Commento al Vangelo del 4 Aprile 2021 – don Giovanni Berti (don Gioba)

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Sei vivo, non ti preoccupare

Nei giorni di ospedale per la polmonite da covid, ho avuto alcuni compagni di stanza con i quali c’erano in comune i sintomi e le complicanze anche se con gravità e tempi diversi. Negli ultimi giorni di ricovero ho avuto come compagno di stanza un uomo un po’ più giovane di me che aveva passato una forma più grave di malattia che lo aveva portato anche due settimane in terapia intensiva. Mi ha raccontato di un fatto che gli era capitato nei giorni più difficili. Ad un certo punto della notte, nel difficile dormiveglia tra i rumori delle macchine per l’ossigeno, aveva aperto gli occhi e aveva avuto la sensazione di una luce che lo avvolgeva. Pensava di essere morto e provava una grande pace. All’infermiere che si è avvicinato ha chiesto con molta tranquillità “sono morto?” perché gli sembrava di non respirare più.

La risposta dell’infermiere era stata calma: “no, sei vivo, non ti preoccupare!”. Per qualche istante aveva avuto la sensazione di morte e vita insieme in un incontro di pace, senza paura.

Ho ripensato a questa cosa che mi ha raccontato leggendo e meditando il racconto del Vangelo riguardo il giorno di Pasqua. Ho pensato a Gesù e al suo ultimo respiro sulla croce. Di fatto i condannati crocifissi morivano per un collasso cardiorespiratorio. Dopo essere messo nel sepolcro la tradizione cristiana immagina Gesù che scende negli inferi per riportare in vita Adamo ed Eva, il primo uomo e la prima donna, in pratica tutta l’umanità fino ad allora prigioniera della morte non solo fisica ma soprattutto spirituale. Molte icone e rappresentazioni dell’arte raccontano questo fatto che non troviamo nei vangeli. 

Anche il nostro cero pasquale quest’anno ha rappresentata questa tradizione di Gesù che scende negli inferi da Adamo ed Eva e li prende per mano.

Gesù non è risorto per se stesso come a dimostrare la sua superiorità e in qualche modo vendicarsi dell’umanità che l’ha ucciso. Gesù è risorto come uomo per ogni uomo e ogni donna di oggi, di ogni altro il tempo della storia. Gesù è morto per scendere fino in fondo nella morte di ognuno ed è risorto prendendo per mano tutti noi che come esseri umani sperimentiamo la morte in tutte le sue forme.

È vero che sembrano discorsi campati in aria forse un po’ strani perché non rispecchiano la nostra esperienza dove la morte sembra avere davvero sempre l’ultima parola.

In fondo se ci pensiamo bene le donne che si recano al sepolcro la pensano come noi. Gesù è morto, non c’è più nulla da fare. Probabilmente pensano che anche le sue parole e le sue promesse sono morte insieme a lui. Queste donne non pensano altro che alla pietra che ben rappresenta quello che c’è sul loro cuore. Quella pietra pesante che non si può spostare è il dolore dell’umanità, un dolore che sembra inamovibile.

Ma la pietra è stata spostata, nel sepolcro non c’è nessun cadavere, l’annuncio è chiaro: Gesù che cercate come morto non è qui! È risorto!

La Pasqua è questo annuncio che è la vita ad avere l’ultima parola, non la morte!

È un annuncio e non è certamente un obbligo crederci. La tomba vuota non è una prova certa ma solo un segno. Non è facile crederci ma è un punto di partenza, un segno di speranza che sarebbe davvero triste non considerare.

Gesù è risorto da morte e con se ha preso per mano tutta l’umanità, dall’inizio della storia fino a noi, fino a me.

“Sei vivo, non ti preoccupare…” sono le parole dell’infermiere a questo mio compagno di stanza. Sono le parole che sicuramente Gesù ha pronunciato ad Adamo ed Eva negli inferi, così come all’orecchio del cuore di tutti coloro che si sentono appesantiti l’esperienza della sofferenza e della morte. Negli auguri di Buona Pasqua, proprio nella seconda Pasqua mondiale segnata dalla pandemia, facciamo passare questo messaggio profondo di vita: “sei vivo… non ti preoccupare”.

Più che mai oggi abbiamo occasione per far risuonare il vero significato della resurrezione di Cristo che ci prende per mano la dove siamo e anche oggi fa risorgere tutti noi con lui.


Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)

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