Commento al Vangelo del 31 Marzo 2019 – P. Antonio Giordano, IMC

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A) Dio è sempre misericordioso con noi finché pellegrini su questa terra  e siamo soggetti a peccare.  La sua giustizia si manifesterà nell’altro mondo.

Più ci avviciniamo alla Pasqua e più la Chiesa ci presenta l’ostinata misericordia di Dio Padre per l’uomo peccatore. Il periodo quaresimale è appunto il cammino faticoso del peccatore verso la sua Pasqua. Così fu per gli Israeliti la celebrazione della loro prima Pasqua in terra promessa e cessa la manna(I let.); lasciatevi riconciliare con Dio in Cristo(II let.); è il ritorno del figlio prodigo alla casa del Padre misericordioso(Vangelo).

B) Inoltre il peccato è sempre una rottura di relazione e di rapporti:

a) Con Dio, come suoi figli adottivi: ci ha fatto tali il Battesimo.

b) Con gli altri, i nostri  fratelli e sorelle, specialmente i più poveri di averi materiali e di averi spirituali (i peccatori).

c) Con noi stessi, nella dignità di figli di Dio a motivo della concupiscenza.

Gesù ha pagato per noi, riconciliandoci con Dio, con i fratelli e con noi stessi. Ed è sempre un cammino, doloroso e difficile, pur con la gioia intima del ritorno.

Osservazioni:
1. La parabola di Luca è articolata in tre parti: il padre, il figlio minore e il figlio maggiore. Notiamo che non è menzionata la madre dei due figli. Una famiglia senza madre?

Sono menzionati i servi a cui il padre si rivolge e comanda di preparare la festa.

2. Notiamo anche la fatica del figlio minore, quando si trova sul lastrico, di concepire l’idea di ritornare a casa. Quando poi decide di mettere in pratica quest’idea, deve superare tutte le difficoltà che gli si parano davanti: lasciare il lavoro(anche se povero), lasciare il paese lontano, camminare da solo lunghe distanze, affrontare il padre e il fratello e i servi.

3. Il figlio maggiore che è sempre con il Padre ma da cui ha mai ricevuto un capretto da fare festa con gli amici. I Cattolici che vanno a Messa tutte le domeniche, che vivono una vita onesta e di preghiera … non ricevono mai dal Padre un banchetto, neppure un abbraccio. Queste cose sono riservate a chi è debole ed agli inizi della strada del bene: per gli altri basta essere con il Padre, cercare il Dio delle consolazioni non le consolazioni di Dio

Il figlio maggiore per arrivare all’abbraccio con il Padre deve percorrere la strada dell’umiltà totale, che lo rende ai suoi occhi e anche agli occhi dei fratelli, vero peccatore, che pentito ritorna alla casa paterna con penitenza e riparazione.

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo:
La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve.

Queste tre cose, preghiera, digiuno, e misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Chi nel domandare desidera di essere esaudito egli esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trova­re aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il proprio cuore a chi lo supplica.

La Chiesa pellegrina non è la comunità di chi non sbaglia, non cade, ma di chi si sente peccatore, e vuole sempre ritornare al padre: tutti siamo peccatori. Anche i peccati più piccoli secondo S. Tomaso rivestono una malizia quasi infinita perché vanno contro Dio Infinito. Quindi tutti abbiamo bisogno di ritornare continuamente al Padre. Se nel cammino di ritorno incontriamo un fratello o sorella, gli diamo la mano a superare le nostre stesse difficoltà e facciamo ritorno insieme al Padre.

La Madre del figlio che ritorna: Maria Santissima è la Madre del nostro continuo ritorno al Padre. Se ritorniamo sempre, dopo ogni nostra caduta, offriamo gioia al Cuore Immacolato di Maria.

Fonte – consolata.org