Commento al Vangelo del 6 gennaio 2018 – don Tonino Lasconi

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Sempre in cammino come i Magi

Oggi più che mai, dentro a mutamenti imprevisti e imprevedibili che cambiano profondamente la vita personale e sociale, è necessario seguire i Magi per una fede capace di vedere e seguire la stella.

Il racconto dei Magi, come tutti i racconti del Natale, sotto la strumentalizzazione massiccia della pubblicità e di un giornalismo che fa da cassa di risonanza, rischia di essere inteso come una bella favola per bambini. Per la parola di Dio, invece, essi sono un simbolo e un messaggio fondamentale per la nostra vita quotidiana, perché ci ricordano che nella fede non si è mai arrivati, e perciò è necessario essere sempre in cammino per seguire la stella che ci conduce ad adorarlo. Niente, infatti, è più pericoloso per la fede dell’assuefazione a convinzioni, a preghiere, a riti, a credenze, a pratiche che si ripetono sempre uguali, come se il rapporto con Dio non fosse un rapporto interpersonale da ravvivare continuamente.

Ecco perché i Magi sono per noi un esempio, un’icona, come si dice oggi.
I Magi cercano, si informano, domandano. L’esatto contrario di ciò che fanno i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo. Essi sanno tutto, ma ciò che sanno non li schioda di un centimetro. Chiudono il libro sacro e tutto finisce lì. Come non pensare a noi quando ci accontentiamo delle pratiche, delle preghiere, e dei testi sacri come raccolta di nozioni?

I Magi, nel ritrovare la stella per la quale si erano messi in cammino, “provarono una gioia grandissima”. E’ la gioia di una fede che non si ferma mai, che non si fossilizza, che guarda a “Betlemme”, non come a un fatto mummificato nei libri di storia, ma un evento sempre attivo, sempre attuale, sempre capace di gettare luce sulla vita, per farla andare avanti e per rinnovarla. Il pensiero di quante volte noi cristiani non abbiamo saputo vivere la fede in rapporto alla vita e alla storia che cambiavano deve metterci sul chi va là, perché può accadere anche oggi.

I Magi, una volta consapevoli del “pericolo Erode”, e di quello non meno grave dei “sommi sacerdoti e degli scribi del popolo”, fecero ritorno al loro paese per un’altra strada. Pensiamo alla fatica (e in qualche caso al rifiuto!) di tanti cristiani nel seguire Papa Francesco, che esorta a intraprendere un’altra strada, perché i cambiamenti epocali dei nostri tempi possono mettere in pericolo non Gesù, ma la genuinità della nostra fede in lui.

I Magi non si presentarono a Gesù a mani vuote, ma con dei doni che devono essere anche nelle nostre mani. Il nostro oro è la fede ripulita da tutte le pesantezze del “si è fatto sempre così”, dalle convenzioni che hanno troppe volte sostituito le convinzioni, dalla incapacità di saperla motivare in maniera approfondita e seria.

Il nostro incenso, come quello a grani, che dà il meglio di sé quando brucia sul fuoco, perché è allora che espande il suo profumo, è la nostra fede bruciata in tutti gli ambienti della nostra vita, soprattutto in quelli più bisognosi del suo profumo. Finché sta chiuso nella scatola, l’incenso non serve a niente. Così è la fede. Finché sta chiusa dentro le persone, o nelle chiese, serve a poco. E’ questo che intende papa Francesco quando ci invita a uscire verso le periferie. Queste non sono soltanto i quartieri periferici delle grandi metropoli, ma anche i nostri piccoli borghi, anche le nostre famiglie, anche i luoghi di lavoro e di amicizia, dove la “la stella” di Gesù è affievolita, o addirittura non brilla più, perché nascosta da altri accecanti luccichii.

La nostra mirra, un profumo forte, quasi stordente, dal sapore acre, è per l’appunto la fatica di rinnovare la nostra fede personale per renderla capace di confrontarsi con i grandi problemi di oggi, fino a non molti anni fa nemmeno prevedibili. “Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia”, afferma papa Francesco, suscitando lo stupore di coloro che intendono la fede come quella dei “capi dei sacerdoti e degli scribi del popolo”. Ma quella è una fede che non cerca la luce e non dà luce, perché non ha niente a che vedere con la stella che conduce a Betlemme, quella che al vederla dona una “gioia grandissima”.

Chi non vorrebbe provare questa gioia grandissima? Per averla bisogna seguirla. Come i Magi.

Fonte: Paoline

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DELL‘EPIFANIA

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Epifania – Anno B

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Mc 2, 1-12
Dal Vangelo secondo Marco

1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele». 7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». 9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Fonte: LaSacraBibbia.net

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