Commento al Vangelo del 6 Ottobre 2019 – Clarisse Città della Pieve

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La Parola di questa domenica ci presenta il profeta Abacuc in piena crisi di fede, tanto da arrivare a rimproverare il Signore che sembra distratto e indifferente di fronte al male degli uomini.

Stanco e deluso il profeta innalza un grido: «Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti?» (v.2); ed elenca a Dio tutto il male che ha davanti ai suoi occhi: violenza, oppressione, rapina, liti e contese… È lo scenario di allora, è lo scenario di oggi.
Di conseguenza anche noi cristiani, fragili creature, quante volte ci rivolgiamo al Padre nei cieli con gli stessi o simili interrogativi del profeta? Di fronte alle disuguaglianze sociali, al grido degli oppressi, all’indigenza dei poveri, alla sofferenza degli innocenti ci viene quasi spontaneo dire: «Dove sei Dio?»; «Perché non intervieni?»; «Perché non fai giustizia?».
Giustizia: ecco la “parola chiave” per comprendere l’agire Dio e quello degli uomini; il termine è lo stesso, ma così diversi sono i modi di esprimerla.

Partiamo dal “modo” degli uomini: «Occhio per occhio, dente per dente» e giustizia è fatta!
L’uomo, fatto a immagine di Dio, rifiuta il male: non lo può tollerare. Eppure molto spesso il suo istinto lo spinge a combattere il male con altro male; ad appellarsi alla Legge di Caino, dando alla giustizia il volto della punizione e della vendetta.

Ma Gesù, Colui che è venuto a dare pieno compimento alla Legge antica, attraverso il Salmista ci esorta: «Non indurite il cuore, ma ascoltate la voce del Signore» (cf Sal 94).
La Giustizia che ci presenta Gesù è quella del Padre: fatta di sentimenti di misericordia, di tenerezza e di pazienza verso tutti i suoi figli.

Il “modo” di Dio infondo è quello descritto dal Figlio nella Parabola del grano e della zizzania (Mt 13,24-30):«Lasciate che zizzania e grano crescano insieme fino alla mietitura».

“Mietitura” come metafora del Regno, oggetto della visione concessa ad Abacuc: la sua venuta è certa, ma occorre attendere.
Dio chiede al profeta – e a noi – la pazienza, la sapienza dell’attesa:la conversione del cuore al suo modo di agire e alla sua Giustizia.
E quanto ci costa oggi tutto questo, in un mondo globalizzato come il nostro dove vige la regola del “tutto e subito” eppure è il Signore a chiedercelo!
Il Padre nel restare in dialogo con il suo profeta, nonostante i rimproveri che quest’ultimo gli muove, sta già mostrando al profeta la sua Giustizia: è lui per primo – Abacuc – l’oggetto della sua misericordia.

La sua creatura lo riprende e il Creatore cosa fa? Gli mostra in visione l’eredità promessa ai giusti: Javhè non punisce la poca fede di Abacuc ritirando la sua elezione su di lui, ma nella visione profetica gli conferma il mandato.
Il Signore invita il suo uomo ad alzare lo sguardo verso l’Invisibile; Dio gli sta chiedendo di essere “contemplativo”, o più semplicemente di essere quello per cui lo ha scelto e lo ha chiamato: profeta tra gli uomini e per gli uomini.
E chi è il profeta se non colui che riconosce e indica ai fratelli la Presenza del Padre nella storia?

«Custodisci mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è affidato» (2Tm 1,14): è san Paolo che scrive al suo figlio spirituale Timoteo – è Dio che parla ad Abacuc, che parla a tutti noi.
Come dunque abbiamo sentito così nostre le parole del profeta al Signore, sentiamoci i destinatari della sua Parola eterna che c’invita a “soffrire con Lui per il Vangelo” (v. 8):ad essere testimoni del Regno, discepoli di Gesù Cristo fino alla fine e sino in fondo, in virtù della fede che ci è stata donata nel Battesimo.

«Accresci in noi la fede!» (Lc 17,6): è bella – è nostra la preghiera degli apostoli. Fa sempre bene chiedere al Signore la luce della fede.
Ma non dimentichiamo che essa cresce e fruttifica intorno e dentro di noi attraverso la nostra libera adesione all’azione della Grazia; mediante il nostro “Sì” quotidiano alle esigenze del Vangelo e alla volontà del Padre.

“Sì”: una parola piccola, come un granello di senape, ma così potente non solo da sradicare gli alberi, ma lo stesso Creatore, che “è venuto ad abitare in mezzo a noi” attraverso il “Sì” libero e generoso della Vergine Maria.
«Ecco la serva del Signore» (Lc 1,38): la “serva inutile”, nella quale e con la quale l’Onnipotente ha fatto grandi cose, e vuole ripetere la sua opera di misericordia con ciascuno di noi – servo inutile, peccatore -incammino sulle umili “orme di Gesù Cristo e della sua santissima Madre” (san Francesco).

Solidale con gli uomini fino alla morte, per renderli partecipi della sua Eredità; povero tra i poveri, oppresso tra gli oppressi, giusto tra i malfattori per indurli a conversione: questo è il Servo inutile – questo è Gesù Cristo, “volto della Misericordia del Padre”.
Ci conceda il Signore di arrivare al tramonto di ogni nostro giorno e della nostra vita con queste parole sulle labbra e nel cuore: «Siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (v. 10), accordate all’unisono con l’ultima sua umana ed eterna Parola: «È compiuto!» (Gv 19,30).

Coraggio, fratelli, perché “la nostra ricompensa è nei cieli” (santa Chiara): la visione… il Regno del Padre!

Fonte

Letture della
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Il giusto vivrà per la sua fede.

Dal libro del profeta Abacuc
Ab 1,2-3;2,2-4

 
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
 
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».
Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 94 (95)
R. Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R.
 
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.
 
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R.

Seconda Lettura

Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 1,6-8.13-14

 
Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
 
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
 
Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.

Parola di Dio

Vangelo

Se aveste fede!

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17, 5-10

 
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
 
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
 
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
 
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore