Commento al Vangelo del 6 dicembre 2015 – padre Gian Franco Scarpitta – Al di là del castigo, la misericordia

Il commento di padre Gian Franco Scarpitta al Vangello di domenica 6 dicembre 2015.

Al di là del castigo, la misericordia

Segretario di Geremia durante la deportazione a Babilonia, il profeta Baruc, dopo la preghiera penitenziale del popolo oppresso, inizia la sua esortazione di incoraggiamento agli Israeliti. Essi hanno dovuto subire la punizione per la loro ostinazione alla malvagità e all’idolatria, ma adesso possono confidare nella misericordia di Dio che dopo aver condannato i loro errori si mostra munifico e provvidente: il popolo sarà liberato e godrà della pace e della giustizia. Alle pene e alle afflizioni subentreranno gioia ed esaltazione. Dio castiga e usa misericordia (Tb 13, 5) e ogni suo provvedimento verte al recupero dell’uomo e al ripristino della sua comunione con Lui. Quando Dio interviene drasticamente ciò è sempre ai fini di correggere e di emendare l’uomo dalla sua condotta perversa, ma alla punizione subentra sempre la consolazione e la restaurazione della pace e della concordia. Nel rapporto personale con Dio dipende il progresso materiale e spirituale dell’uomo e, come dice del resto Dante, nella sua volontà è la nostra pace. E’ il messaggio di tutti i profeti dell’Antico Testamento, che sottolineano l’importanza della scelta di conversione in rapporto alla primaria iniziava salvifica di Dio. Essi annunciano un Dio che prende le distanze dal male e dalle ingiustizie, che non omette di intervenire per ristabilire l’ordine e l’equilibrio, soprattutto quando a fare le spese della malvagità sono i deboli, i poveri e gli esclusi. Soprattutto in favore di questi Dio è risoluto nel mostrare la sua equità e giustizia. Ma nella parola dei profeti vi è anche la promessa della riconciliazione e della pace una volta che, subita e assimilata la giusta punizione, ci si disporrà alla seria conversione.

“Preparate la via del Signore, raddrizzare i suoi sentieri perché ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” sono le parole del profeta Isaia, che similmente a Baruc utilizza immagini fascinose e plastiche per esaltare la novità di cui potranno godere tutti: “Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie spianate.” Esse vengono riprese dall’Evangelista Luca che le applica alla missione di un altro personaggio speciale e del tutto singolare quanto alla persona, al vitto e all’ambiente in cui vive: Giovanni il Battista. Questi veste di peli di cammello e vivendo e predicando nel deserto osserva un regime di privazione assoluta, cibandosi di locuste e miele selvatico anche se al di la della severità esteriore con cui tratta il corpo vi sempre la volontà di un rinnovamento interiore. Nel deserto Giovanni annuncia una novità che riverbera in tutti gli uomini che lo ascoltano e che costituisce la promessa fondamentale della storia: ogni uomo vedrà la salvezza di Dio perché il Messia è alle porte e non si fa attendere.

La sua predicazione scuote gli animi, provoca turbative interiori, suscita sgomenti interrogativi negli uomini su se stessi. La parola di Giovanni è fastidiosa per alcuni (come si vedrà al momento del suo martirio), ma per tanti è motivo di trepidazione per il potere che ha di scuotere le coscienze e di chiamare all’appello la coerenza di ciascun uomo. Finalmente rende consapevoli della necessità di cambiare radicalmente le nostre vedute perché assumiamo il pensiero di Dio che è di gran lunga distante dal nostro. L’invito è pressante ed eloquente: che si seguano le vie di Dio, i suoi percorsi e ci si attenga esclusivamente ai suoi progetti su ciascuno di noi.

“Giovanni” in ebraico significa “Dio ha avuto misericordia” e in effetti nella figura e nel messaggio di questo eccentrico personaggio vi è l’attenzione di Dio nei nostri confronti.

[ads2] Occorre che raddrizziamo i nostri sentieri per farne delle strade di comunicazione immediata, per realizzare delle vie di accesso che procedano da Dio, raggiungano i fratelli nell’amore e nella carità e a Dio poi ritornino. Strade di comunicazione e non sentieri impervi dei quali solitamente ci accontentiamo. In parole povere Giovanni ci invita a convertirci a Dio, il che non costituisce un atto unico e definitivo, ma interessa ogni atto della nostra vita, anche (anzi: soprattutto) quando presumiamo che la conversione in noi sia già avvenuta o quando siamo convinti che la nostra fede sia radicata. In realtà occorre sempre predisporre le vie del Signore rivedendo continuamente noi stessi e provvedendo ad abbandonare ogni sorta di male e di peccato per cercare sempre il bene. Come insegnerà poi Paolo “coloro che usano di questo mondo, facciano come se non ne usassero a fondo perché passa la scena di questo mondo” (1Cor 7, 31) e soltanto l’amore garantisce l’eternità. Qual è lo scopo del nostro continuo affezionarci al vago, all’effimero e al transitorio di questa vita? Quale il vero vantaggio delle nostre sicurezze materiali o della nostra presunta autoaffermazione sugli altri? Quale utilità hanno mai mostrato l’odio, la violenza e la sopraffazione? Tutto è destinato a perire e ogni felicità mondana è puramente passeggera, destinata a durare quanto dura. Piuttosto occorre cercare Dio al di sopra di ogni cosa, dare la precedenza allo spirituale sul materiale e non lasciare che la caducità di questo mondo ci renda schiavi. In conseguenza di questo, adoperarci per il bene dei fratelli soprattutto più poveri e abbandonati perché il segno evidente della conversione e della fede risiede solamente nella carità e nella generosa disposizione che sapremo dare ai poveri e ai sofferenti. Con Giovanni Battista siamo chiamati non a dissetarci a una sorgente quando assetati, ma a costruire pozzi perché anche altri non muoiano di sete. Non semplicemente a raddrizzare i sentieri, ma soprattutto (Come già detto) a trasformare i sentieri in strade percorribili e in vie di comunicazione con Dio e con i fratelli. Fede, speranza e carità, ma ancor prima conversione, cioè presa di coscienza che solo in Dio vi è possibilità di salvezza. Al di là del castigo, sempre misericordia.

padre Gian Franco Scarpitta | via Qumran

Seconda Domenica di Avvento

Lc 3, 1-6
Dal Vangelo secondo Luca

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 06 – 12 Dicembre 2015
  • Tempo di Avvento II, Colore viola
  • Lezionario: Ciclo C, Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

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