Commento al Vangelo del 4 ottobre 2015 – don Michele Cerutti

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La Parola di Dio ci invita a guardare la realtà del matrimonio e dell’unione uomo e donna in una dimensione cristiana.
Questa Parola viene proposta nella domenica in cui a Roma si apre il sinodo sulla famiglia. Più di tante parole facciamoci aiutare dall’Instrumentum Laboris, documento che verrà sottoposto ai Vescovi, cardinali e teologi che giungeranno a Roma.

[ads2]Si parte nell’analizzare il contesto in cui viviamo ove si osservano disposizioni differenti. Solo una minoranza vive, sostiene e propone l’insegnamento della Chiesa cattolica sul matrimonio e la famiglia, riconoscendo in esso la bontà del progetto creativo di Dio. Assistiamo al fenomeno per cui i matrimoni, religiosi e non, diminuiscono ed il numero delle separazioni e dei divorzi è in crescita.
Ciò che più preoccupa è che Si rileva, nei più diversi contesti culturali, la paura dei giovani ad assumere impegni definitivi, come quello di costituire una famiglia. Più in generale, si riscontra il diffondersi di un individualismo estremo che mette al centro la soddisfazione di desideri che non portano alla piena realizzazione della persona.
Lo sviluppo della società dei consumi ha separato sessualità e procreazione. Anche questa è una della cause della crescente denatalità. In alcuni contesti essa è connessa alla povertà o all’impossibilità di accudire la prole; in altri alla difficoltà di volersi assumere delle responsabilità e alla percezione che i figli potrebbero limitare la libera espansione di sé.
Bisogna stare attenti perché vi sono contraddizioni culturali da un lato e sociali dall’altro.
Dal punto di vista culturali se da un lato il matrimonio continua ad essere immaginata come il porto sicuro degli affetti più intimi e gratificanti, dall’altro lato le tensioni indotte da una esasperata cultura individualistica del possesso e del godimento generano al suo interno dinamiche di insofferenza e di aggressività a volte ingovernabili. Vi è anche una certa visione del femminismo, che ritiene la maternità un pretesto per lo sfruttamento della donna e un ostacolo alla sua piena realizzazione. Da un lato si registra poi la crescente tendenza a concepire la generazione di un figlio come uno strumento per l’affermazione di sé, da ottenere con qualsiasi mezzo. Dobbiamo ricordare anche il diffondersi di teorie secondo le quali l’identità personale e l’intimità affettiva devono affermarsi in una dimensione radicalmente svincolata dalla diversità biologica fra maschio e femmina.
Le politiche economiche sconsiderate, come pure l’insensibilità di politiche sociali, anche nelle cosiddette società del benessere, gli accresciuti oneri del mantenimento dei figli, e l’enorme aggravamento dei compiti sussidiari della cura sociale dei malati e degli anziani, di fatto delegati alle famiglie, costituiscono un vero e proprio macigno che pesa sulla vita familiare.
Vanno aggiunti gli effetti di una congiuntura economica sfavorevole, di natura assai ambigua, e il crescente fenomeno dell’accumulo di ricchezza nelle mani di pochi si aggiunge la distrazione di risorse che dovrebbero essere destinate al progetto familiare e il quadro di impoverimento della famiglia si profila ulteriormente problematico. La dipendenza dall’alcol, dalle droghe o dal gioco d’azzardo è talora espressione di queste contraddizioni sociali e del disagio che ne consegue nella vita delle famiglie.
La famiglia resta ancor oggi, e rimarrà sempre, il pilastro fondamentale e irrinunciabile del vivere sociale. «La famiglia è una scuola di umanità più ricca […] è il fondamento della società» (GS, 52).
Il matrimonio naturale, pertanto, si comprende pienamente alla luce del suo compimento sacramentale; solo fissando lo sguardo su Cristo si conosce fino in fondo la verità dei rapporti umani.
«In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. […] Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione» (GS, 22). In questa prospettiva, risulta particolarmente opportuno comprendere in chiave Cristocentrica le proprietà naturali del matrimonio, che sono ricche e molteplici.
L’indissolubilità rappresenta la risposta dell’uomo al desiderio profondo di amore reciproco e duraturo: un amore “per sempre” che diventa scelta e dono di sé, di ciascuno dei coniugi tra loro, della coppia nei confronti di Dio stesso e di quanti Dio affida loro. In questa prospettiva è importante celebrare nella comunità cristiana gli anniversari di matrimonio per ricordare che in Cristo è possibile ed è bello vivere insieme per sempre.
“Permesso”, “grazie”, “scusa”. Sono queste le parole che aprono la strada per vivere bene nella famiglia, per vivere in pace. Sono parole che sembrano semplici, ma di difficile applicazione! Racchiudono una grande forza: la forza di custodire la casa, anche attraverso mille difficoltà e prove; invece la loro mancanza, a poco a poco apre delle crepe che possono farla persino crollare».
La Parola chiave è Tenerezza che vuol dire dare con gioia e suscitare nell’altro la gioia di sentirsi amato e si esprime in particolare nel volgersi con attenzione squisita ai limiti dell’altro, specialmente quando emergono in maniera evidente. Trattare con delicatezza e rispetto significa curare le ferite e ridonare speranza, in modo da ravvivare nell’altro la fiducia. La tenerezza nei rapporti familiari è la virtù quotidiana che aiuta a superare i conflitti interiori e relazionali.
La custodia del dono sacramentale del Signore investe la responsabilità della coppia cristiana da un lato e quella della comunità cristiana dall’altro, ciascuno nel modo che le compete. Di fronte all’insorgere della difficoltà, anche grave, di custodire l’unione matrimoniale, il discernimento dei rispettivi adempimenti e delle relative inadempienze dovrà essere lealmente approfondito dalla coppia con l’aiuto della comunità, allo scopo di comprendere, valutare e riparare quanto fu omesso o trascurato da entrambe le parti.
Il modello ci viene fornito dalla famiglia di Nazareth.
Nazareth ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale. Infine impariamo la lezione del lavoro. Oh! dimora di Nazareth, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine; qui infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello, il profeta di tutte le giuste cause che li riguardano, cioè Cristo nostro Signore. (Paolo VI Omelia a Nazareth 5 gennaio 1964).
Concludiamo con questa preghiera messa a conclusione dell’Instrumentum Laboris perché sostenga il cammino di crescita delle nostre famiglie.

Gesù, Maria e Giuseppe,
in voi contempliamo
lo splendore dell’amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.

Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo
e piccole Chiese domestiche.

Santa Famiglia di Nazareth,
mai più nelle famiglie si faccia esperienza
di violenza, chiusura e divisione:
chiunque è stato ferito o scandalizzato

conosca presto consolazione e guarigione.

Santa Famiglia di Nazareth,
il prossimo Sinodo dei Vescovi
possa ridestare in tutti la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
la sua bellezza nel progetto di Dio.

Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra supplica.
Amen.

 

don Michele Cerutti | via Qumran

XXVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 04 – 10 ottobre 2015
  • Tempo Ordinario XXVII, Colore verde
  • Lezionario: Ciclo B | Anno I, Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net