Commento al Vangelo del 5 Agosto 2018 – don Tonino Lasconi

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Il pane che toglie la fame e la sete

Il pane che viene dal cielo, la nostra Messa, spegne la fame e la sete di vani pensieri e passioni ingannevoli, oppure è essa a spegnersi sotto la cappa dell’abitudine?

«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!», proclama Gesù alla folla che, entusiasta per la moltiplicazione del pane e dei pesci, spera di avere risolto il problema del pranzo e della cena. Gesù cerca di dissuaderli e cerca di portarli verso un pane che non proviene dal forno: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà”. Non capiscono e non vogliono capire, rimanendo al loro livello: «Signore, dacci sempre questo pane». Segue un lungo confronto, alla fine del quale Gesù rimane solo con i suoi apostoli che, come la folla, non hanno capito, ma rimangono con lui per la fiducia di Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna», sperando di riuscire a capire in seguito. Infatti capiranno, quando durante l’ultima cena, Gesù proclamerà in maniera esplicita che “il pane dal cielo, quello vero” è il suo corpo e il suo sangue.

Noi sappiamo che “il pane quello vero, quello che viene dal cielo” è l’Eucaristia, è la Messa. Ma questo “saperlo” quanto diventa vita vissuta? E che significa che questo “pane dal cielo” toglie la nostra fame e la nostra sete? Sono interrogativi che non dobbiamo mai abbandonare, perché è sempre vivo il rischio che la nostra Messa passi dalla meraviglia del dono di Dio alla stanchezza di qualcosa che si ripete sempre lo stesso, come capitò agli ebrei nel deserto, che da: “Che cos’è questo?”, passarono al: “I nostri occhi non vedono altro che questa manna” (Nm 11,6). Perciò in queste domeniche di agosto, nelle quali la liturgia ci propone sempre brani del discorso sul “pane dal cielo”, cercheremo di approfondire la rilevanza e l’efficacia della nostra Messa nella vita di ogni giorno.

«Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà», diceva Gesù alla folla. Il cibo per la vita eterna che Gesù ci ha dato è l’Eucaristia, è la Messa. Ma cosa significa che è un cibo che rimane per la vita eterna? Vorrà dire, forse, che la Messa è una specie di raccolta di punti per entrare in Paradiso? Sicuramente no. La vita eterna non la si conquista con dei punteggi o magari con degli abbuoni, ma con una vita terrena che rende compatibile vivere per sempre con Dio. La Messa ci dà la volontà, la capacità, l’energia per portare la nostra vita terrena a diventare “per sempre”.

Come questo può avvenire lo si può cercare di capire in tanti modi. San Paolo ci dà questa esortazione: «Non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri». Cosa vuol dire? Lo specifico del paganesimo era ed è il politeismo: molte divinità che personificano doti e difetti umani, invocate per proteggere queste doti e questi difetti. Il ladro pregava Mercurio affinché il colpo andasse a buon fine; il soldato pregava Marte per riuscire ad ammazzare prima di essere ammazzato… Ha senso per noi, oggi, l’invito a non comportarci come i pagani? Altroché! Se il pantheon degli antichi pagani era affollato, quello di oggi è affollatissimo, perché viene elevato a divinità, perciò da adorare e servire, tutto ciò che si desidera e tutto ciò che fa tendenza: soldi, carriera, potere, moda, corpo, palestra, “amici a quattro zampe”… Il risultato: tante divinità da servire, perciò una vita divisa, perché il cuore è richiesto da più padroni; una vita squilibrata, perché ciò che è superfluo diventa necessario; una vita agitata e stressata, perché le mode cambiano e bisogna continuamente e velocemente passare da un tempio all’altro.

E la Messa? Ogni volta che mangiamo il pane che viene dal cielo, Gesù, siamo aiutati a placare i desideri del cuore che si sono un po’ persi dietro alle “passioni ingannevoli”, per saziarlo e dissetarlo con l’unico Signore, in modo che niente – soldi, carriera, potere, moda, corpo, palestra, “amici a quattro zampe” – sia divinità da adorare, ma mezzo per servire l’unico Signore.

Noi sì che possiamo e dobbiamo dire: «Signore, dacci sempre questo pane».

Fonte: Paoline

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XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

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Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,24-35
 
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
 
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
 
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
 
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Parola del Signore

Fonte: LaSacraBibbia.net

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