Commento al Vangelo del 8 luglio 2018 – don Luca Lunardon

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Non è tempo di rassegnarci

In queste ultimi tempi, in Italia, stiamo assistendo ad un deciso ritorno del senso della patria. Di fronte ad alcune “minacce” (l’Europa, i migranti…) la nostra identità nazionale è tornata alla ribalta come qualcosa da difendere. Per carità, nulla di male nell’amare il proprio paese. Ma in quanto cristiani dovremmo anche fare attenzione a non sbagliare patria.

Nel Vangelo di oggi, Gesù torna nel proprio paese d’origine, dopo aver iniziato la sua missione. Ci aspetteremmo un trionfo, l’orgoglio di aver dato i natali ad una persona che stava diventando molto popolare con le sue parole e le guarigioni che compiva. E invece nulla di tutto questo: in Gesù i suoi compaesani vedono un uomo qualunque. Conoscono i suoi parenti, le sue origini, i suoi difetti… e lo rifiutano. Non credono che quell’uomo, del quale pensano di sapere già tutto, possa compiere qualcosa di buono nel nome di Dio.

È lo stesso destino dei profeti. Dio sceglie persone concrete per portare la sua parola in mezzo a noi. Persone fragili, certamente, ma che ci raggiungono molto più da vicino di come potrebbe fare il Signore. Uomini e donne che fanno i conti con la loro fragilità e la loro inadeguatezza (come Ezechiele e San Paolo), contando unicamente sulla promessa di Dio di servirsi di loro. E dai profeti di ieri e di oggi ci sentiamo sempre un po’ minacciati. Non vorremmo mai metterci in discussione, aprire gli occhi, cambiare modo di pensare e di comportarci. Ci sentiamo urtati dal loro invito a cambiare vita, perché convertirci non è una cosa spontanea.

Molti altri preferiscono coccolarci, lasciandoci anche sbagliare pur di sembrare buoni. Oppure mettono in noi paure infondate pur di essere acclamati come salvatori. Nulla di tutto questo in Gesù, ma l’ostinata volontà di salvarci, anche quando questo significa metterci in guardia dalla chiusura in noi stessi. O in crisi per riconoscere i sussurri in cui spesso si nasconde la voce dell’avversario. Quando il nostro cuore si indurisce ci costa fatica riscaldarlo, ne faremmo volentieri a meno. Ma è una fatica benedetta, e quanto mai necessaria per vivere.

Nella patria di Gesù, oggi, vediamo tutto questo. La celebre frase “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria” ci mette in allerta dall’accontentarci di patrie troppo piccole, in cui diventa difficile riconoscere la voce del Signore. Al riguardo mi ha colpito, nei giorni scorsi, leggere di alcuni preti criticati da loro parrocchiani per aver predicato il Vangelo in quelle che dovrebbero essere le loro patrie, le comunità che servono.

Il Regno di Dio, al quale apparteniamo, supera ogni confine geografico, religioso e culturale. Le sue lingue ufficiali sono l’accoglienza e la misericordia, compiute nella verità. Questa è la vera patria di cui cerchiamo di far parte. Che non capiti anche a noi, come ai compaesani di Gesù, di averla a portata di mano e di lasciarcela sfuggire.

Fonte

A cura di…

don Luca Lunardon

Prete dal 2015, precedentemente designer e grafico pubblicitario. Dopo una prima esperienza in parrocchia, è stato inviato a riprendere gli studi per specializzarsi in Teologia morale. Per Cristo, con Cristo e in Cristo. Autore per #twittomelia dal 2015.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 8 Luglio 2018 anche qui.

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,1-6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Parola del Signore

Fonte: LaSacraBibbia.net

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