Commento al Vangelo del 5 Agosto 2018 – Don Francesco Cristofaro

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IO SONO IL PANE DELLA VITA

XVIII DOMENICA  T. O. ANNO B

Prima Lettura   Es 16,2-4.12-15
Dal libro dell’Esodo

In quei giorni, nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mose e contro Aronne. Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».

Allora il Signore disse a Mose: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà à raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. Ho inteso la mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: “Al tramonto mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore, vostro Dio”».

La sera le quaglie salirono e coprirono l’accampamento; al mattino c’era uno strato di rugiada intorno all’accampamento. Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c’era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: «Che cos’è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mose disse loro: «E il pane che il Signore vi ha dato in cibo».

Il popolo del Signore è nel deserto, luogo arido, senz’acqua, non coltivabile, senza alcuna fonte di sostentamento. La terra non può produrre alcun nutrimento per il popolo. Cosa fa il Signore? Attesta la sua misericordia e la sua onnipotenza per il suo popolo facendo piovere il pane dal cielo. È questa la straordinaria forza del Signore: Egli non ha bisogno né di terra, né di acqua, né della semente, né di altra cosa per sfamare il suo popolo. La fede è fidarsi e affidarsi  ma l’uomo sempre mette alla prova Dio. È una lamentela continua. Non è mai contento. Inoltre, il Signore con l’immagine della razione quotidiana insegna la legge della giustizia: deve prendere dalla terra ciò che gli è necessario per oggi. Oggi per oggi. Domani per domani. Quanto non gli è necessario oggi è degli altri. Deve vivere la legge della giustizia, ricordandosi che il sabato è del Signore. È il giorno a Lui consacrato.

Seconda Lettura
Ef 4, 17. 20-24

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, vi dico e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri.  Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.

C’è una verità che un cristiano deve seguire ed è quella di Cristo Gesù da questa unica verità prende forma ogni altra verità: della Chiesa, del Papa, dei Vescovi, dei Sacerdoti, dei Diaconi, dei Consacrati, di ogni fedele laico, di chi crede e di chi non crede. Il nostro mondo è senza la verità di Cristo e la Chiesa esiste proprio per questo: per istruire ogni uomo sulla verità di Gesù. Conoscere Cristo e la sua verità è il tutto per un uomo. Far conoscere Cristo e la sua verità è anche il tutto per la Chiesa e per ogni discepolo del Signore. Senza la Parola di Cristo Gesù ogni conoscenza dell’uomo è limitata e assai ingannevole.

Vangelo   Gv 6, 24-35
Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbi, quando sei venuto qua?».

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mose che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Gesù chiede alla folla di andare oltre Mosè e di iniziare dalla sua persona: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. Mosè è stato grande, anzi grandissimo. Tutti i profeti e i saggi letti ogni giorno nella loro sinagoga sono stati grandi. Perché la folla abbandoni loro, Gesù deve attestare di essere il più grande di tutti. Con quale segno mostrerà loro questa sua verità? Il segno di Gesù non è visibile, è invisibile. È il segno che supera la stessa creazione del cielo e della terra, e tuttavia si compie nell’invisibilità della fede credente. Fino alla consumazione dei secoli, per tutta l’estensione della storia, in ogni angolo di questo mondo, sempre, dove c’è un ministro ordinato nella successione apostolica, minuscoli pezzi di pane e poche gocce di vino si trasformano in Corpo e in Sangue di Gesù. È questo il pane vero che discende dal Cielo e che  toglie ogni fame. Se amassimo di più l’Eucarestia! Se la mangiassimo ogni volta con il cuore nella grazia di Dio! Quanto prodigi avverrebbero in noi.

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