Commento al Vangelo del 8 Settembre 2019 – Don Luciano Condina

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La libertà sta nel seguire Cristo

Le parole di Gesù nel vangelo di questa settimana appaiono molto dure, anche dopo essere state mitigate dalla nuova traduzione: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (vv. 25-27). La vecchia traduzione letterale parla di «odio» verso i propri cari.

Com’è possibile che Gesù sia così duro nell’indicare i requisiti per essere suo discepolo, senza che venga contraddetto il comandamento: «Onora il padre e la madre»? Egli, in realtà, non sta dicendo che se non ami i tuoi cari non ti accetta, ma afferma che «non si può essere suoi discepoli», ossia che non si può avere la capacità di esserlo. I genitori, la famiglia, e i propri cari sono cosa molto buona, ma il pericolo di restare schiavi tutta la vita delle aspettative familiari è sempre molto forte. La vita vera – quella in grado di colmare il nostro desiderio di pienezza – non può scaturire da gente povera come noi stessi, i genitori e tutti i familiari; queste persone, senza dubbio, sono buone e vanno rispettate, amate, curate, ma non sono la sorgente della vita: l’unica sorgente è Dio. Solo questa certezza ci consente di seguire il Signore. E la sequela prevede di lasciare le proprie reti per intraprendere il cammino indicato da Gesù.

Finché non viviamo la delusione che le nostre reti non potranno mai darci ciò che l’abisso del nostro cuore brama, non possiamo possedere gli strumenti per perseverare nella sequela di Cristo. Se una persona non ha iniziato a percepire quanto sia fallace il senso delle aspettative familiari, di tutto quello che è lo stare nella piacevolezza di non aver deluso i propri genitori, non può vivere la verità che rende liberi. Pensiamo a san Francesco e al suo distacco dalle aspettative paterne, che erano radicate in lui molto più di quanto si pensi: voleva diventare cavaliere per riscattare la condizione non nobiliare della sua famiglia; invece sceglie la condizione del povero, esattamente opposta a quella del nobile.

Il brano evangelico di questa domenica non sta parlando di mio padre e mia madre, ma del mio cuore schiavo di mio padre e mia madre, di legami familiari e affettivi, amicali, della nostra attitudine a far dipendere la nostra vita dagli altri, che possono costringerci a fare cose fuori dalla verità e dalla realtà.

Gesù prosegue ricordando che per la costruzione di una torre è necessario prima calcolare le spese così come si deve valutare quanti uomini siano necessari per affrontare una battaglia contro il nemico; questo significa fare i conti con i propri legami, che impediscono la libertà necessaria per essere discepoli di Cristo. Questo vale per gli affetti e il testo apre la prospettiva – nella sua chiusura – dell’altro grande argomento altrettanto serio: il rapporto con i beni di questo mondo.

«Chi non rinuncia a tutti i suoi averi non può essere mio discepolo» (Lc 14,33); parafrasando: chi ha qualche cosa che ritiene più importante di me non ce la farà a essere mio discepolo. Ribadiamo: la prospettiva non è che Gesù non ci accoglie come discepoli, bensì non ce la faremo proprio a seguirlo senza libertà affettiva e dai beni di questo mondo. Non è assolutamente possibile varcare la soglia dell’eternità, del regno dei cieli, dell’essere di Cristo, se non si cambiano gli assoluti del cuore, le priorità, le necessità della propria esistenza.

Fonte

Letture della
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?

Dal libro della Sapienza
Sap 9, 13-18
 

Quale uomo può conoscere il volere di Dio?
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
 
I ragionamenti dei mortali sono timidi
e incerte le nostre riflessioni,
perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima
e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.
 
A stento immaginiamo le cose della terra,
scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
ma chi ha investigato le cose del cielo?
 
Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,
se tu non gli avessi dato la sapienza
e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
 
Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito
e furono salvati per mezzo della sapienza

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 89 (90)

R. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. R.
 
Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca. R.
 
Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R.
 
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R.

Seconda Lettura

Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo.

Dalla lettera a Filèmone
Fm 9b-10.12-17

 
Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore.
 
Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario.
 
Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore.
Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso.

Parola di Dio

Vangelo

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14, 25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore

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