Commento al Vangelo del 9 Giugno 2019 – Piero Stefani

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Il ricordo dello Spirito

La liturgia di questa domenica di Pentecoste ci ripropone, in parte, un brano del Vangelo già proclamato due settimane fa nella VII domenica di Pasqua. È una singolare coincidenza che il passo affermi che il Paraclito, lo Spirito Santo, «vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto» (Gv 14,26). Nel loro piccolo, anche le letture liturgiche sembrano volersi conformare a questo richiamo al ricordo.

Il Paraclito può giungere solo se Gesù è andato via (cf. Gv 16,7). La sua azione dipende infatti da quella di colui che lo ha preceduto. È significativo che tutto quello che è detto del Paraclito, altrove sia riferito a Gesù: entrambi procedono dal Padre (cf. Gv 8,42; 14,26; 15,26), rendono testimonianza riguardo a Gesù (cf. Gv 8,14; 15,26), accusano e confutano il mondo (cf. Gv 7,7; 16,8-11). L’azione del Paraclito è legata all’atto di ricordare; non è qualcosa che nasce spontaneamente (Gv 16,7.12.14): è una presenza che fa capire quanto è già avvenuto («… prenderà del mio e ve lo insegnerà», Gv 16,14).

Attraverso l’azione del Paraclito si instaura una comprensione più piena di quanto è già avvenuto. L’«insegnare» equivale al «ricordare» in quanto, lungi dall’attestare cose diverse, rende manifesto il compimento, da parte del Figlio, dell’opera voluta dal Padre.

Su un piano più modesto e umile ciò ha luogo anche nelle nostre vite: più volte solo avvenimenti successivi ci fanno comprendere il senso autentico di quanto ci è già capitato. La comprensione implica il ricordo, in questo caso non si tratta però di un atto che ci fa volgere solo indietro, verso quanto è già stato; al contrario esso ci schiude orizzonti nuovi. Lo stesso vale per lo Spirito in relazione alla Pasqua di Gesù. Il Paraclito rende presente nel tempo della fede la morte e la risurrezione di Gesù. «Il Padre (…) vi darà un altro Paraclito» (Gv 14,16). Ce n’era dunque già stato uno: il Figlio stesso.

Lo Spirito di Gesù risorto ricorda l’opera dell’origine per renderla nuova. A Pentecoste il vento gagliardo e le lingue di fuoco si concentrano entro una casa (cf. At 2,1-2); ma già prima, secondo Giovanni, fu ugualmente nel chiuso di una dimora che il Risorto alitò sugli apostoli lo Spirito della rimessione dei peccati (cf. Gv 20,19.22-23). Ciò avvenne la sera stessa del giorno della risurrezione, «il primo giorno della settimana» (Gv 20,19). L’indicazione non è puramente cronologica, il soffio è piuttosto un’allusione all’inizio di una nuova creazione.  […]

Il commento al Vangelo continua sul sito de “il Regno“.

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