Commento al Vangelo di domenica 10 Novembre 2019 – Clarisse Borgo Valsugana

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Il commento al Vangelo di domenica 10 Novembre 2019 è curato dalle sorelle Clarisse di Borgo Valsugana, Trento.

Il Re dell’universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna

Stiamo camminando verso il termine del tempo ordinario e in queste letture, che la santa Chiesa ci propone come una madre che ha a cuore la salvezza e la pienezza della vita dei suoi figli, contempliamo le promesse che il Signore, Dio della vita, ha posto nella nostra esistenza. Nel nostro cuore ha posto un germe divino che ci rende irresistibile il voler vivere e sperare. La nostra fede è come una luce per il cammino di compimento della nostra umanità. Esso è simboleggiato dal popolo d’Israele. Alcuni, già dall’Antico Testamento, credono e professano la risurrezione. Il Signore Gesù porterà a compimento questa fede con la sua proclamazione del regno di Dio e, in modo definitivo, col suo risorgere dai morti dopo una passione e morte che non faceva più sperare nemmeno gli apostoli.

I sadducei di ieri e di oggi credono solo alla materialità della vita. Gesù ci libera dalla miscredenza e ci apre alla chiamata alla rigenerazione a vita nuova, nella pienezza del rapporto con Dio e nella speranza di rivedere e riabbracciare i nostri cari che ci hanno preceduto. In questa fede ci ha chiesto di desiderarli, non di piangerli. Essi vivono nell’amore.

prima lettura  
Da Dio si ha la speranza di essere risuscitati

Le rivoluzioni al tempo dei Maccabei (II secolo a.C.), messe in atto per ottenere la libertà politica e religiosa, manifestano l’eroicità di questi fratelli disposti a morire piuttosto che tradire le leggi di Dio: Dio stesso ci manifesta la fede profonda dei fedeli d’Israele, che già prima della venuta di Cristo e della sua pasqua, con certezza e manifestamente, professano la risurrezione. Essi subiscono un vero e proprio martirio, sostenuti dal legame di vita con Dio. Essi, che sperimentano il suo amore piuttosto che tradirlo o rinunciarvi, vanno con coraggio dignitoso incontro alla morte, perché questo stesso amore, ora accolto nella vita terrena, è un legame che non termina con la morte, ma che anzi li unirà domani a Dio in una comunione piena, nella vita nuova ed eterna.

seconda lettura   
Il Signore è fedele

San Paolo, nella sua lettera ai fedeli di Tessalonica, manifesta la speranza definitiva che lo sostiene nel presente, nella concretezza della sua vita e del suo apostolato. «Dio, Padre nostro, ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza» (v. 16). Con questa certezza e l’aiuto della preghiera dei fedeli egli affronta la persecuzione subita da «uomini corrotti e malvagi» (v. 2). La comunità di Tessalonica ha pure questa fermezza, perché il Signore è fedele e custodisce i suoi dal Maligno. Di fronte alla necessità del loro combattimento contro il male san Paolo li esorta a fondarsi su quanto egli ha loro trasmesso: è il Signore stesso a guidare ciascuno «all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo» (v. 5). Egli, il Risorto, libera e salva.

Vangelo  
Poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio

Protagonisti di questo Vangelo sono i sadducei, aderenti alla corrente religiosa che si contrapponeva ai farisei. Questi ultimi credevano e professavano la risurrezione, mentre i sadducei, partito aristocratico e conservatore sia a livello religioso che politico, non vi credevano. Essi possedevano una fede di corte vedute, che ha il suo inizio e il suo termine su questa terra. Ma come dirà san Paolo «se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli altri uomini» (1Cor 15,19). Gesù, primo e vero protagonista del brano come degli eventi del cammino umano, rispondendo alla tragica e macabra parabola dei sadducei, ne smonta il ragionamento e fa una vera e propria catechesi sulla risurrezione dai morti: gli uomini giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Noi che abbiamo la grazia di partecipare alla vita divina attraverso i sacramenti, possiamo fare quotidianamente esperienza di essere figli amati dal Padre, dal Dio che crea e sostiene ogni cosa e di essere redenti dalla pasqua di Cristo. Attraverso il dono del battesimo e della confermazione ci è partecipato lo Spirito «che è Signore e dà la vita»: egli ci pone in questa vivificante prospettiva fin da questo mondo. Dentro il nostro vivere, faticare, soffrire, amare e gioire è posto un seme divino, la promessa della risurrezione. Crederci con tutto noi stessi è dare stima a Dio: egli non è Dio dei morti, ma dei viventi, perché tutti vivono per lui.

Messale festivo 2019 delle Edizioni Messaggero Padova
Il Messale delle domeniche e feste 2019 è pensato per aiutare a partecipare attivamente alla liturgia, servendosi anche delle accurate introduzioni alle singole feste. Contiene tutti i testi liturgici del Messale e del Lezionario delle domeniche e feste, dal primo gennaio fino all’ultima domenica di dicembre 2019, con un ampio approfondimento liturgico-pastorale per chi vuole preparare o continuare a casa la riflessione sulla Parola.
Introduzioni alle celebrazioni, presentazioni e commenti alle letture del Vangelo sono curate delle suore clarisse del Monastero San Damiano di Borgo Valsugana (TN) * preghiere dei fedeli a cura della Comunità di Bose

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Letture della
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Il re dell’universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna.

Dal secondo libro dei Maccabèi
2 Mac 7,1-2.9-14

 
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
 
Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
 
[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
 
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.
 
Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 16 (17)
R. Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno. R.
 
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole, R.
 
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine. R.

Seconda Lettura

Il Signore vi confermi in ogni opera e parola di bene.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
2 Ts 2,16 – 3,5

 
Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
 
Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
 
Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

Parola di Dio

Vangelo

Dio non è dei morti, ma dei viventi.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 20, 27-38

 
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
 
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore

Oppure forma breve Lc 20,27.34-38
Dio non è dei morti, ma dei viventi.
Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, disse Gesù ad alcuni sadducèi, i quali dicono che non c’è risurrezione:
 
«I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.
 
Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore

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