Commento al Vangelo del 8 dicembre 2016 – Fraternità Gesù Risorto

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Immacolata Concezione della B.V. Maria

1ª lettura Gn 3,9-15.20 | dal Salmo 97 | 2ª lettura Rm 15,4-9 | Vangelo Lc 1,26-38

La prima lettura ci ha posti davanti alla realtà del peccato, che ha fatto entrare nell’uomo la paura, paura di se stesso, paura degli altri, paura di Dio. Oltre la paura, è entrata, nella convivenza serena e pacifica dell’uomo e della donna, la vergogna con un carico enorme di confusione e di incapacità al dialogo. Davvero terribile il peccato. Noi siamo soliti fare distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, e ciò per cercare di non allarmarci troppo, di autogiustificarci, o anche di risollevarci da soli con i nostri ragionamenti e le nostre osservazioni.

Ma sia l’uno che l’altro, il veniale che pare leggero e poco incisivo ed il mortale che riteniamo molto pericoloso, hanno la stessa radice. Il nostro impegno e la nostra fatica a sradicarlo deve comunque essere costante. La radice infatti è velenosa e si espande come quella della gramigna: dal veniale si fa presto ad arrivare al mortale. Sai qual’è la radice del peccato? Ce lo devono dire Adamo ed Eva: è l’accantonare la parola uscita dalla bocca di Dio, l’ignorare il suo insegnamento, per procedere con il nostro ragionamento.

Il nostro ragionamento si basa su quanto ci dice il nostro sentire, su quanto il nostro corpo desidera con superficialità, sulle opinioni dettate dal nostro egoismo. Ed il nostro egoismo trova facilmente scusanti e giustificazioni alle azioni cui ci porta la brama del piacere. Il riferimento a noi stessi, questo è già peccato e produce peccato. Quando ci riferiamo al nostro sentire, non ci riferiamo più a quanto Dio ha detto, e allora ci allontaniamo dall’unica sapienza che riuscirebbe a realizzare in pienezza la nostra umanità con tutte le sue possibilità di armonia, di comunione, di gioia, di pace.

Dio non abbandona l’uomo che sta impostando la vita su di sè invece che sulla sua parola. Egli gli dà, meglio, ci dà la possibilità di sperare in quella “stirpe” della donna che “schiaccerà la testa” al serpente tentatore. Il tentatore è raffigurato proprio come un serpente, immagine che ci dà l’idea della pericolosità, del veleno, della sinuosità e della difficoltà di difenderci dai nostri pensieri e ragionamenti.

Dio ama ancora l’uomo, sua creatura, anche se ha ceduto alla tentazione. Ecco, la salvezza viene proprio attraverso di lei, Eva, la donna stessa che ha iniziato il processo del peccato: da lei verrà anche la donna che genera il Salvatore. Il progetto di salvezza inizia subito, proprio perché Dio è misericordioso. Conosciamo così la bellezza del suo amore, e ci sarà più facile aderire alla sua Parola. E ci presenterà la sua Parola in modo davvero impensato, quando diverrà carne, diverrà uomo, uno di noi.

La festa di oggi è bella e santa proprio perché celebra il mistero del concretizzarsi di questo evento. Dio prepara la donna che porterà in sè il Verbo che si fa carne. La prepara pura e santa, ma la prepara non con tocco magico. Lei, la donna, Maria, è come tutte le altre donne. Anche lei ha i propri pensieri e può essere quindi tentata da quell’egoismo che attanaglia tutti gli uomini.

Ma non cede, e continua a ripetere il suo assenso ad ogni volontà del Padre: l’amore per lui in lei è stabile. Così viene trovata pronta dall’angelo di Dio, pronta a dire il suo “eccomi”. “Ecco la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola”, proprio questa è la parola che dovrebbe diventare l’unica nel nostro cuore e nella nostra mente. È la parola che ci converte, che ci fa uscire dal mondo dominato dal maligno, per entrare in quel regno in cui Gesù, Figlio di Dio, siede sul trono. Questa parola è quella che riveste di bellezza la madre di Gesù.

Oggi la veneriamo col titolo di Immacolata: in lei non è trovata alcuna macchia, alcuna colpa proveniente da quel peccato che tiene gli uomini schiavi, sofferenti e generatori di sofferenza. In lei vediamo solo la luce che viene da Dio, perché a lui solo ella è obbediente.

Noi amiamo Maria, la amiamo per la sua vera e perseverante obbedienza. La prendiamo a esempio in ogni fase della nostra vita, perché lei in ogni situazione è rimasta rivolta con fiducia al Padre, anche quando non capiva e non poteva comprendere quanto succedeva.

La chiamiamo Immacolata, non solo prima di coabitare con Giuseppe, non solo mentre Gesù era bambino, ma anche quando ha visto che il figlio si rendeva indipendente, anche quando, andato via da Nazaret ha cominciato a radunare discepoli e accogliere donne che li servivano, e anche quando i capi cominciavano a manifestare dura ostilità contro di lui. Maria è Immacolata sotto la croce: dal suo cuore nessun lamento, nessun moto di ribellione contro Dio, anzi, anche lei si è unita al Figlio per offrire al Padre lo spirito del suo Unigenito.

Maria immacolata è nostro sostegno, fonte della nostra pace e sicurezza, aiuto ad essere fedeli a Dio con costanza, a vincere il peccato che ci circonda e ci attanaglia, aiuto a far conoscere Gesù ai nostri fratelli e a far sì che lo incontrino per essere salvati.

Maria immacolata, rallegrati di Dio e prega per noi!

A cura della Casa di Preghiera S.Maria Assunta – Tavodo  -Via della Pieve, 3 – 38078 SAN LORENZO DORSINO – TN

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