Commento al Vangelo di domenica 11 Agosto 2019 – mons. Giuseppe Mani

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Tutti abbiamo fatto l’esperienza di aspettare un regalo che ci hanno promesso. Per esempio ad un bambino la bicicletta o alla fidanzata un bel viaggio. Cosa avviene in questa situazione? Si prova una profonda gioia come anticipo della soddisfazione del regalo. La ragione è che uno possiede già in speranza il dono promesso. Da notare anche che colui a cui è stata promessa qualcosa è tutto teso verso la cosa promessa. La sua attesa è attiva. Pensa frequentemente all’oggetto, ne parla con gli amici. Per chi aspetta davvero, tutto il resto è relativo. Le altre cose perdono di interesse. Ovviamente chi attende si mette nello stato di ricevere ciò che sta per arrivare.

Questa esperienza dell’attesa del dono promesso ci aiuta a capire ciò che Gesù ci dice nel vangelo di oggi: “Al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno”. Ma cos’è questo tesoro? Gesù ce lo annuncia a tratti che stupiscono perché capovolgono delle situazioni: il maestro che si mette a servire i suo servitori come se fossero dei principi, “ Li farà sedere a tavola e li servirà uno ad uno”. Davanti a questa straordinaria promessa siamo stimolati a credere con la fede come quella di Abramo e Sara , che è “il mezzo di possedere già ciò che uno spera e di conoscere delle realtà che uno non vede”. Un atteggiamento di fede procura la gioia in anticipo. Come dice il libro della Sapienza dei nostri Padri che “Assicurati delle promesse a cui avevano creduto erano nella gioia:” e questa gioia si esprime nella lode di Dio.

La promessa del Regno formulata da Cristo ci obbliga a relativizzare tutto il resto: ”Vendete ciò che avete e datela in elemosina, FATEVI borse che non invecchiano. La promessa divina ci induce ad entrare in uno stato di vigilanza attiva. Come Abramo siamo dei pellegrini. Gesù ci insegna che l’attesa attiva deve vederci come vigilanti, servitori, sovrintendenti. Il Signore ci da fiducia e ci affida i fratelli. E’ una missione seria ed esigente a cui non possiamo venir meno perchè “a chi è stato dato molto sarà chiesto molto”. Il Signore ci affida la parte di domestici “per dare a ciascuno la parte che gli spetta”.
La società propone la felicità attraverso i beni materiali ma manca di gioia perché manca di speranza. L’orizzonte è chiuso. Manca di progetti entusiasmanti per le giovani generazioni. Non ha altro da proporre che una civiltà di morte: basta vederne i sintomi nella decomposizione della famiglia, l’aborto, la denatalità, la promozione dell’omosessualità, il suicidio dei giovani, la banalizzazione della droga, le violenze gratuite, l’aumento crescente della differenza tra ricchi e poveri ecc.

Il Regno che il Padre ci ha dato è Gesù stesso. E’ Lui il maestro che si fa servo, che si inginocchia a lavare i piedi ai suoi discepoli, il Servo sofferente che prende l suo posto sulla Croce per salvarci. Gesù è Colui che si presenta dicendo:” Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo.”(Mt1,15)

Gesù è Colui che noi dobbiamo accogliere se vogliamo ereditare il Regno di Dio. A seguito di San Paolo dobbiamo “considerare tutto una perdita nei riguardi del supremo bene che è la conoscenza di Gesù Cristo mio Signore”. E’ Lui che manifestando una indefettibile fiducia nel Suo Padre fino alla morte e alla morte di Croce ci insegna a sperare nel Regno, è Lui che non avendo dove posare il capo ci insegna la libertà del Regno, è Colui che non cercando altro nutrimento che la volontà del Padre ci insegna il servizio fedele del Regno. In una parola: è Lui che entrando nel mistero della sua Pasqua ci introduce nel Regno dell’Amore Trinitario.

Fonte – il sito di mons. Giuseppe Mani

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Letture della
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te.Dal libro della Sapienza
Sap 18,6-9
La notte [della liberazione] fu preannunciata
ai nostri padri,
perché avessero coraggio,
sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà.
 
Il tuo popolo infatti era in attesa
della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici.
Difatti come punisti gli avversari,
così glorificasti noi, chiamandoci a te.
 
I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
e si imposero, concordi, questa legge divina:
di condividere allo stesso modo successi e pericoli,
intonando subito le sacre lodi dei padri.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 32 (33)
R. Beato il popolo scelto dal Signore.Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità. R.
 
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R.
 
L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R.

Seconda Lettura

Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

Dalla lettera agli Ebrei
Eb 11,1-2.8-19


Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
 
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
 
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
 
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
 
Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.
 
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.
  
Oppure forma breve: Eb 11,1-2.8-12
Aspettava la città il cui architetto e costruttore
è Dio stesso.
Dalla lettera agli Ebrei
 
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
 
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
 
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
 
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

Parola di Dio

Vangelo

Anche voi tenetevi pronti.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12, 32-48

 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
 
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
 
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
 
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
 
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
 
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
 
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
 
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
 
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
 
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Parola del Signore
  
Oppure forma breve: Lc 12,35-40
Anche voi tenetevi pronti..
Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
 
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
 
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

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