Commento al Vangelo del 7 agosto 2011 – don Mauro Pozzi

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Il commento al Vangelo della domenica a cura di don Mauro Pozzi parroco della Parrocchia S. Giovanni Battista, Novara.

SIGNORE SALVAMI

L’incontro del profeta Elia con il Signore avviene sul monte, lontano da rumori e distrazioni, infatti la voce di Dio è il sussurro di una brezza leggera. Ecco perché Gesù predilige il silenzio della notte e dei luoghi isolati: ci insegna che la preghiera è silenzio e ascolto. È esausto e vuole restare solo. Molto interessante è il suo modo di riposare: la preghiera. Il sonno mette a posto il corpo, ma spesso la vera stanchezza è mentale e viene dai pensieri, dalle preoccupazioni. Affidarsi al Signore, mettere tutto nelle sue mani con fiducia è un grande riposo. Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò. Gesù ci insegna con l’esempio che cosa vuol dire. Nel bisogno di riposo mostra la sua umanità, ma camminando sul mare, la divinità. Nell’antico testamento in diverse occasioni Dio è descritto come colui che aleggia sull’acqua, che percorre inaccessibili passaggi dove le sue orme rimangono invisibili: sul mare passava la sua via, i suoi sentieri sulle grandi acque (Sal 77,20). I discepoli che combattono la forza del vento lo vedono arrivare sui flutti e comprensibilmente muoiono di paura. Questa lotta contro le onde rappresenta la difficoltà della vita, dove a volte procedere è molto difficile, ma Gesù cammina accanto a noi. Pietro, che tra i dodici è il più impulsivo, sempre pronto a seguire il suo Maestro, gli chiede di raggiungerlo sull’acqua. È però sopraffatto dalla paura e affonda, la sua umanità lo trattiene. Come spesso accade però, sa dire la parola giusta e grida: Signore, salvami! Quando la fatica di vivere sembra insopportabile il modo per non soccombere è chiedere il suo aiuto. Gesù rimprovera la sua poca fede e lo sostiene. Il vento e il mare non si placano ancora, ma Pietro è salvo. Questo vuol dire che la presenza del Signore accanto a noi non elimina le difficoltà, ma la sua mano impedisce che queste ci inghiottano. Avere fede non vuol dire essere preservati dalla fatica e dal dolore, ma poter contare sulla mano tesa di Gesù. Appena salgono sulla barca il mare si placa, la presenza del Maestro cambia il modo di vedere i problemi, ciò che sembrava insormontabile appare sotto una luce diversa e rassicurante. I discepoli riconoscono definitivamente che Gesù è il figlio di Dio. In quel momento egli è all’apice della fama e del consenso popolare, ma quel periodo sta per finire e cominceranno presto le malevole attenzioni dei farisei che lo condurranno alla croce. Il Signore vuole che i suoi discepoli, e dunque anche noi, sappiano riconoscere la sua divinità, senza illudersi che il mare e il vento siano sempre favorevoli.

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