voce del Padre. Il silenzio diventa un luogo dove la Parola trova il suo spazio e quindi può prendere dimora nella profondità del cuore.

Imparare a fare silenzio per mettersi in ascolto della sua Parola ci aiuta a plasmare il nostro cuore, dargli una forma nuova. L’ascolto è una delle prime cose che noi impariamo da bambini poiché per crescere, parlare e muoversi ci si deve mettere in ascolto di chi ci sta accanto per lasciarci da lui guidare.

L’ascolto è anche il primo comandamento che Dio consegna ad Israele per imparare ad essere il suo popolo: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.» (Dt 6, 4-5) . Un altro presupposto per l’ascolto nel profondo del cuore è essere veri con se stessi. Se non si accoglie la verità del proprio essere non si potrà mai ascoltare la Sua voce perché qualunque cosa ci dica lo percepiamo con la nostra voce, con il nostro pensiero, con il nostro desiderio e possiamo rischiare poi di condurre noi il nostro cammino. Se invece Lo ascoltiamo veramente, presentando a Lui tutto ciò che siamo e ci abita, lasciandoci cambiare dalla sua Parola solo allora lo possiamo seguire.

Tutto questo è la base per poter andare dietro a Lui nel cammino da discepolo.

“Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno
e nessuno le strapperà dalla mia mano”.

Signore, Tu sei il pastore che guida il suo gregge, le sue pecore e come ogni pastore conosci ogni pecora una ad una e dai loro vita per ognuna di loro. Il pastore è colui che sa lasciare liberi, ma che anche raduna in un unico gregge, è colui che ti fa fare tanta strada a volte anche movimentata, scoscesa, ma sa anche dove condurle e come deve nutrirle, sa di che cosa hanno bisogno una per una.

Come non pensare alle parole del Vangelo nella parabola della pecora smarrita dove il pastore lascia le novantanove pecore per andare a prendere quella che si era persa:

«Se un uomo a cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla in verità vi dico si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste  non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.» ( Mt 18,12-14) . Nessuna pecora, nessun discepolo va perduto. Tutto di noi è visto e conosciuto da Lui:

«Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie. La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco, Signore, già la conosci tutta. Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano» ( Salm 138 1-5)

Dio ci conosce, è come una madre che vede crescere il suo bambino e conosce ogni suo movimento. Anche quando noi siamo lontani da lui, Lui è con noi in ogni nostra parola, cammino, gesto: Lui è con noi e dentro di noi, nel nostro cuore. L’unione tra la conoscenza che il maestro ha di noi e il nostro ascoltare Lui  fa nascere nel discepolo la sequela. Seguire il Pastore anche se non sappiamo dove ci condurrà, ma da quella voce ascoltata non si può far altro che lasciarsi portare, seguirlo.

Il Signore ci guida anche la dove noi non vogliamo andare, ci fa percorrere anche strade che noi non capiamo, che ci sembrano impossibili da percorrere. Ci guida passando attraverso persone, esperienze della vita, cadute, ma davanti a tutto questo noi non possiamo far altro che seguirlo, che continuare ad ascoltare quella Parola che ci da vita e ci fa camminare, crescere.

Il seguirlo chiede per prima cosa il rinunciare a se stessi per poter vivere solo di Lui. Il nostro cuore non è capace di vivere due vite la nostra e quella di Dio, per viverne una dobbiamo lasciare, far morire l’altra, non siamo noi che guidiamo il nostro cammino, la nostra storia, ma solo Dio può guidarci per il sentiero della vita.

I primi a indicarci come fare sono i dodici che per primi hanno saputo lasciare le loro vite per seguire una persona che non conoscevano, ma che hanno percepito Vita.

«Gesù disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito lasciarono le reti e lo seguirono.»( Mc 1, 17-18)

Anche Levi vive la stessa esperienza «Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì.»( Mc 2,14)

Ci sono anche alcune donne che lasciarono tutto per seguirlo e sono coloro che lo accompagneranno fin sotto la croce. «Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.» (Mc 15,40-41).

Per rinascere a nuova vita c’è una morte da attraversare come un piccolo seme che per germogliare prima deve morire. Questa è la stessa esperienza che si fa quando lo si segue, questo non è facile, ma è un cammino di tutta la vita. Anche i discepoli per seguirlo hanno fatto fatica, non  hanno capito, Pietro arriva a chiedersi che significato ha tutto questo:

«Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi”. ( Mc 10,28-31)

Gesù ci insegna con la sua vita che il lasciare per consegnarsi nelle mani del Padre non è perdere, ma ricevere la pienezza di tutto. Questa voce che noi ascoltiamo, non può far altro che condurci alla sequela di Lui.

Queste tre parole formano il cammino della nostra vita ascoltare, camminare- seguire, conoscere-essere guidati, senza di esse saremmo perduti, non riusciremmo a crescere, ma saremmo come pecore senza pastore.

Un tale interrogò abba Antonio, dicendo: « Cosa devo fare per piacere a Dio?».

L’anziano gli rispose: « Fa’ quello che ti comando:

dovunque tu vada, tieni sempre Dio davanti ai tuoi occhi;

qualunque cosa tu faccia, appoggiati sempre sulla testimonianza delle sante Scritture;

in qualsiasi posto abiti, non andartene subito.

Custodisci queste tre cose e sarai salvo». (Alf, Antonio 3)

Preghiamo:

Signore noi ti ringraziamo,

perché ci hai riuniti alla tua presenza

per farci ascoltare la tua parola:

in essa tu ci riveli il tuo amore

e ci fai conoscere la tua volontà.

Fa’ tacere in noi ogni altra voce che non sia la tua

affinché non troviamo condanna nella tua parola,

letta ma non accolta,

meditata ma non amata,

pregata ma non custodita,

contemplata ma non realizzata,

manda il tuo Spirito santo

ad aprire le nostre menti e a guarire i nostri cuori.

Solo così il nostro incontro con la parola

sarà rinnovamento dell’alleanza

nella comunione con te e il Figlio e lo Spirito santo,

Dio benedetto ora e nei secoli dei secoli.

Amen

Commento a cura delle Clarisse di S. Gata Feltrie

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