Commento al Vangelo del 4 ottobre 2015 – Carla Sprinzeles

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Oggi il tema della liturgia è particolarmente importante e attuale.
Il rapporto di coppia è il rapporto fondante, quello che fa maturare tutti gli altri rapporti.
E’ un rapporto creativo, in quanto è espressione della forza creatrice di Dio.
L’umanità è in processo di crescita e ha bisogno di un alimento continuo: la forza creatrice deve diventare amore creatore.

[ads2]Il fatto di essere in crescita ci fa capire perché ci sono momenti di crisi, come in realtà oggi ci si trova, perché il nuovo stile di vita sociale ha consentito una modalità di rapporto che prima era impossibile. Sarebbe deleterio pensare di tornare alla mentalità precedente, perché il cammino verso la libertà è un cammino positivo, che richiede però dominio delle proprie azioni, dei propri istinti, che non si può acquistare improvvisamente. Per cui potremmo dire che la nostra società si è trovata in una situazione di maggiore libertà, senza aver acquisito questo controllo, quella disciplina che è necessaria per vivere la situazione di libertà in cui ci si trova.
La vita non la si impone ma la si offre, quindi la via per diffondere un nuovo stile di vita è la testimonianza di scelte di oblatività, di dedizione, di servizio degli altri: questo lo possiamo e lo dobbiamo fare tutti.
La fonte creata è l’amore di coppia, ma lo sviluppo poi è legato a tutte le altre esperienze che gli uomini compiono, esperienze di servizio e di dedizione…

GENESI 2, 18-24
La prima lettura è tratta dal libro di Genesi.
La Genesi non ci insegna come e in che successione sia stato creato il mondo, ma cosa deve fare l’uomo per essere davvero a immagine di Dio.
Creando Eva aveva ritenuto che non fosse bene che l’uomo rimanesse solo, allo stesso modo non ritenne cosa buona essere solo lui stesso! Dio ha creato il creato per avere una compagnia da amare. L’immagine di Dio è maschio e femmina, anche se bisogna stare attenti a non farsi l’idea di Dio simile all’uomo, ma il contrario!
E’ un testo di tipo mitico, ha una concezione molto primitiva.
Mentre il racconto del primo capitolo è più recente, presenta la creazione in sette giorni, con l’uomo creato alla fine di tutto, in questo racconto l’uomo è all’inizio di tutto e la donna alla fine.
In mezzo c’è la creazione degli alberi, degli animali: l’uomo è chiamato a dare il nome alle creature. Indica la chiamata alla possibilità di gestire la creazione.
E’ un racconto nato secondo i modelli della cultura semita del tempo, che subiva l’influsso dell’Egitto, dove la forma più elevata di arte era quella del vasaio, che utilizzava il fango per fare oggetti per la vita familiare.
Utilizza quindi questo modello, cioè l’uomo che viene fatto dal fango, poi una costola viene tolta.
In sumerico fianco (costola) e vita possono scriversi in modo simile: essere fianco a fianco significa per noi essere alla pari!
E’ un racconto di tipo mitico che non descrive la creazione – tanto è vero che è molto diverso da quello del primo capitolo – però trasmette un messaggio molto significativo del rapporto tra uomo e donna, cioè di unità profonda.
C’è infine da notare che il vincolo tra l’uomo e la donna è più forte di quello che lega ai genitori: occorre abbandonare il focolare domestico con gli affetti più cari per trovare se stesso incontrando la propria donna!

