Commento al Vangelo di domenica 12 Aprile 2020 – p. Alessandro Cortesi op

212

Maria di Magdala è smarrita. Il suo uscire e partire avviene ancora nella notte ‘mentre era ancora buio’: la sua ricerca è un movimento di affetto e di nostalgia. E’ legata al passato e il buio assume una valenza simbolica come spesso nel IV vangelo. La luce può prendere il posto e chiede di essere accolta come l’alba al mattino. La sua è una ricerca addolorata del Gesù di prima. Maria rincorre il Gesù del passato e del ricordo. Solo la voce che la raggiunge pronunciando il suo nome la aprirà ad un nuovo inizio. Potrà incontrare Gesù non con i gesti di devozione nel luogo della morte, ma in una relazione vivente. Quando sente pronunciare il suo nome, quella voce conosciuta le dona luce nuova. Un nuovo giorno è iniziato. Il suo è il primo percorso del sorgere della fede. E’ lei la prima testimone.

C’è poi la corsa di Simon Pietro, il primo tra gli apostoli: anche lui corre, ma viene preceduto dal discepolo altro. Questi lo attende e per primo così Pietro entra nel sepolcro dove i segni parlano di una assenza. Vede i segni ma si ferma lì, non va oltre. I segni – suggerisce così il IV vangelo – non sono di per se stessi sufficienti per la fede. Pietro, responsabile nella comunità, è il primo ma il suo cammino nel credere è faticoso e il suo seguire Gesù è fatto di cadute, infedeltà e ritardi. Deve lasciarsi guidare da altri. C’è chi ha uno sguardo nutrito dall’amore, l’altro discepolo, che giunge prima ha uno sguardo che va oltre: il vedere dell’amore ha una precedenza e un’autorità unica che fa crescere tutti.

La terza ricerca è la ricerca stessa del discepolo che Gesù amava. Corre insieme a Pietro ma anche in modo diverso. E’ una ricerca che assorbe tutte le energie. Va di fretta. Di lui si dice ‘e vide e credette’. Anche lui che la testimonianza e sa attendere è il primo: il primo a vedere e credere. Parte dai segni ma non si ferma ad essi. Nei segni legge che quel luogo di morte ormai non è il posto di Gesù. Quei segni, i teli posati e il sudario piegato, sono da leggere in rapporto all’episodio di Lazzaro. Qui la pietra è tolta e i teli non avvolgono Gesù. Essi dicono che Gesù è uscito da solo dal luogo della morte. Gesù è il vivente e d’ora in poi lo si deve ricercare altrove, o meglio attendere il suo venire, nella vita, nell’amore. Lui stesso ci raggiunge attraverso la testimonianza: ‘beati coloro che pur senza aver visto crederanno’.

Il brano si chiude con una osservazione: ‘non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti’.

Due serie di verbi in questa pagina indicano due movimenti della Pasqua: sono i verbi del movimento e quelli del vedere. Il giorno dopo il sabato viene ad essere così paradigma del cammino di incontro con il Cristo risorto nel movimento, nella fatica e nel dubbio che ogni credente vive.

Il racconto si conclude con un invito a ritornare alle Scritture, per scoprire lì, nella sua Parola, il farsi vicino del Dio dell’alleanza. Il suo agire è in vista di liberare e rialzare dalla morte. La sua promessa apre ad una comunione nuova, ad una trasformazione della vita che sin d’ora ha inizio.

Alessandro Cortesi op

Fonte

p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia. Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.