Commento al Vangelo del 31 dicembre 2017 – P. Marko Ivan Rupnik – Congregazione per il Clero

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Domenica della Santa Famiglia di Nazareth

Il senso teologico della festa di oggi, collocata nell’ottava di Natale, si collega strettamente con il mistero della nascita di Cristo che abbiamo appena celebrato. Non si tratta affatto di un moralismo di cui si è tanto caricata la famiglia, ma di recuperare quella visione patristica per cui con il battesimo siamo innestati nella vita di Cristo e tutta la vita dell’uomo è un passaggio dal biologico allo spirituale, dal carnale allo spirituale. La vita vecchia, quella della carne, cercherà sempre di prevalere sullo Spirito, ma per questo Cristo si è incarnato e il nostro cammino è questa estasi, questo passaggio continuo da un amore carnale verso un amore spirituale, libero, verso l’amicizia. Se il nostro epicentro è la vita secondo la carne allora l’uomo viene spezzato, non viene preso nella sua totalità. Se il nostro epicentro è lo Spirito, questo attira e coinvolge nella sua stessa vita anche quella della carne. La vita secondo lo Spirito non si realizza se non includendo quella del corpo, anzi si realizza nel corpo e tramite il corpo. La famiglia stessa è dunque un passaggio verso una integrazione dell’uomo, è un’apertura verso un’esperienza dell’amore assoluto di Dio. Per noi cristiani la famiglia è fondata nel sacramento del matrimonio e perciò in essa rimane questo sigillo ecclesiale, una dimensione di relazionarsi spirituale. È il luogo dove si vive secondo Cristo.

Così pure per la famiglia di Nazaret che in qualche modo pure ha dovuto fare un passaggio a causa di Cristo, un passaggio dalla legge alla grazia per capire che in Lui è venuta la grazia, e ha superato la legge di Mosè. Maria e Giuseppe vanno al tempio “per la loro purificazione” (Lc 2,22) ed è già strano questo perché di per sé era solo la donna che si doveva purificare dopo il parto (cf Lv 12; Es 13; Nm 8) e quando pure loro “hanno adempiuto tutto ciò che dice la legge” (Lc 2, 39), quando, nonostante colui che presentano al tempio sia il Figlio di Dio, non tralasciano nessuna delle pratiche religiose che la legge imponeva, si presenta qualcuno che invece è proprio in una scia opposta, totalmente nel vento dello Spirito Santo. Simeone prende questo Bambino e pronuncia una serie di citazioni di Isaia che sono tutte del compimento dell’attesa, della universalità, non è una cosa per Israele, questa è la gloria di Israele ma è la rivelazione della luce a tutti i popoli del mondo. È l’incontro – e così in Oriente è chiamata questa festa –  tra tante cose, ma non ultimo tra la legge e lo Spirito. Tra la Parola e la sua realizzazione, tra l’Antico ed il Nuovo. È proprio ciò che è il passaggio della vita cristiana.

Ancora più interessante è l’incontro con Anna, della tribù di Aser, l’unica delle dodici tribù che si è perduta, assorbita nel ricco territorio pagano di Haifa. È molto intensa la simbologia che si riferisce a lei, 84 è sette volte il 12, dunque la completezza delle tribù di Giacobbe, in questa unica donna di Aser che è rimasta fedele: sette anni è stata sposata e poi non più, la tribù si è persa, apparteneva al Signore e poi si è perduta, ma lei è rimasta fedele e alla fine ecco lo Sposo a cui lei è rimasta fedele, è lì. In questo amore sponsale che lì trova compimento c’è il superamento della legge.

La spada di cui parla Simeone è il simbolo di questo passaggio che dovrà avvenire anche in Maria. Da madre a discepola, dalla legge allo Spirito, nella comprensione, nella mentalità, come si vede in una serie di eventi che i vangeli registrano (cf Mc 3,21) ma che certamente Simeone inaugura e allo stesso tempo conclude. Lui ha riconosciuto il Salvatore, Colui che apre, che strapperà il velo, perciò può dire: ‘Congeda ora il tuo servo, che vada verso la pace, verso la morte’.

La salvezza che i suoi occhi hanno visto è che si è compiuta la Parola, il passaggio è avvenuto. Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio (cf Is 9,1-6) che fa diventare figli anche noi, perché possiamo conoscere il Padre, colui dal quale ogni paternità prende nome, nei cieli e sulla terra (cf Ef 3,15).

P. Marko Ivan Rupnik – Fonte

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Domenica della Santa Famiglia, Gesù, Maria e Giuseppe – Anno B

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Lc 2, 22-40
Dal Vangelo secondo Luca

 22Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosé, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. 25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: 29«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, 30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, 31preparata da te davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». 33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35– e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». 36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. 39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 31 Dicembre 2017 – 06 Gennaio 2018
  • Tempo di Natale I
  • Colore Bianco
  • Lezionario: Ciclo B
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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