MARCO 10, 2-16
Nel vangelo secondo Marco, che leggiamo oggi, vediamo come i capi del popolo, gli anziani, i sommi sacerdoti a Gerusalemme erano preoccupati che il movimento di Gesù si allargava, mandarono dei messi per interrogarlo, per capire bene cosa intendeva fare. E siccome c’era la discussione su questo problema del divorzio, del dare il libello di ripudio, volevano capire qual’era la posizione di Gesù al riguardo.
La discussione verteva su due correnti, una più tradizionalista, che diceva che era sufficiente che una donna bruciasse il cibo per poterla mandare via, mentre l’altra, richiedeva motivi molto più seri, era rigorosa nel pensare appunto alla fedeltà matrimoniale.
Quando parliamo di fedeltà noi ci riferiamo a un impegno preso nel passato. In realtà non è così, perché la vita è in processo, per cui si è fedeli a un futuro, che si accoglie negli istanti presenti che si succedono. Per cui quando si prende un impegno non si conoscono tutti i contenuti delle esperienze che si dovranno compiere per mantenere quell’impegno.
Gesù in certe circostanze si mostra molto libero nei confronti della legge, non ha difficoltà a superarla, a trasgredirla in alcune prescrizioni che erano importanti per i farisei.
Uno dei casi in cui Gesù è più rigoroso dei farisei stessi, è quello della fedeltà al matrimonio.
I farisei esplicitano una legge, dicendo che è di Mosè, in realtà appartiene al Deuteronomio, scritto molti secoli dopo Mosè. Erano periodi molto sconvolti, del dopo esilio.
In realtà la legge che viene citata, in cui viene proposto che venga scritto il libello di ripudio e venga consegnato alla donna, mirava a difendere i diritti della donna, perché non poteva più essere cacciata dal padre di famiglia. Spiegava col libello di ripudio perché la donna non fosse vergine.
D’altra parte questa legge fu emanata quando esisteva ancora la poligamia e anche al tempo di Gesù questo era possibile.
Ma Gesù dice che di per sé questa legge rappresenta la decadenza della società ebraica: “Per la durezza del vostro cuore Mosè ha stabilito questa legge!”
Quindi Gesù dice: è importante tornare all’ esigenza fondamentale dell’amore, che è quella dell’unità della famiglia, quindi il rifiuto del ripudio.
Perché questa rigidità di Gesù?
L’uomo non deve dividere ciò che Dio ha congiunto. Qui non si parla del sacramento, che non c’era ancora.
La fedeltà dell’amore comprende la consapevolezza dello sviluppo dell’amore.
Non si può restare fedeli al tipo di amore dei primi giorni, dell’innamoramento, dei primi rapporti.
Le prime forme di amore sono segnate dal bisogno, dall’egoismo necessario, relativo a una particolare fase della nostra esistenza.
Occorre che la fedeltà si sviluppi in ordine alle novità dell’amore, a quelle forme dell’amore che pian piano crescono. Lo sviluppo è condizionato alla crescita delle persone, ma anche ai cambiamenti sociali che avvengono.
Siamo in una fase di passaggio, in cui ci sono delle esigenze di libertà e di amore che non corrispondono alle qualità spirituali che abbiamo.
Di qui l’urgenza che sorgano persone, famiglie, comunità, che vivano i rapporti con tale intensità di gratuità, di offerta, che siano in grado di stimolare la capacità di amore della nostra società.
Per far questo occorre tempo, un conto è cogliere gli ideali, un altro è viverli: le esperienze occorre viverle giorno dopo giorno, per affrontare prove nuove, mai attraversate prima.
Il tempo non basta, occorre che ci sia uno scambio effettivo, continuo di doni di vita, la fedeltà, non è fedeltà a uno stato, ma a uno scambio di doni di vita che ogni giorno deve rinnovarsi e crescere. Nelle coppie, come in altri rapporti di amicizia la fedeltà è positiva, non è il restare in uno stato senza commettere nulla contro gli altri, ma è offrire doni di vita ogni giorno per crescere nella nostra forma definitiva di persona.
Un amore che non giunge a misericordia non è un amore autentico.
A volte nei rapporti matrimoniali uno crede di aver diritto di punire l’altro o l’altra per alcuni difetti o limiti, invece lo scambio di vita deve colmare il vuoto che si scopre nell’altro.

Amici, quanto abbiamo detto, non riguarda solo le coppie, ma è un cammino in cui tutti siamo coinvolti, esercitare misericordia e non mettere in moto ripicche e vendette e aiutare gli altri ad essere misericordiosi: siamo responsabili gli uni degli altri!

A cura di Carla Sprinzeles | via Qumran

XXVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 04 – 10 ottobre 2015
  • Tempo Ordinario XXVII, Colore verde
  • Lezionario: Ciclo B | Anno I, Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net