Commento al Vangelo di domenica 12 Gennaio 2020 – Comunità Kairos

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Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,19). L’immersione di Gesù nelle acque del Giordano realizza l’antica profezia attesa da secoli. “si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere … ed ecco una voce”. I cieli si riaprono finalmente alla comunicazione del divino: al Giordano Dio si fa come non mai e per sempre vicino. Come colomba il suo spirito, che alla creazione aleggiava sulle acque (Gn 1,1); la sua voce che si ode e chiama Gesù figlio amato.

E’ un’immagine plastica in cui un destino di morte e di salvezza si concentra nella bellezza di un’intima gioia familiare! Di un figlio che osa vie nuove per la realizzazione della sua vita/missione e di un Padre che gioisce perché questa via, inedita, è proprio quella che lui stesso ha nel cuore e gli fa riconoscere come figlio colui che gli assomiglia nelle scelte.

Il contesto del capitolo ci aveva presentato il Battista. Questi ha appena evocato il messia e il suo futuro battesimo, “Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me … vi battezzerà in Spirito santo e fuoco” (3,11-12). Ed ecco nel disegno sapiente di Matteo si materializza il Messia. Ma la discontinuità con le attese del precursore sarà totale.

Gesù scende dalla Galilea alla fossa del Giordano, confuso in quel fluire collettivo, scenografia di popolo in cammino dalla regione tutta (3,5). Non è che uno dei tanti, anonimo. Come essi realizza un esodo dalla città al deserto, luogo di radicale contestazione e purificazione dei propri modelli religiosi, e al fiume Giordano, dove tutti vengono battezzati da Giovanni, “confessando i loro peccati”, con cuore avido di cambiamento e di conversione.

Questo inizio di vita pubblica, registrato in tutte le fonti cristiane, è già un paradosso programmatico, come il solo Matteo sottolinea per bocca del Battista: “Io ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” (v 14). In Giovanni è forte l’aspettativa tradizionale di un messia giustizialista e investito d’autorità e potere. Ma sempre e dovunque l’umanità protesta al Dio cristiano il suo stupore per incontrarlo così vicino e simile a sé. E’ l’umanità che, così disorientata, si impunta nei suoi schemi mentali, fa resistenza e cerca di impedire a Dio di essere Dio come lui è. Perché paradossale è il Dio di Gesù Cristo. Quello che capovolge i rapporti teo-logici in rapporti teo-alogici, perché troppo Altro dalle nostre categorie mentali.

E’ l’eterno stupore che si rinnova ad ogni incontro profondo con lui, il Dio incarnato nella debolezza: io ho bisogno di essere amato da te e tu vieni a chiedermi l’amore? io ho bisogno della tua potenza e tu vieni ad affidarti alle mie mani? io ho bisogno della tua grandezza e tu ti fai piccolo per essere da me accolto?

Lascia, dice Gesù, ed è la prima parola che pronuncia in questo Vangelo. Giovanni aveva abbandonato già tutto, ma non aveva ancora lasciato ciò che è decisivo, la propria precomprensione, i suoi modelli di Dio e del suo messia.

Lascia, ci ripete la parola destrutturante all’inizio di ogni percorso spirituale. Permetti a Dio di entrare nella tua vita come lui vuole e non come tu vorresti.

Infatti la giustizia a cui Gesù fa riferimento (v 15) è ben altro che la semplice retribuzione. E’ quel progetto di Dio, antico come la creazione, di portare la creatura a vivere la sua comunione di Vita per grazia, come dono immeritato. E’ la fedeltà di Dio a questo suo primordiale progetto di salvezza, perché lui solo è il fedele in eterno, perché è “Dio e non uomo” (Os 11,9).

Giovanni allora lascia e Gesù si immerge nel Giordano. Lui che non ha peccati da confessare, lui, fatto simile in tutto a uomo, tranne che nel peccato (Eb 2,17; 4,15), vuole come gli altri uomini dire a Dio, con questo gesto, che si sottomette a lui, che accetta di morire nell’acqua come ubbidienza all’amore, per risalire subito dall’acqua matrice di ogni nuova vita. Ma mentre per gli altri questa immersione simboleggia la morte al proprio passato, per Gesù è anticipazione escatologica, è il suo futuro di morte- resurrezione, redenzione e salvezza per tutti i fratelli di cui ha assunto i fallimenti:

“Colui che era senza peccato, Dio lo ha fatto peccato a nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2 Cor 5, 21).

Spogliato delle vesti come tutti, Cristo manifesta la sua profonda solidarietà con l’umanità tutta, abbracciata là dove è più ferita, nella consapevolezza di aver fallito l’amore; colta in questa profonda contraddizione ma anche nel desiderio intenso di riscatto e di comunione. Gesù nelle acque del Giordano prende su di sé tutti i peccati del mondo. E non solo i peccatucci mielati che riconosciamo nostri, ma anche quelli oscuri, che ignoriamo di noi rimuovendoli sottilmente. E i peccati tragici di chi non chiamiamo più peccatore ma delinquente, facendone categoria a parte, fuori dalla redenzione.

Non sarà un peso lieve: ne morirà. Restando sino all’estremo solidale con questi uomini e con il Padre. Con l’adesione appassionata alla sua volontà di salvezza: C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! (Lc 12,50).

Così Gesù è rivelato, da un ordinato intreccio di rimandi veterotestamentari, uomo-racconto (P. Beauchamp), riassunto della Scrittura d’Israele: “Questi è il Figlio mio (Sal 2,7) ci racconta dell’investitura del Re Messia, secondo la Sapienza. “L’Amato” ricorda con la Torah il compimento in Isacco della promessa di benedizione ad Abramo (Gen 22,1). E ultimo, “in lui ho posto il mio compiacimento” allude al mistero del Servo, secondo la Profezia in Isaia 42,1: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio.” e “il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. … perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti. (53,11-12).

Siamo dinanzi a una investitura ufficiale del Messia/Servo, anzi più che di un messia, di un Figlio amato. Questa profonda obbedienza di Gesù, nello svuotamento, al piano di amore di Dio per gli uomini lo fa riconoscere come l’Uomo pienamente realizzato nella sua umanità amante e quindi vero Figlio.

Certo questa voce è qui evento solo per lui. Ma un’altra volta, sul Tabor, risuonerà anche per noi, identica, con in più l’invito all’ascolto: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltate Lui” (Mt 17,5). E nella pura accoglienza dell’ascolto diventerà vera anche per noi, figli amati, riconciliati dal Figlio.

Comunità Kairòs 

Commento a cura di Raffaela Brignola

Fonte: Comunità Kairos (Palermo)


Letture della Domenica
BATTESIMO DEL SIGNORE – ANNO A – Festa
Colore liturgico: BIANCO

Prima Lettura

Ecco il mio servo di cui mi compiaccio.

Dal libro del profeta Isaìa
Is 42,1-4.6-7

Così dice il Signore:
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.

Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.

Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.

Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 28 (29)
R. Il Signore benedirà il suo popolo con la pace.

Date al Signore, figli di Dio,
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R.

La voce del Signore è sopra le acque,
il Signore sulle grandi acque.
La voce del Signore è forza,
la voce del Signore è potenza. R.

Tuona il Dio della gloria,
nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».
Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,
il Signore siede re per sempre. R.

Seconda Lettura

Vita familiare cristiana secondo il comandamento dell’amore.

Dagli Atti degli Apostoli
At 10,34-38

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. 

Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.

Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

Parola di Dio

Vangelo

Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.

Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore

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