Commento al Vangelo di domenica 1 Gennaio 2019 – Congregazione per il Clero

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Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio, Regina della Pace – Anno C

Tante feste e ricorrenze si concentrano nel giorno di oggi: la solennità di Maria Madre di Dio, Regina della Pace, l’inizio dell’anno civile, la 52ª Giornata Mondiale per la Pace, l’ottava di Natale. Ciascuna di esse meriterebbe di essere approfondita, ma rivolgiamo innanzitutto l’attenzione alle letture, chiedendo al Signore che sia la sua Parola a orientare e a dare sostanza ai nostri festeggiamenti. In particolare possiamo mettere in evidenza tre tappe, in un dinamismo che ci coinvolge e ci rende protagonisti.

Vedere e ascoltare i pastori

All’inizio di questo nuovo anno il Vangelo ci invita in primo luogo a seguire i pastori di Natale per vedere che cosa fanno e ascoltare che cosa dicono: sono povera gente di cui non sappiamo nemmeno i nomi, persone umili e marginali dal punto di vista sociale e religioso. Le belle statuine di zampognari dei nostri presepi non ci aiutano a immaginarli; pensiamo piuttosto alle persone “poco raccomandabili” che vivono nelle nostre strade di notte e che, a ragione o a torto, ci inquietano quando li incrociamo. Sono alcuni di loro che oggi ci portano da Gesù, Maria e Giuseppe.

Non può non colpirci il loro dinamismo: hanno sentito una Parola di gioia e di pace, le hanno creduto e si sono messi «senza indugio» in movimento. Forse solo per curiosità o perché colpiti dallo spettacolo degli angeli; o forse perché in cuor loro stavano proprio aspettando un Messia, qualcuno che portasse un po’ di sollievo nelle loro vite. Chissà poi se proprio tutti quelli che hanno sentito l’annuncio si sono mossi. Lo sappiamo bene anche noi: è tutt’altro che scontato lasciarsi smuovere dalla propria routine quotidiana, come pure non farsi prendere dallo scetticismo o dal cinismo: “che serve correre? E, in fondo, per vedere cosa? Tanto nulla cambia e nulla cambierà”. Le motivazioni nel nostro cammino di fede sono sempre miste e il desiderio sincero ha sempre da confrontarsi con le resistenze più forti.

I pastori corrono a cercare un bambino che dorme «adagiato in una mangiatoia», lì dove di solito mangiano gli animali: il Salvatore viene annunciato non come ricco e potente ma come “uno di loro”, povero come loro. E così è! Trovatolo, i pastori si trasformano a loro volta in angeli, facendo loro il messaggio che gli era stato annunciato. Grazie alla loro esperienza, sono loro a poter dire per primi a tutti i presenti, Giuseppe e Maria inclusi: “un Salvatore è nato per noi”. I più poveri, fragili, emarginati hanno molto da insegnarci: all’inizio di questo anno, ma anche durante l’anno che stiamo iniziando, e anche durante tutta la nostra vita siamo chiamati a lasciarci evangelizzare da loro. Essi non sono solo oggetti delle nostre azioni caritatevoli: li lasciamo esprimere e prestiamo loro attenzione, in particolare nelle nostre comunità? In questi pastori, primi ascoltatori che a loro volta si fanno angeli e annunciatori, si profila la Chiesa, fatta di poveri e di ultimi, come Colui che è annunciato.

Contemplare e ascoltare i pastori ci cambia lo sguardo e ci fa sentire annuncio di salvezza: tramite loro, una scena di nascita molto ordinaria prende tutto un altro senso. L’apostolo Paolo nella seconda lettura usa parole analoghe per presentarci questo annuncio, quando afferma che la venuta del Figlio di Dio, «nato da donna, nato sotto alla Legge», circonciso come ogni bambino ebreo, realizza effettivamente il grande progetto di Dio: farci figli adottivi ed eredi della vita divina, e così riunirci come un unico popolo di figli e fratelli. Di fronte a questo annuncio la nostra vita quotidiana può rimanere semplicemente banale, o può diventare una vita secondo il grande disegno di Dio. Possiamo metterci a correre per raccontarlo agli altri o possiamo rimanere al nostro posto, nell’indifferenza.

Andare in profondità con Maria

Al cuore del Vangelo dei pastori incontriamo Maria, che oggi festeggiamo come Madre di Dio: essa «conservava tutte queste parole», cioè quelle dei pastori e quelle di stupore degli altri presenti. Maria ha appena partorito, ma diventare madre non è solo un fatto biologico. Le sarà necessario tutto il cammino che la porterà ai piedi della croce e poi a incontrare suo Figlio risorto. Per anni ha continuato a portare la Parola dentro di sé, in ogni situazione. Ricordiamocene durante quest’anno: le parole udite dai pastori riguardo al bambino Gesù sono un tesoro da conservare nel profondo dei nostri cuori. Con Maria ci possiamo chiedere: questo bambino che cosa significa per me, per noi, per ogni donna e uomo?

La Parola accolta nell’annuncio contiene sempre misteri più profondi da scoprire, da lasciare crescere e risuonare dentro di noi; essa illumina e dà senso agli avvenimenti della vita quotidiana. Tutto il Vangelo presenta parole da incontrare, ascoltare, accogliere, gustare, da combinare tra loro e da impastare con le nostre vite, senza mai darle per scontate. Maria ci invita a non fermarci alla superficie delle cose sapendo che ci è promesso un cuore capace di ospitare ogni giorno la gioia e la pace. È quanto ci fa chiedere la seconda colletta di oggi, che può diventare lungo quest’anno una nostra preghiera quotidiana: «Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione, si renda disponibile ad accogliere il tuo dono».

Trasmettere il dono della pace

La pace che riceveremo in dono è anche ciò che siamo chiamati a donare ad ogni uomo e donna, come ci ricorda papa Francesco nel messaggio per la 52ª Giornata mondiale della Pace: «Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo. E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana». Siamo chiamati a vivere l’universalità del messaggio di Natale in maniera concreta: si tratta di una pace da offrire a ogni persona, «senza distinzioni né discriminazioni», da portare a «il familiare, l’amico, lo straniero, il povero, il sofferente», a chi è diverso da noi, costruendo strade di riconciliazione. Una pace da far germogliare anche nella nostra “casa comune”, «il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine», riscoprendo e rispettando la bellezza di questo dono di Dio e assumendoci «la parte di responsabilità che ci spetta come abitante del mondo, cittadino e attore dell’avvenire».

Rispetto a questo compito magari ci sentiamo come i pastori: poveri e marginali, incapaci di fare grandi cose, consapevoli di essere poco affidabili. Ma, con Maria, fecondati in profondità dalla Parola, siamo chiamati a muoverci «senza indugio» perché il disegno di Dio si realizzi: «Oggi più che mai, le nostre società necessitano di “artigiani della pace” che possano essere messaggeri e testimoni autentici di Dio Padre che vuole il bene e la felicità della famiglia umana». Se vissuto nella fede, il 2019 che stiamo per cominciare non potrà che essere un anno di benedizione per noi e per tutti. 

Compagnia di Gesù – Fonte