Commento al Vangelo di domenica 1 Marzo 2020– mons. Giuseppe Mani

112

Le mie tentazioni

La quaresima comincia con l’invito a tenere i piedi per terra e pensare alle nostre tentazioni; lo fa presentandoci Gesù tentato nel deserto.
Pensando alle mie, alle vostre, alle tentazioni comuni dell’uomo di oggi mi son venuti in mente gli scritti di Bonhoeffer (1906-1945) quando era in prigione dove i nazisti lo avevano incarcerato.

Scriveva ad un suo amico sapendo che rischiava di morire. Ovviamente scrive per gli altri, scrive per domani incoraggiando a guardare verso l’avvenire. “L’ultima responsabilità non è come cavarmela eroicamente , ma come una futura generazione potrà continuare a vivere”. “Ci resta il cammino difficile quasi introvabile da prendere ogni giorno come se fosse l’ultimo, e nonostante tutto vivere con fede e responsabilità come se ci fosse ancora un grande avvenire”. Fine conoscitore della Bibbia , nel profeta Geremia trova il coraggio di sperare e di agire.

Mentre Geremia pronuncia le sue profezie di disgrazie e di dolori crede ad un avvenire possibile per il suo popolo. Gerusalemme è distrutta. Il suo popolo in esilio. Lui si trova in una cisterna e deve la sua salvezza ad uno straniero, un Etiope che ha avuto il coraggio di interessare il Re, di cui ha la fiducia, per liberare il profeta. Geremia è un profeta malgrado lui, ma nonostante tutto non si scoraggia e mentre annuncia il male che sta per venire fa un gesto fuori del comune: compra un campo nella terra promessa per il giorno in cui finirà l’esilio degli ebrei. “In questo paese compra anche delle messi, dei campi e delle vigne” (Gr 32,14-15). Geremia non vedrà la terra che ha acquistato ne Bonhoeffer uscirà dalla prigione dove verrà ucciso, ma sia l’uno che l’altro hanno preparato per coloro che verranno dopo, per noi, qualcosa per vivere e per sperare “come segno dell’impegno divino di un nuovo e grande avvenire in questa assenza totale di avvenire”.
Non siamo né nella situazione di Bonheffer né di quella di Geremia. Però dinanzi alla situazione preoccupante del nostro mondo e della Chiesa, l’una e l’altra possono ispirarci il modo giusto per essere presenti al nostro tempo.
Da una parte, sicuri della salvezza portata da Cristo, porre uno sguardo, dei gesti e delle parole di verità perché la fede ci permette di esaminare tutto, compreso il peggio ed è l’istanza critica per eccellenza. Dall’altra parte, preparare l’avvenire per quelli che ci seguiranno. “Che nessuno perda l’ottimismo come volontà di avvenire anche se si sbaglia cento volte. E’ la salute vitale che ci preserva da ogni contagio”, scrive Bonhoffer.
I Padri del deserto avevano un adagio simile che consideravano come un rimedio alla pigrizia che fa sfuggire il presente nell’immaginario o nella disperazione. “Pensa ogni giorno alla morte, come se tu dovessi morire domani Ma nello stesso tempo impegnati come se tu dovessi vivere cento anni”. L’avvenire del pianeta è certamente un cantiere più grande di noi e può scoraggiarci ma l’avvenire delle nostre comunità cristiane e soprattutto delle nostre famiglie è nelle nostre mani.
Se la tentazione dell’uomo di oggi in questa quaresima è quella dello scoraggiamento e della mancanza di speranza, il calo demografico ne è una prova evidente, possiamo accogliere l’insegnamento di Geremia e di Bonhoeffer che, come Gesù ha vinto la tentazione , Geremia anticipandolo profeticamente e noi , insieme a Bonhoeffer , seguendolo.

Link al video

Letture della Domenica
I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Colore liturgico: VIOLA

Prima Lettura

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Gènesi
Gen 2,7-9; 3,1-7

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 50 (51)

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Seconda Lettura

Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,12-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. Parola di Dio.

Forma breve:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
5, 12.17-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio

Vangelo

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4, 1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore