Commento al Vangelo del 8 Marzo 2020 – P. Antonio Giordano, IMC

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Domenica scorsa abbiamo contemplato Gesù nel deserto, tentato sin dall’inizio della sua predicazione. Oggi lo ritroviamo vicino alla fine, vicino al termine della sua vita terrena, trasfigurato in cima ad un monte, alla presenza di tre apostoli. È un momento di grande bellezza, che siamo tutti chiamati a vivere e contemplare nel giorno quando faremo l’esperienza della vita eterna. Il bianco è la purezza, il distacco. La luminosità è la trascendenza.

Per Gesù, che vive un momento di intensa solitudine per via dell’incomprensione degli apostoli, il vedersi trasfigurato, conversare con Mosè ed Elia, riascoltare la voce del Padre, che già ha sentito il giorno del suo battesimo, è la conferma del fatto che sta facendo le scelte giuste e quindi è un grosso aiuto e un momento di grande gioia.

Anche per i discepoli, che non capiscono e rifiutano i discorsi che Gesù sta facendo loro in privato per prepararli alla sua Passione, è una conferma che stanno seguendo veramente il messia; perché di questo giustamente hanno paura. I discepoli vennero avvolti da una nube luminosa allorché manifestarono il desiderio di rimanersene lì a contemplare la teofania, ma furono spaventati dalla voce che avvertiva che Gesù è il figlio prediletto, nel quale il Padre si é compiaciuto, esortandoli ad ascoltarlo.

E’ bello per noi essere qui! La tenda di Dio e il tempio degli uomini. Come Mosè eresse la tenda della Dimora, così è il tentativo di Pietro per fare di quel monte un santuario. Anche Davide voleva costruire a Dio una casa degna (2Sam 7,2) ma Dio stesso dispose il contrario. Non faccio una casa per Dio, ma io devo diventare Dio, lasciare che la Grazia mi deifichi.

Per noi è bello provare ad immaginare questa scena, ma ciò che è ancora più bello è riuscire a credere che sia realmente accaduto, perché crederci ci apre un orizzonte immenso e invoglia anche noi come i discepoli a continuare a seguire questo Gesù di Nazareth, con la speranza che un giorno potremo contemplare Dio, nella sua luce.

Anche noi dobbiamo trasformarci durante la vita terrena fino a essere trasfigurati come Gesù, allora saremo pronti ad entrare in Paradiso.  La trasfigurazione per noi è operata dalla Grazia santificante che ci “deifica”, perché è partecipazione alla vita divina.

Essere in preghiera può significare essere con Gesù sul Tabor.

Chiediamo che il Signore ci dia la fede e la fiducia di Abramo, che decide di ascoltare Dio senza mai chiedergli dove debba andare. Una volta che gustiamo la preghiera, può succedere anche a noi ciò che è accaduto per l’Apostolo Pietro: Signore restiamo sempre qui! È bello stare con te! Non vogliamo più lasciarti!

Padre Pellegrino Funicelli, che fu anche assistente personale di Padre Pio, ha raccontato: «Ebbene, non l’ho mai sorpreso ad oziare: non soltanto pregava sempre, ma quando credeva di essere solo pregava con una concentrazione tale che sembrava in contatto diretto con la Divinità. In pubblico, invece, per non distinguersi, si uniformava allo stile e al ritmo della comunità».

La signorina Clementina Belloni  racconta: «In una confessione, Padre Pio mi accusò di aver rubato. Sorpresa, negai. Il Padre continuò: “Hai rubato il tempo a nostro Signore”. E infatti il giorno precedente avevo mancato al dovere della preghiera».

Maria SS. era in preghiera quando l’Angelo le portò il messaggio: “Ave, piena di Grazia”.

Fonte – consolata.org