Commento al Vangelo del 6 Ottobre 2019 – Charles de Foucauld

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CHARLES DE FOUCAULD

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

MEDITAZIONE NUM. 390

LC 17, 5-10

«Se aveste fede quanto un granello di senape, direste a questo gelso: Sradicati e vai a trapiantarti nel mare, ed esso vi obbedirebbe».

 Come sei buono, mio Dio! Ci  rendi partecipi della tua onnipotenza! Metti nelle nostre mani  il tuo potere supremo! Ci rendi talmente tuoi figli che metti il tuo scettro nelle nostre mani! Noi possiamo tutto con la preghiera, ce lo dici formalmente: ogni bene, poiché tu stesso non puoi fare che il bene… Le nostre preghiere sono sempre esaudite; se talvolta sembrano non esserlo, è perché o erano troppo poco ferventi, il loro poco calore ha loro impedito di salire fino al tuo trono… Oppure senza carità per il prossimo: pregandoti non esaudivamo i tuoi figli, non perdonavamo ai tuoi figli…

O troppo poco umili: il loro orgoglio ha dato loro un odore insopportabile ed ha impedito loro di essere ammesse davanti a te…Oppure troppo poco fiduciose: dopo le tue promesse, la nostra mancanza di fede è per te un insulto…O troppo poco ripetute: vuoi che con fede, con fiducia, con la certezza di essere esauditi, ti si chieda, richieda, senza pace né tregua, fino a che veniamo esauditi; se ci si scoraggia, punisci questa mancanza di fiducia, questa mancanza di fede nella tua parola, vero affronto, non accordando ciò che avresti accordato volentieri a una fede maggiore, provata da più costanza nella preghiera… Talvolta esse avevano uno o due di questi difetti o tutti e tre e le avrest i esaudite lo stesso, se noi avessimo seguito il tuo parere tanto ripetuto di «chiedere al Padre tuo nel tuo nome»; di «chiederti nel tuo nome», ma invece di aver approfittato di questo mezzo per rendere le nostre preghiere incomparabilmente più potenti, invece di «aver chiesto nel tuo nome», non esaudisci le nostre preghiere troppo difettose e che avevano bisogno di questa divina correzione…

Talvolta anche le nostre preghiere  sembrano non essere state esaudite e  in realtà lo sono state in un modo molto più perfetto di quanto noi lo chiedessimo ; ti chiediamo una cosa mediocre, ci  esaudisci, non donandocela, ma donandocene una di molto superiore:  ti chiediamo la guarigione del corpo di una persona, tu ci esaudisci supremamente accordandoci non questa guarigione, ma quella della sua anima: ti chiediamo la vita temporale per qualcuno, ci esaudisci supremamente accordandoci per lei, non la vita quaggiù, ma una morte santa e la vita nel cielo… Come sei buono, mio Dio, come sei buono ad esaudirci sempre, sempre, quando ti chiediamo con fervore, umiltà, fede, carità, costanza, nel nome di Gesù, di esaudirci, o accordandoci ciò che chiediamo, o accordandoci meglio di ciò che ti chiedevamo… Come sei divinamente buono!

Mio Signore Gesù, fammi la grazia di chiedere, di chiedere molto, di chiedere tutto ciò che vuoi che io chieda; di chiederlo con fervore, carità, umiltà, costanza, fede, nel tuo nome! Io posso, devo chiedere per tutti gli uomini in generale, e per ciascuno in particolare, in modo assoluto, non in modo condizionale, ciò che tu stesso mi insegni di chiedere per tutti in modo assoluto: «Che sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la  tua volontà da tutti gli uomini sulla terra come è fatta dagli angeli in cielo»… «Dai a tutti noi il pane della grazia, il pane della santa Eucarestia, il pane che consiste nel fare incessantemente la tua volontà»…

«Perdona le nostre offese»… «Non lasciarci soccombere alla tentazione»… «Liberaci dal peccato e dal demonio in questa e nell’altra vita… Tutte queste parole chiedono la stessa cosa «lo spirito buono», «la Saggezza» che Nostro Signore ci ha promesso di non rifiutarci mai… Qui egli ce le fa chiedere formalmente e assolutamente per tutti gli uomini; d’altronde non ameremmo tutti gli uomini «come noi stessi», se non cercassimo di ottenere per loro  lo «spirito buono», «la saggezza», i doni del «Pater», cioè: i soli veri beni… Chiediamoli dunque formalmente, assolutamente, come Gesù ce lo insegna, per tutti gli uomini, perché noi dobbiamo amare tutti gli uomini ugualmente (noi stessi con loro, come uno di loro, non più degli altri, «gli altri come noi stessi») per il motivo superiore che tutti gli uomini sono membra di Gesù (come materia prossima o lontana del suo corpo mistico) e di conseguenza parte di Gesù, cioè degni di un rispetto e di un amore quasi infiniti. Chiediamolo poi più particolarmente per quelli di cui siamo specialmente incaricati (genitori, amici, benefattori, vicini, ecc.); e chiediamolo più particolarmente che per tutti gli altri, per noi stessi, perché siamo incaricati più specialmente di noi stessi che di tutti gli altri.

Traduzione a cura delle Discepole del Vangelo. Fonte

La vicenda spirituale di Charles de Foucauld (1858-1916) continua anche oggi ad essere motivo di interesse diffuso tra cristiani e non cristiani, poiché si affida a valori umani sempre più cercati, diventati ormai rari nelle nostre comunità civili: il primato di Dio, le relazioni umane, la cura del prossimo, la qualità della vita ordinaria.Il vangelo rimane la parola più autorevole per introdurre il credente ad una vita autentica. Charles de Foucauld ha sostato a lungo sui testi evangelici, per imparare a vivere in modo fedele un’esistenza degna di essere vissuta: una vita a imitazione di Gesù. Le meditazioni sul vangelo di Giovanni, che egli ha realizzato in Terra santa, possono essere considerate come un insieme di lezioni di vita cristiana, una raccolta di indicazioni pedagogiche per imparare, giorno dopo giorno, a seguire il Signore nella propria condizione di vita, in ascolto delle reali esigenze del mondo d’oggi.
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Letture della
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Il giusto vivrà per la sua fede.

Dal libro del profeta Abacuc
Ab 1,2-3;2,2-4

 
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
 
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».
Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 94 (95)
R. Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R.
 
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.
 
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R.

Seconda Lettura

Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 1,6-8.13-14

 
Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
 
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
 
Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.

Parola di Dio

Vangelo

Se aveste fede!

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17, 5-10

 
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
 
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
 
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
 
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore