Commento al Vangelo del 30 Dicembre 2018 – Don Francesco Cristofaro

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Prima Lettura
1 Sam 1, 20-22. 24-28
Dal primo libro di Samuèle
Al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuèle, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto». Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre».
Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore.

Questa prima lettura ci insegna una verità grande: i figli sono dono di Dio e della sua benedizione. Il grembo di Anna è stato benedetto dal Signore e la sua preghiera è stata ascoltata ed esaudita. Ora è giusto che la donna adempia al suo voto. Dio promette ma noi non dobbiamo dimenticare le nostre promesse. Dio adempie ma anche noi dobbiamo eseguire i nostri impegni.

Altra verità che va sottolineata è questa: Dio dona e si dona a noi perchè noi diamo e ci diamo ai nostri fratelli. Dio ci riempie della sua grazia e noi la riversiamo sugli altri. Dio ci colma di misericordia e noi siamo misericordiosi. Dio ci benedice con la sua provvidenza e noi diventiamo provvidenza per gli altri.

Seconda Lettura
1 Gv 3, 1-2. 21-24
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Noi tutti siamo chiamati a camminare con il Signore mettendoci alla sua sequela. Non deve essere, però una sequela senza cambiamento. Mentre camminiamo, giorno dopo giorno dobbiamo prendere la sua stessa forma. Più camminiamo con lui e più ci conformeremo. Pertanto come ci ricorda San Giovanni, se la nostra coscienza non ci rimprovera nulla, continuamo il cammino. Se ci rimprovera qualcosa, esaminiamoci attentamente ed eliminiamo il male della nostre azioni. Non possiamo dire di Amare il Signore e non osservare le sue leggi. Rimaniamo nel Signore attraverso l’osservanza dei comandamenti.

Vangelo
Lc 2, 41-52
Dal Vangelo secondo Luca
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Giuseppe e Maria sono i custodi di Gesù. I genitori donano le cellule alla creatura nascente, Dio dona l’anima. Tutti i genitori hanno questo delicato compito della custodia. ma non di padroni. Per questo l’aborto è omicidio. Ad una persona umana viene negato il diritto di essere persona umana. Maria e Giuseppe sono a servizio della vita di Gesù. A dodici anni iniziava l’obbligo del rispetto di tutti i precetti della Legge del Signore e Gesù si reca con Maria e Giuseppe a Gerusalemme per la celebrazione della festa della Pasqua. La fede non si insegna solo con le parole, ma soprattutto vivendola, obbedendo alla legge della verità e della giustizia secondo Dio, sottoponendosi ad ogni comando divino di amore. Il fallimento dell’educazione oggi proprio in questo consiste: nell’insegnare le verità della fede come un codice di precetti solo da ricordare o da imparare a memoria. Poi la vita scorre per altri sentieri, altre vie ma senza il vangelo. E cosa vogliamo costruire di buono?